Nostalgia per Baresi e il calcio di ieri
Corriere della Sera - Cultura

Nostalgia per Baresi e il calcio di ieri

Sabato 1 agosto 2026
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Ceuta, la lettera di Meloni e altri 21 leader all'Ue: «Riunione urgente». Sanchez: «Stop a Schengen dettato da ignoranza»

Nostalgia per Baresi e il calcio di ieri

risponde  Aldo Cazzullo

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Caro Aldo,
addio a Franco Baresi, leggenda senza tempo del calcio italiano. Un grande uomo, umile e di sani principi, oltre che un fuoriclasse. Un campione che ci ha resi orgogliosi, con il quale abbiamo sognato e vinto tutto.
Celso Vassalini, Brescia

Il milanismo era la rappresentazione di Milano, dei valori, delle tradizioni, della fatica, del lavoro, della generosità, della Milano con il coeur in man. Baresi ha indossato solo e soltanto quella maglia, quei colori, e li ha cinti con la fascia di Capitano. «Il Capitano c’è solo il Capitano», così cantavamo noi tifosi per salutarlo per inneggiarlo.
Massimo Puricelli
Castellanza (Varese)

Cari lettori,
l’ondata di dolore e di cordoglio che ha accompagnato la scomparsa di Franco Baresi è impressionante. Riunisce tutta Milano e, direi, tutto il calcio italiano. E appare ancora più prodigiosa proprio perché Baresi si era allontanato da tempo dalla scena, non era diventato allenatore — era il cruccio della sua vita, come raccontò a Fabio Cutri durante un viaggio in treno che il nostro collega ha narrato con le lacrime agli occhi — e non era diventato un influencer. Non pontificava, non interveniva in ogni momento. Allora perché? All’evidenza, Franco Baresi rappresentava un calcio che non c’è più. Non soltanto per le sue origini contadine, per la sua particolare storia personale, evocata così bene ieri da Marco Imarisio (i giornalisti danno il meglio di sé quando raccontano qualcosa che li tocca di persona). Ma perché oggi è considerato impossibile giocare tutta la vita per la stessa squadra. Il motivo è semplice: il calcio è in mano ai procuratori, che più muovono i calciatori, più guadagnano. Poco importa che l’ascesa di un atleta sia legata anche all’ambiente, alla continuità, financo all’abitudine. Conta bruciare tutto in fretta, tatuarsi, apparire, guadagnare. Ecco; Franco Baresi era il contrario. E per quanto la passione per il calcio non si spenga, il rimpianto per figure come la sua, capace di restare fedele alla squadra, anche in serie B, davvero nella buona e nella cattiva sorte, si fa struggente. E chissà dov’è finita la maglia autografata che il capitano aveva regalato a Ferruccio de Bortoli e che misteriosamente sparì persino dal Sancta Sanctorum di via Solferino, l’ufficio del direttore del Corriere della Sera.

1 agosto 2026

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