Una campagna che logora tutti
Elezioni troppo anticipate: destra e sinistra sono già impegnate nella competizione e rischiano di perdere di vista i problemi reali
Una campagna che logora tutti
Roberto Gressi | 31 luglio 2026Elezioni troppo anticipate: destra e sinistra sono già impegnate nella competizione e rischiano di perdere di vista i problemi reali
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Forse non si è mai vista una campagna elettorale così anticipata e confusa. E sì che il nostro Paese ne ha conosciuti di scontri epocali: l’ideologia, la violenza, il terrorismo. Ma l’affanno, l’improvvisazione, la confusione appunto, con la quale si è avviata una sfida destinata a durare più di un anno, perché è lunghissimo il tempo che ci separa dal voto, ha davvero pochi precedenti.
Ci sono delle ragioni, non c’è dubbio. Fino a pochi mesi fa, prima dell’assalto di Roberto Vannacci e della sconfitta al referendum, la coalizione guidata da Giorgia Meloni pareva destinata a durare ben più di una legislatura. Stessa fibrillazione nel campo largo, che con la tecnica del «tutti dentro» è forse in grado di competere per il governo. Ma più passa il tempo più le divisioni, soprattutto sulla politica estera, lo logorano. E non è certo che, chi perderà la sfida per la leadership, sia davvero disposto a mettersi al servizio del vincente. Insomma, la sensazione è che l’Italia della politica si stia avvitando su se stessa, tutta concentrata sull’ansia e il timore della sfida elettorale.
È imprudente limitarsi a fingere di ascoltare le parole del presidente della Repubblica quando dice che le tensioni tra i partiti non devono distogliere l’attenzione dai problemi reali del Paese. E quando invita al «reciproco rispetto, senza inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata e anche controproducente».
Controproducente: perché è netta la sensazione che i cittadini, gli elettori, siano stufi delle iperboli, delle urla, della demagogia. E lo dimostrano andando sempre meno a votare. Carlo Azeglio Ciampi, maestro di semplicità comunicativa, avvertiva: «La maggioranza deve avere disponibilità all’ascolto, nell’opposizione non prevalga il puro ostruzionismo». Luigi Einaudi: «Milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli».
Se si arriva a pensare, dietro un velo di ipocrisia, che gli appelli del presidente, e dei presidenti, possano essere condivisi solo a parole, si commette un errore blu, e si rinuncia all’ambizione di diventare statisti. Ci sarà un motivo se i leader, sia quelli al governo che quelli all’opposizione, ultimamente durano il tempo di una breve stagione.
Eppure, la china sembra irreversibile. Appena poche ore dopo le indicazioni del capo dello Stato, la rissa è ricominciata. Insulti a Montecitorio, come il giorno prima a Palazzo Madama, stavolta sulle chat che riguardano l’ex sottosegretario Andrea Delmastro. Alla Camera c’è mancato poco che si arrivasse alle mani. Si dirà che non è la prima volta, che nelle aule parlamentari, in altri periodi, è successo ben altro. Ed è vero.
Ma perché questa volta non si sfugge alla sensazione che tanta brutalità verbale, che sfocia pure in scontri fisici, non sia frutto di autentica indignazione, ma sia quasi creata ad arte per acquisire un vantaggio pubblico, magari attraverso i social.
La sicurezza è un bene prezioso, un bisogno comune, da coltivare e far crescere con cura. E invece diventa terreno di battaglia feroce, e la contraddizione è evidente. In Val di Susa una banda di criminali mascherati assalta e ferisce. Dal Pd si stenta ad avere mezza parola di condanna, nell’illusione che un vago collateralismo porti mezzo voto. La maggioranza pensa a un’ipotesi di reato di associazione a delinquere. Legittimo discuterne, ma l’Italia è una delle patrie del diritto. Si può mai pensare di disegnare un codice penale che cambia dopo ogni fatto di cronaca? Non varrebbe la pena lasciarsi uno spazio di riflessione? Vale anche per la punibilità a 14 anni, o per la Grazia vista come un quarto grado di giudizio. Altrimenti l’impressione, a destra come a sinistra, è che si faccia solo della propaganda.
La legislatura finisce a settembre del 2027, sinceramente non è credibile che i partiti pensino che si possa andare avanti così per 13 interminabili mesi. Anche perché, se ci fosse la volontà, ci sarebbe modo e tempo per mettere mano a riforme utili. I cittadini, e gli elettori, si preoccupano per le guerre, per il lavoro, per la sanità, i problemi sociali, le bollette, la benzina, la sicurezza, l’immigrazione. Il centrodestra e il centrosinistra lo sanno bene, ma sembrano voler subordinare tutto, già da ora, alla ricerca del consenso.
Si attende la nuova legge elettorale, e anche qui non mancano le liti, tra e dentro gli schieramenti. Probabilmente sarà approvata, anche se la certezza non c’è, e non si sa nemmeno se quelle norme supereranno l’esame della Corte costituzionale. Fatto questo, dopo la pausa estiva, sarà tempo di decidere se quest’anno può essere utilizzato per provare a fare qualcosa di buono per il nostro Paese.
31 luglio 2026
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