L'invenzione del denaro nella Serenissima, Alessandro Marzo Magno racconta la nascita della finanza italiana
Dal conio del ducato d’oro ai banchi di prestito e cambio: un viaggio tra l’istituzione della moneta, fino all’invenzione di una moneta di scambio, usata nelle fiere, il marco di scudo
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
L'invenzione del denaro nella Serenissima, Alessandro Marzo Magno racconta la nascita della finanza italiana
di Massimo MarinoDal conio del ducato d’oro ai banchi di prestito e cambio: un viaggio tra l’istituzione della moneta, fino all’invenzione di una moneta di scambio, usata nelle fiere, il marco di scudo
Dante nell’Inferno tuonava contro l’usura, considerandola violenza contro natura e contro l’operosità umana, perché portava guadagno senza lavoro. In tempi più vicini, un altro grande poeta, Ezra Pound, rampognava: «Pietro Lombardo non si fe’ con usura / Duccio non si fe’ con usura / né Piero della Francesca o Zuan Bellini…». Eppure con l’usura, con il prestito a interesse e con altre forme per guadagnare attraverso la circolazione del denaro, si fece il mondo moderno. E tutto nacque in Italia, anche… le banche Svizzere. Lo racconta Alessandro Marzo Magno, giornalista e scrittore veneziano, in un libro scritto per gli editori Laterza, L’invenzione dei soldi. Quando la finanza parlava italiano (pp. 304, euro 20), riedizione accresciuta del volume pubblicato per Garzanti nel 2013.
Banche e banchieri
È un viaggio tra l’istituzione della moneta, dopo la sua sparizione alla caduta dell’Impero Romano, tra banche e banchieri, con fallimenti e cadute, crimini e punizioni spesso terribili, assicurazioni e polizze e così via, fino all’invenzione di una moneta di scambio, usata nelle fiere, il marco di scudo, che richiama il bitcoin e altre criptovalute odierne. Il libro, come sempre quelli del divulgatore, è scritto in «punta di penna» e riserva un ampio spazio alle curiosità e ai dati geografici: si inoltra nelle città italiane che furono le principali sedi dell’innovazione economica e finanziaria, tra basso medioevo e età moderna, Firenze, Lucca, Genova e Venezia; si spinge nelle fiere francesi e piacentine, quindi a Bruges, ad Anversa, in Francia, entrando nei gangli di una finanza italiana capace di creare una rete distesa nel continente, fino alla londinese Lombard Street, dove per «Lombard» si intendeva proveniente dal Nord Italia.
La Serenissima
La Serenissima, naturalmente, è gran protagonista di questa avventura: dal conio del ducato d’oro, che dominerà i mercati, mantenendo costante il suo valore nei secoli – nonostante le truffe degli «stronzatori» che ne raschiavano delle parti per riusare il metallo prezioso – ai banchi di prestito e cambio che sorgevano a Rialto, e soprattutto all’invenzione delle assicurazioni, che miravano a garantire i carichi delle navi che solcavano i mari fino a mete lontanissime. A Venezia come a Genova sorge una banca di stato, che Marzo Magno avvicina agli istituti di credito svizzeri, la Camera del frumento, creata nel 1283. Doveva servire «a sovrintendere agli acquisti e alle vendite di grano, un bene strategico in un luogo dove non lo si può coltivare». «Ma l’istituzione è tanto efficiente che presto diventa una specie di forziere di stato – anzi, un “braccio finanziario dello Stato” – così ben protetto da attirare risparmi come api al miele. Dall’inizio del XIV secolo la Camera si trasforma di fatto in una banca che accetta depositi, li mette al sicuro, e paga interessi».
Monti di pietà
L’autore discorre di abaco e partita doppia, della lotta quattrocentesca dei frati minori contro l’usura con l’istituzione dei Monti di pietà, incapaci comunque di scalfire le attività dei grandi banchieri, che prestavano ai sovrani, sostenendone le attività belliche. Racconta di cambiavalute e di ebrei, e di contratti così oscuri da non essere attaccabili dalla Chiesa perché celavano l’usura sotto complicati giri di parole, facendo apparire il ricavo come un dono. Diventa una love story quando, nel suo palazzo di Sant’Aponal, Bianca Cappello si innamora di Piero Bonaventuri della fiorentina banca Salviati che aveva sede là nei pressi. Scappa a Firenze e arriverà a diventare duchessa sposando Francesco de’ Medici. Narra anche dei malviventi che rapinarono nel 1382 Giovanni Soranzo e, presi dalla giustizia, furono orribilmente straziati, con taglio delle mani e squartamento tra le colonne di piazza San Marco. È una storia di invenzioni economiche e di panico, in seguito a fallimenti che, per esempio, rendono un deserto Rialto e impongono al Consiglio dei Dieci di varare misure di garanzia per attutirne gli effetti. È una storia appassionante, che spiega quanto grande fu l’Italia.
LEGGI ANCHECortina e gli antichi cippi di confine, i leoni di San Marco «nascosti» nei boschidi Francesco Chiamulera
Manutenzione per San Marco: tra mosaici, colonne, illuminazione e tetto sono attivi 18 cantieri. Lavori da 30 milioni di eurodi Vera Mantengoli
Vino, «Sulle rotte delle Malvasie»: il viaggio in barca a vela per riscoprire il vitigno simbolo della Serenissima tra storia e gastronomiadi Giacomo Candoni
Vai a tutte le notizie di Venezia Mestre
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto
31 luglio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Anziana trovata morta in casa: il figlio portato in caserma
La donna era ultra ottantenne e soffriva di una malattia degenerativa. Il figlio ha 52 anni
L'informazione nella tua mailCorriere del Veneto
Le news principali sul Veneto
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione