Cuba, una terza via fra Trump e regime
Otero Alcántara, condannato per aver «vilipeso i simboli nazionali e turbato l’ordine pubblico», torna in libertà. La sua prima dichiarazione: «Credo nella gente. Credo che la gente sceglierà chi sarà a governarla»
Cuba, una terza via fra Trump e regime
Paolo Lepri | 31 luglio 2026Otero Alcántara, condannato per aver «vilipeso i simboli nazionali e turbato l’ordine pubblico», torna in libertà. La sua prima dichiarazione: «Credo nella gente. Credo che la gente sceglierà chi sarà a governarla»
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Sono parole di speranza, e non di vendetta, quelle di Luis Manuel Otero Alcántara, l’artista e dissidente cubano (uno dei fondatori del Movimiento San Isidro), liberato qualche settimana fa e arrivato negli Usa dopo cinque anni di carcere. Lo hanno accusato, soprattutto, di aver svolto un ruolo nelle manifestazioni dell’11 luglio 2021 contro il regime, considerate un momento decisivo di frattura tra la società e la leadership comunista. «Credo nella gente. Credo che la gente sceglierà chi sarà a governarla. Credo nella democrazia. Sarà la gente a scegliere», ha detto in una intervista alla Cnn.
Condannato per aver «vilipeso i simboli nazionali e turbato l’ordine pubblico», Otero Alcántara tenta di dimenticare, ora, i giorni e le notti trascorse nel carcere di Guanajay, dove è riuscito a resistere lavorando e dipingendo. «All’inizio anche la matita era troppo pesante, ma i disegni mi hanno letteralmente salvato. Altrimenti sarebbe stato impossibile fare passare tutto questo tempo». Su Facebook aggiunge che la reclusione gli ha impedito di «sviluppare pienamente i suoi progetti e, soprattutto, di condividere la vita con le persone che ama».
Intanto la crisi dell’isola peggiora e la popolazione lotta per la sopravvivenza quotidiana. Si tratta solo di capire «quando verrà scritta la parola fine», scrive l’Ispi, osservando anche, a proposito delle mosse di Donald Trump, che «Cuba non ha le risorse del Venezuela e avrebbe bisogno di grandi investimenti per diventare in qualche modo redditizia». Sottolineiamo «redditizia».
Ecco il nocciolo della questione, come avrebbe detto Graham Greene, che con Il nostro agente all’Avana raccontò la fase finale della corrotta dittatura di Fulgencio Batista prima della conquista del potere da parte di Fidel Castro. Il grande problema di oggi è che l’affarista della Casa Bianca non è interessato minimamente al ritorno della democrazia dove è stata calpestata. «Trump — scrive The Economist — scommette che maggiori sofferenze costringeranno a cambiamenti più profondi; il regime scommette di poter soddisfare il presidente americano o resistergli abbastanza a lungo. I cittadini comuni cubani temono che, in ogni caso, saranno loro a rimetterci». Ecco la dura realtà di quanto sta accadendo.
31 luglio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Paolo LepriCuba, una terza via fra Trump e regime
Venerdì 31 luglio 2026 di Massimo RivaGuerre «giuste» e tormenti a sinistra
Giovedì 30 luglio 2026 di Maurizio FerreraUna politica contro i giovani
Giovedì 30 luglio 2026 di Massimo SideriNelle sue azioni Trump supera anche i romanzi
Giovedì 30 luglio 2026 di Massimo GaggiRfk: ennesima spina nel fianco di Trump
Giovedì 30 luglio 2026 di Danilo TainoIl dottor Fauci e la storia del Covid
Mercoledì 29 luglio 2026 LEGGI TUTTILe Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti