Tre Cime di Lavaredo, due semplici escursioni sopra Misurina per scoprire angoli nascosti e lontani dall'overtourism
Corriere della Sera - Cultura

Tre Cime di Lavaredo, due semplici escursioni sopra Misurina per scoprire angoli nascosti e lontani dall'overtourism

Venerdì 31 luglio 2026
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Il primo percorso inizia dall'ascesa con la seggiovia storica che sale verso il Rifugio Col de Varda, il secondo è immerso nella Riserva Naturale Orientata di Somadida

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Tre Cime di Lavaredo, due semplici escursioni sopra Misurina per scoprire angoli nascosti e lontani dall'overtourism

di Mauro Pigozzo

Il primo percorso inizia dall'ascesa con la seggiovia storica che sale verso il Rifugio Col de Varda, il secondo è immerso nella Riserva Naturale Orientata di Somadida

Viverle oggi, le Dolomiti, significa accettare una scommessa: saper guardare oltre la cartolina. Dietro le vette monumentali che uniscono Auronzo e Cortina c’è un ecosistema vivo, sospeso tra una secolare vocazione all'accoglienza e le ferite profonde del cambiamento climatico. Per decifrare questo presente il Consorzio “Tre Cime Dolomiti” sta promuovendo due itinerari semplici, adatti a tutti, che raccontano due volti opposti e complementari della montagna bellunese: la solarità della vita d'alpeggio e il mistero intatto di una foresta millenaria.

Il primo itinerario

Il nostro viaggio parte dallo specchio d’acqua del Lago di Misurina. Da qui, la seggiovia storica sale verso il Rifugio Col de Varda, un balcone naturale che offre una delle viste più spettacolari sulle Tre Cime di Lavaredo e sui Cadini di Misurina. Ma la vera bellezza, stavolta, sta nel ridiscendere a piedi, prendendosi il giusto tempo e senza la necessità della preparazione fisica che servirebbe per scalare questi luoghi.
L’itinerario, quasi interamente in discesa, imbocca il sentiero 120A. Ci si addentra inizialmente tra i mughi, superando la suggestiva conca, per poi proseguire sul sentiero 120 che taglia i versanti boschivi. L'arrivo a Malga Maraia è un ritorno alla terra. Davanti agli occhi si spalanca un pianoro verdeggiante dominato dal massiccio delle Marmarole, dove mucche e cavalli pascolano in totale libertà. Questo è il luogo ideale per un pranzo che sa di tradizione: formaggi di malga, canederli e una cucina che resiste preservando i sapori di una volta. Per i più volonterosi, da qui è poi possibile ripartire anche per il Rifugio Carpi.

E se questa era una camminata in quota, interessante invece quello che si può visitare parcheggiando semplicemente l’auto verso Palus San Marco, sulla strada tra Auronzo e Misurina, dove si entra in un regno completamente diverso: la Riserva Naturale Orientata di Somadida. Se Malga Maraia è il simbolo dell'interazione tra uomo e natura, Somadida è il tempio dell'inviolabilità. Qui, per scelta biologica, l'uomo non interviene, lasciando che la foresta segua il suo ciclo vitale.
«Le radici di questo luogo affondano nella storia della Repubblica di Venezia», spiega Daniele Vacilotto, educatore ambientale. «Da Somadida la Serenissima traeva i tronchi più alti e dritti di abete bianco e rosso, fondamentali per costruire i lunghi remi e gli alberi maestri delle navi da guerra che dominavano il Mediterraneo. Oggi, questo immenso patrimonio non è più sfruttato, ma è protetto e custodito con dedizione dal Raggruppamento Carabinieri Biodiversità».
Camminare a Somadida oggi offre un’opportunità didattica straordinaria, anche se dolorosa: vedere da vicino gli effetti del bostrico dell'abete, il piccolo coleottero che, complici le temperature più calde e lo stress post-Vaia, sta ridisegnando le foreste alpine. Lungo i sentieri si notano gli alberi monumentali ormai privi di corteccia, colonizzati dall'insetto. Osservare questo fenomeno da vicino, permette di capire come la natura cerchi autonomamente un nuovo equilibrio, avviando una lenta ma potente rigenerazione.

Per esplorare la riserva si può seguire una passeggiata ad anello semplicissima, della durata di una o due ore a seconda di quando vorrete tagliare per il ritorno, completamente pianeggiante e immersa nell'ombra cattedrale del bosco. Il percorso è perfetto per le famiglie, grazie anche alla presenza del centro visitatori e del museo locale. Al suo interno, grandi e piccoli possono scoprire i segreti della fauna e della flora dolomitica, oltre a ripercorrere l'epopea dei boscaioli che rifornivano l'Arsenale di Venezia.
Due cammini diversi, un unico grande insegnamento: le Dolomiti non sono un museo statico, ma un organismo vivo che chiede di essere ascoltato e, soprattutto, rispettato.

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