Giuliano Sangiorgi, ritorno a casa con i Negramaro: «Ho preso le distanze dalle mie canzoni: ormai sono dei classici, come se non fossero più mie»
Corriere della Sera - Cultura

Giuliano Sangiorgi, ritorno a casa con i Negramaro: «Ho preso le distanze dalle mie canzoni: ormai sono dei classici, come se non fossero più mie»

Giovedì 30 luglio 2026
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Le emozioni del leader della band alla vigilia dei concerti del 31 luglio a Lecce e dell'1 agosto alla Fiera del Levante di Bari: «La nostra forza dopo venti anni di successi? Ci sentiamo liberi»

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Giuliano Sangiorgi, ritorno a casa con i Negramaro: «Ho preso le distanze dalle mie canzoni: ormai sono dei classici, come se non fossero più mie»

di Nicola Signorile

Le emozioni del leader della band alla vigilia dei concerti del 31 luglio a Lecce e dell'1 agosto alla Fiera del Levante di Bari: «La nostra forza dopo venti anni di successi? Ci sentiamo liberi»

Il grande abbraccio collettivo prima della lunga pausa. «È quello che abbiamo sempre fatto, bisogna vivere per poter scrivere qualcosa che resti». Giuliano Sangiorgi e la sua famiglia allargata, i Negramaro, hanno intrapreso un viaggio nella memoria insieme alle persone che da trent’anni gli sono accanto. «Una storia ancora semplice - tour 2026» arriva a coronare un percorso che da tre anni ripercorre le tappe della carriera trentennale della band salentina. Stavolta sono i festival, oggi come 20 anni fa, ad accoglierli con una scaletta speciale fatta delle canzoni più amate, condensate in live che sono le ultime occasioni per vederli all’opera prima della pausa annunciata. I Negramaro arrivano in Puglia per Oversound Music Festival, domani 1 agosto alle Cave del Duca di Lecce e domenica 2 agosto all’Arena del Levante di Bari.

Sangiorgi, come sta andando la festa?

«Siamo in tour praticamente da quasi tre anni, da buoni terroni abbiamo allungato un po’ la festa. Me la sto proprio godendo. Ripercorriamo i passi degli inizi. La prima data a Campobasso, dove andavamo a provare con la nostra manager agli inizi, ci portava lì per prepararci, alla Rocky Balboa. Abbiamo ripercorso le prime volte negli stadi, le arene, il tour in Europa, la prima volta in Giappone, poi la nostra Campovolo con gli amici, tutto per celebrare 20 anni di Mentre tutto scorre. Mancavano i festival. La seconda data a Rock in Roma è stata incredibile».

Perché?

«Lì, 20 anni fa, capimmo per la prima volta tante cose. Dopo tanti concerti gratuiti, per la prima volta la gente sceglieva di venire ad ascoltarci, pagava un biglietto e diceva io voglio vedere questi. Una consapevolezza nuova venne dai festival, poi sarebbero arrivati i palasport, San Siro, i primati. Oggi, riviviamo quell’emozione in modo ancora più forte, come tornare all’inizio. Io mi sento molto più libero più di allora, più felice mentre canto canzoni da cui finalmente ho preso le distanze: sono come classici, come se non fossero più mie. Le canzoni sono delle persone».

E ora arrivano i concerti pugliesi.

«Alle Cave del Duca non torniamo dal 2006, poi ci sarà Bari, è emozionante tornare a casa. Oggi vediamo più generazioni unite ai nostri concerti, padri e figli, forse anche i nonni, che cantano insieme Estate, Mentre tutto scorre, La prima volta. Ripercorro nei loro occhi questi anni, con la consapevolezza della strada fatta. Siamo nel terzo decennio della nostra musica e non siamo poi così vecchi: tutto questo porta a godersi ancora di più l’esperienza».

Perché allora la pausa dopo il tour?

«Perché non si può rotolare da un successo all’altro giorno dopo giorno. Ci tenevamo a dirlo anche come monito per i più giovani. In questi tre anni abbiamo fatto quello che si fa oggi: abbiamo tirato fuori vari singoli, abbiamo registrato un album agli Hansa studio di David Bowie. La fruizione della musica è cambiata, ma stare sempre sull’attualità non permette di scrivere qualcosa che resterà, le canzoni senza tempo. Bisogna vivere e scrivere di ciò che vivi. Noi ci ritiravamo in studio e lavoravamo su canzoni da pubblicare tre anni dopo, senza pensare a fare hit. C’era già una cernita a monte. Se devi pensare a essere attuale oggi e pubblicare domani, è chiaro che parli di Temptation Island».

Non vede questo tipo di approccio oggi?

«Sì, vedo voglia di condividere, soprattutto nella parte autoriale. Penso al collettivo Tamango o a Rares. Rivedo il nostro spirito in molti artisti giovani. È importante non puntare ai tormentoni, quella è una cosa che ti capita. Pensa ad Estate, io la accosto più alla malinconia di Bruno Martino, non ci sono ombrelloni, cocktail o reggaeton, è fuori dai canoni dei pezzi estivi. Quella è una prigione».

Si è mai pentito di aver donato canzoni ad altri artisti?

«No, tutti le hanno rese migliori di come le avrei potute fare io. Penso a Malika, a Mengoni, ma soprattutto a Mina con E così sia e a Dolores O’Riordan che mi abbracciò forte e piangendo mi disse che Senza fiato le aveva ricordato i suoi 16 anni quando Axl Rose le incendiava la mente. Che giganti. Quando le sento, penso che non le avrei sapute cantare così».

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