Vannacci, la destra italiana e il richiamo della foresta
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Vannacci, la destra italiana e il richiamo della foresta
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Caro Aldo,
Vannacci è diventato un personaggio che vuole a tutti i costi notorietà, ci si agita per ogni cavolata che fa, come l’ultimo video. Perché uno come lui riesce ad attirare così l’attenzione?
Annibale Antonelli
Il messaggio di Vannacci, piaccia o meno, è di una semplicità disarmante: parla direttamente alla pancia delle persone, intercetta le loro paure e offre risposte immediate, risultando estremamente efficace. Che ne pensa?
Raffaele Varola
Venezia-Mestre
Cari lettori,
dei video e della comunicazione di Vannacci mi colpisce un dettaglio. Il generale ormai non fa neanche più finta di non essere fascista, anzi ammicca al fascismo appena può, sfoggiando la collanina con l’ascia bipenne, citando sia pure a sproposito la X Mas (il figlio di Luigi Durand de la Penne ha già chiarito che gran parte della X Mas, che era un corpo combattente della seconda guerra mondiale, fu fedele al re e quindi si unì alla Resistenza, soltanto il gruppo di Junio Valerio Borghese purtroppo si schierò dalla parte dei nazisti). Resta da chiedersi: perché tutto questo? Perché la destra italiana sente sempre e comunque il richiamo della foresta? Ha bisogno di rifarsi al fascismo, o rifiutando di dichiararsi antifascista, come la destra ora al governo, o addirittura facendo chiaramente capire di essere fascista, come Vannacci? È un mistero. Non sto dicendo che non possa esistere un’estrema destra; esiste in tutti i Paesi europei, l’impatto dell’immigrazione è molto forte sulla vita quotidiana e sulla cultura delle persone, gli eccessi del politicamente corretto non aiutano anzi spesso generano mostri. Non a caso Giorgia Meloni, unica oppositrice del governo Draghi, nel giro di tre anni si ritrova alla sua destra non uno ma due partiti, la Lega e appunto Futuro Nazionale. Però non è così scontato che questa «nuova» destra debba rifarsi per forza al fascismo, considerato anche il bilancio fallimentare che il fascismo ha lasciato, sotto ogni punto di vista: civile, politico, militare, economico, financo edilizio; dopo la seconda guerra mondiale i risparmi degli italiani non valevano più nulla, e due milioni di case erano state distrutte dai bombardamenti; e gli Angloamericani non bombardavano l’Italia per sport, ma perché il duce nella sua lungimiranza aveva dichiarato guerra all’impero britannico, agli Stati Uniti d’America e già che c’era pure all’Unione Sovietica. Conosco l’obiezione: non sono veri fascisti; evocano, ci giocano su, lo fanno per provocare gli antifascisti; il fascismo vero è un’altra cosa. Certo, ci mancherebbe che tornassero il manganello, l’olio di ricino, il tribunale speciale, il confino. Però mi chiedo: perché richiamarsi al fascismo paga? Forse perché noi antifascisti abbiamo perso la guerra della memoria? Senz’altro. Perché la pedagogia antifascista è stata a lungo andare stucchevole, retorica, noiosa? Anche. Ma c’è qualcosa di più. C’è un senso del riscatto dei padri e dei nonni che sono stati fascisti, c’è una storia immaginaria per cui il fascismo ha fatto anche cose buone, c’è un carattere profondamente italiano che consiste nel diffidare della democrazia rappresentativa, nell’affidarsi all’uomo forte, alla semplificazione, se necessario anche alla violenza o all’evocazione della violenza.
30 luglio 2026
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