L'affondo di Buitoni (Comitato per Bologna Storica e Artistica): «Qui cultura distrutta dai taglieri, non ne usciremo più»
Corriere della Sera - Cultura

L'affondo di Buitoni (Comitato per Bologna Storica e Artistica): «Qui cultura distrutta dai taglieri, non ne usciremo più»

Giovedì 30 luglio 2026
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Dopo il prestito dell'«Estasi di santa Cecilia» al Met di New York: «Dei nostri capolavori si parla solo se vanno all'estero, i musei sono vuoti. Questo turismo è una rovina, le guide portano la gente al ristorante e la città godereccia ha spazzato via tutto»

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L'affondo di Buitoni (Comitato per Bologna Storica e Artistica): «Qui cultura distrutta dai taglieri, non ne usciremo più»

di Piero Di Domenico

Dopo il prestito dell'«Estasi di santa Cecilia» al Met di New York: «Dei nostri capolavori si parla solo se vanno all'estero, i musei sono vuoti. Questo turismo è una rovina, le guide portano la gente al ristorante e la città godereccia ha spazzato via tutto»

Il ritorno dell’Estasi di santa Cecilia di Raffaello nella Pinacoteca di Bologna, dopo il prestito per la mostra sull’artista di Urbino al Met di New York, è stata commentata nei giorni scorsi in un post su Facebook da parte del Comitato per Bologna Storica e Artistica. In cui, oltre a criticare l’attuale gestione dei prestiti di opere fondamentali, si lamentava che «la qualità assoluta dell’arte e delle opere dei musei cittadini sembra emergere solo quando approda a grandi eventi internazionali». Con qualche frecciatina a guide turistiche e tour cittadini «mordi e fuggi», che non hanno mancato di suscitare reazioni un po’ piccate. Ad Antonio Buitoni, insegnante e segretario del Comitato B.S.A., la cui storia parte a fine ‘800 con Alfonso Rubbiani, abbiamo chiesto di chiarire le critiche.

Buitoni, perché siete intervenuti?
«La santa Cecilia gira continuamente il mondo con successi trionfali e poi, quando ritorna sulla sua parete della Pinacoteca, non è più visitata da nessuno. Una situazione sconcertante legata al turismo bolognese».

In che senso?
«È un turismo povero, che ha un’idea sbagliata della città. Le guide vanno con i turisti a visitare cose inutili come la finestra sul canale, mentre i capolavori dei musei vengono ignorati. Le agenzie e le guide non portano i turisti nei musei, nei pacchetti non ci sono. Una situazione che abbiamo denunciato anni fa, con associazioni di guide che si sono offese. Ma resta il fatto che i musei bolognesi sono letteralmente vuoti, aldilà di scuole e attività didattiche. Sono frequentati da storici dell’arte, da qualche appassionato e poi basta».

Voi denunciate un grave decadimento culturale.
«Qualche anno fa la guida faceva un giro, seppur veloce, dei principali siti. Oggi invece i turisti vengono portati alla finestrella e poi sistemati al ristorante per mangiare. I tempi sono ristrettissimi e Bologna è una tappa marginale in un giro più ampio. Il turismo low cost ha anche rovinato fisicamente la città. Il centro storico oggi è irriconoscibile, oggettivamente in cattive condizioni».

Alcune difficoltà sono però annose, pensiamo alla Pinacoteca e alle denunce reiterate di Eugenio Riccomini sulla sua scarsa frequentazione.
«È vero che è un problema che risale ad anni fa, all’epoca di Emiliani. Non dico che i vecchi storici dell’arte allontanassero i turisti ma vedevano il turismo come qualcosa di discutibile. Dopo la scomparsa della vecchia generazione sono arrivati funzionari più giovani con una mentalità differente, però non è cambiato molto».

Nel concreto cosa si potrebbe fare?
«Per me il problema è causato un po’ dai professionisti pubblici del turismo, quindi da Bologna Welcome, che dovrebbe contattare la Pinacoteca, museo statale, per ragionare insieme. In realtà non viene fatto e questo è sbalorditivo, manca un coordinamento tra Comune e Stato. Bologna Welcome gestisce il turismo anche in maniera moderna e dignitosa, però non si pone questo tipo di problemi. I musei comunali sono un po’ meno abbandonati, ma la questione è globale».

Conta il fatto che Bologna abbia molto da offrire?
«Bologna non è una città costruita sui musei anche se ne ha un numero enorme, più di trenta, ma su percorsi come la gastronomia e lo studio. Ho notato che l’edificio storico più visitato è una biblioteca, l’Archiginnasio, sempre intasato ogni giorno dell’anno, mentre i musei no. E non è legato solo all’ingresso a pagamento, perché i turisti visitano la parte gratuita e poi pagano anche il biglietto per il Teatro Anatomico. Ci sono errori accumulati nei decenni».

L’identità di Bologna è però inestricabilmente legata alla cultura.
«Il problema di Bologna è che, a un certo punto, alla città culturale radicata si è sovrapposta la città gaudente e giovanile. Dalla città godereccia e mangereccia non usciremo più, ci ha distrutto».

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