Come cambia la Pubblica amministrazione
Assunzioni e ringiovanimento dopo anni di blocco del turnover e orgoglio di appartenenza
Come cambia la Pubblica amministrazione
Paolo Zangrillo * | 29 luglio 2026Assunzioni e ringiovanimento dopo anni di blocco del turnover e orgoglio di appartenenza
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Caro Direttore,
ho letto con la consueta curiosità le riflessioni del professor Cassese sulla Pubblica amministrazione, ospitata ieri sul suo quotidiano. L’analisi dell’emerito professore, per quanto sintetica è ambiziosa nei contenuti e siccome non mi ci ritrovo quasi per niente, sento l’urgenza di restituire dignità al lavoro che, insieme alla mia squadra, sto realizzando.
Ho ricevuto in eredità una Pubblica amministrazione devastata da 8 anni di blocco del turnover, con la perdita di 300.000 persone e un’età media del personale balzata dai 43 anni ai 51 del 2018. Non è necessario essere accademici per comprendere che, nell’epoca della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, un capitale umano siffatto rappresenta un problema soprattutto con riferimento all’erogazione dei servizi ai nostri utenti, cittadini e imprese.
La digitalizzazione delle fasi concorsuali, con la quale abbiamo ridotto la durata dei concorsi pubblici, da due anni e mezzo a 5 mesi, ci ha consentito di assumere, in tre anni, 641mila persone con un conseguente abbassamento dell’età media a circa 48 anni. Quasi il 60% dei neoassunti ha meno di 40 anni. Un ottimo viatico, che, con buona pace di chi pensa alla Pubblica amministrazione come una organizzazione ridondante, continua a relegarci nelle ultime posizioni in Europa. Solo per fare alcuni esempi: in Germania il rapporto tra dipendenti pubblici e residenti si attesta a 6,4%, nel Regno Unito arriva all’8,6%, in Spagna al 7,3%. L’Italia si ferma al 5,9%.
Il problema non è solo quantitativo, ma soprattutto qualitativo: ha ragione chi lamenta una sovrabbondanza di competenze giuridiche a discapito di profili Stem che intuitivamente sono quelli di cui oggi si ha più esigenza. E allora bisogna essere capaci di presentarci come una organizzazione attrattiva, in grado di soddisfare le aspettative di chi — soprattutto le nuove generazioni — ambisce ad un luogo di lavoro che sappia valorizzare le capacità e i talenti di ciascuno. Per questo motivo abbiamo aperto le porte ai diplomati degli Its Academy che, finalmente, possono portare le loro competenze nel pubblico, attraverso il superamento di un concorso, offrendo loro la possibilità di concludere il percorso formativo e di conseguire il titolo di laurea.
Ecco che un po’ di preoccupazione, confesso, l’ho vissuta anche io quando, all’inizio del mio percorso ministeriale ho scoperto che la Pubblica amministrazione registrava appena 6 ore medie all’anno di formazione pro-capite, e che alla fine dell’anno la valutazione delle performance dei dipendenti pubblici determinava un’organizzazione dove più del 90% del capitale umano risultava eccellente. Oggi, a 4 anni di distanza, le ore di formazione per dipendente sono più di 40 e la nuova legge sul merito, approvata di recente dal Parlamento, stabilisce limiti ferrei sulla misurazione e valutazione della performance. Ma l’aspetto più rilevante di questa impostazione è che finalmente diamo la possibilità ai dirigenti di valutare e promuovere la crescita dei propri collaboratori, come avviene in ogni organizzazione del mondo. Per essere chiari, a me interessa fino a un certo punto conoscere il curriculum vitae delle nostre persone, ciò che mi importa è che siano consapevoli dei loro obiettivi professionali e che i dirigenti sappiano valutare e valorizzare i tanti talenti di cui disponiamo.
Per questo sto lavorando, insieme alla mia squadra, per trasformare i nostri dirigenti in veri e propri leader rendendoli consapevoli che la loro responsabilità non si esaurisce nel disporre di competenze tecniche adeguate ma piuttosto sta nel «saper essere» dei civil servant capaci di costruire una visione e fare affezionare i propri collaboratori all’idea che la vera e unica missione è saper realizzare quella stessa visione. Un modo concreto per stimolare le nostre persone e lasciare in un angolo quegli interventi che negli anni hanno trasformato i talenti in una «massa di scontenti» — come conosciuti dal professor Cassese — a cui stiamo restituendo l’orgoglio di appartenere a quella che rappresenta, a tutti gli effetti, il cuore pulsante del Paese.
In sintesi, stiamo passando da una gestione per adempimenti burocratici a una per obiettivi e non la definirei affatto una «cura palliativa» bensì un «intervento chirurgico» realizzato con precisione e analisi del contesto rispetto a un corpo che per troppi anni è stato in una sorta di «terapia intensiva».
Lo stesso vale per la semplificazione delle procedure amministrative. Un tema sempre ricorrente e tanto sbandierato negli anni in merito al quale si sono rincorse molte chiacchiere e pochi fatti. Con la spinta del Piano nazionale di ripresa e resilienza abbiamo semplificato quasi 500 procedure intervenendo in settori chiave per cittadini, famiglie e imprese. Mi riferisco, a titolo esemplificativo, all’ambiente, all’energia, all’artigianato, al turismo e alla razionalizzazione dei controlli alle imprese passando da una impostazione sanzionatoria a una di prevenzione degli illeciti. Appare, dunque, evidente come anche il tema della cremazione delle salme e della dispersione delle ceneri rappresenti, ahimè, un settore da attenzionare considerato che, purtroppo, in alcuni momenti della nostra vita, dobbiamo farci i conti.
I settori «aggrediti» in questi anni non sono il frutto di fantasiose idee prodotte nel chiuso dei nostri uffici, come torri d’avorio, ma di un metodo di lavoro ben preciso improntato sull’ascolto e il confronto con gli utenti, dipendenti pubblici e associazioni di categoria. Lo dimostra la consultazione «La tua voce conta» che ci ha permesso di raccogliere segnalazioni e suggerimenti alcuni dei quali già diventati legge. Come, ad esempio, la validità illimitata della carta d’identità per chi ha compiuto 70 anni: una misura concreta a vantaggio di oltre 10milioni di cittadini.
Ma c’è di più. Perché per la prima volta siamo intervenuti sul tema della conoscibilità degli interventi realizzati. Attraverso il portale Italia semplice (italiasemplice.gov.it) è possibile consultare le semplificazioni realizzate, settore per settore. La piattaforma presenta in modo sintetico le semplificazioni realizzate e i loro effetti concreti per cittadini e imprese, mettendo a confronto il «prima» e il «dopo» delle procedure amministrative e offrendo così una visione chiara dei cambiamenti in atto nella Pubblica amministrazione. Non si tratta di «promesse» ma di fatti concreti come, ad esempio, le semplificazioni realizzate a vantaggio degli artigiani. Come sottolineato anche dal Presidente della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola Impresa (Cna), Dario Costantini, proprio grazie alle semplificazioni introdotte le imprese potranno risparmiare 2 miliardi di euro all’anno.
I risultati, dunque, parlano chiaro e a consegnarcelo è anche l’ultimo Country Report della Commissione europea che riconosce come la quota di cittadini che considera la Pubblica amministrazione italiana eccessivamente complessa e burocratica si sia ridotta di 14 punti percentuali rispetto al 2023, attestandosi nel 2025 al 39%, un dato ormai sostanzialmente allineato alla media europea del 38%.
È evidente che non essendo né un giurista né un Briareo, sono più semplicemente una persona che grazie alle esperienze vissute per più di 30 anni nel privato mi hanno insegnato che per far funzionare una organizzazione bisogna pensare prima di tutto al capitale umano. Un fattore determinante — per troppo tempo trascurato nella Pubblica amministrazione — che come dimostrato dalle iniziative e dai progetti realizzati sta portando i suoi frutti. Senza la presunzione di avere qualcosa da insegnare a qualcuno, ma con una tensione rivolta all’ascolto e al confronto mi sto «limitando» a far funzionare la più grande organizzazione di lavoro del Paese senza incorrere nel famoso «mito di Sisifo»: questa volta il masso non rotola più sotto la cima.
* Ministro per la Pubblica amministrazione
29 luglio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Paolo Zangrillo *Come cambia la Pubblica amministrazione
Mercoledì 29 luglio 2026 di Rita QuerzeI 13 anni sprecati nella battaglia per l'ex Ilva
Mercoledì 29 luglio 2026 di Danilo TainoIl dottor Fauci e la storia del Covid
Mercoledì 29 luglio 2026 di Nicola SalduttiUna nuova stagione per i sindacati
Mercoledì 29 luglio 2026 di Giovanni CapraraIride, gli occhi dello spazio per proteggere l’ambiente
Martedì 28 luglio 2026 di Sabino CasseseBurocrazia ardua da riformare
Martedì 28 luglio 2026 LEGGI TUTTIGli approfondimenti e gli editoriali sui principali temi di attualità, politica, economia e costume curati dalle firme più prestigiose del Corriere della Sera. Scopri opinioni e commenti sui fatti del giorno.
Le Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti