Il dottor Fauci e la storia del Covid
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Il dottor Fauci e la storia del Covid

Mercoledì 29 luglio 2026
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Il diario che Fauci ha tenuto dal dicembre 2019 a fine 2022, diventato pubblico lo scorso weekend, dà l’impressione che, in quegli anni terribili, l’attenzione alla sua immagine e alla sua reputazione abbia avuto un ruolo non inferiore alla ricerca scientifica sulle origini del virus e sui modi per combatterne la diffusione.

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Il dottor Fauci e la storia del Covid

Danilo Taino | 29 luglio 2026

Il diario che Fauci ha tenuto dal dicembre 2019 a fine 2022, diventato pubblico lo scorso weekend, dà l’impressione che, in quegli anni terribili, l’attenzione alla sua immagine e alla sua reputazione abbia avuto un ruolo non inferiore alla ricerca scientifica sulle origini del virus e sui modi per combatterne la diffusione.

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Spesso gli idoli inciampano sulla vanità. Nel caso di Anthony Fauci — probabilmente lo scienziato più rilevante nella lotta mondiale alla pandemia da Covid-19 — c’è però qualcosa che va oltre il narcisismo. Il diario che ha tenuto dal dicembre 2019 a fine 2022, diventato pubblico lo scorso weekend, dà l’impressione che, in quegli anni terribili, l’attenzione alla sua immagine e alla sua reputazione abbia avuto un ruolo non inferiore alla ricerca scientifica sulle origini del virus e sui modi per combatterne la diffusione.

 Pochi giorni prima che Fauci, 85 anni, dovesse testimoniare davanti al Senato americano, il diario è stato reso noto da un suo critico della prima ora, il senatore repubblicano Rand Paul, il quale l’ha forse ottenuto dal Dipartimento alla Salute guidato da Robert F. Kennedy Jr. Si tratta di 1.100 pagine nelle quali Fauci annota continuamente e con compiacimento del suo successo in società e sui media. È felice di essere invitato ai party di Washington mentre è il massimo consulente del presidente degli Stati Uniti sulla pandemia; sottolinea gli articoli che lo incensano ed è felice di apparire in televisione; gioisce ai complimenti che gli arrivano da Bard Pitt, Elton John, Robert De Niro, Barbara Steisand, Julia Roberts, Billy Cristal, Al Pacino e così via. «Non è un’iperbole dire che oggi sono la persona più famosa nel Paese», scrive. 

Niente di scandaloso per uno scienziato che per 38 anni ha guidato con successo la Niaid, l’istituto americano che si occupa di malattie infettive, compreso l’Hiv: gli ultimi anni della sua carriera, quelli del Covid, sono stati un suo trionfo pubblico. L’immodestia, però, sembra prevalere quando si rifiuta di considerare le idee di altri scienziati, diverse dalle sue, su come affrontare la pandemia, sui lockdown prolungati, sulla chiusura delle scuole: nel diario definisce alcuni noti scienziati che criticano il suo approccio come «tre tirapiedi». Soprattutto, rifiuta l’idea che la pandemia possa essere originata da una fuga del virus da un laboratorio della città cinese di Wuhan: nonostante molte inchieste ed esperti abbiano seri dubbi, si dice certo che tutto sia nato in un mercato di animali. Su questo, il Senato americano l’ha voluto interrogare ieri (ma ha preferito non rispondere). Il diario del dottor Fauci è un’occasione, per quanto curiosa, per non spazzare sotto il tappeto lo studio di quella crisi spaventosa.


29 luglio 2026

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