Cortina e gli antichi cippi di confine, i leoni di San Marco «nascosti» nei boschi
La ricerca di Paolo D'Amico sui cippi: tra croci sobrie e scarne, monoliti austriaci e maestosi leoni di San Marco con la zampona che protegge il vangelo
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Cortina e gli antichi cippi di confine, i leoni di San Marco «nascosti» nei boschi
di Francesco ChiamuleraLa ricerca di Paolo D'Amico sui cippi: tra croci sobrie e scarne, monoliti austriaci e maestosi leoni di San Marco con la zampona che protegge il vangelo
Nel riquadro foto Vision/Sabadin
Sugli scaffali di Paolo D'Amico, maestro di sci ampezzano, i libri degli storici locali – Giuseppe Richebuono, Mario Ferruccio Belli, Illuminato de Zanna – stavano da anni. Poi è venuta la pandemia, la reclusione domestica. È allora che i libri si sono letti per davvero: e da una pagina è emerso un dettaglio. Nei primi anni Settanta, il Comune di Cortina d’Ampezzo aveva incaricato de Zanna di censire gli antichi cippi di confine. A volte maestosi leoni di San Marco, con la zampona familiare a proteggere il vangelo, Pax Tibi Marce (Ampezzo era sotto gli Asburgo). A volte croci sobrie e scarne, a volte monoliti austriaci. Tantissimi, lungo il confine di Cortina, comune più vasto del Veneto dopo Venezia.
I leoni di San Marco
Le mappe antiche esistevano, custodite negli archivi comunali e delle Regole. «Sulla carta li trovi. Sul terreno è un'altra cosa: molti erano coperti, sotterrati, scoloriti. Per l’ultima ricognizione bisognava risalire al 1905, quando il re d'Italia ordina al Battaglione Cadore di ripercorrere la linea. C'era già odore di guerra, e il confine andava ribadito». La frontiera in questione è quella del 1753, concordata tra Maria Teresa e il doge Francesco Loredan per separare i domini asburgici dalla Serenissima. Gli Alpini passano, contano, annotano. Poi, per settant'anni, quasi più nessuno. D'Amico ha cominciato a camminare. Un’avventura che diventerà un libro, a sua firma, con i testi storici di Massimo Spampani, per Antiga Edizioni. Il perimetro comunale di Cortina misura ottanta chilometri, di cui il confine di Stato tra Venezia prima, Regno d’Italia poi, e impero austro-ungarico, era una porzione. Verso Dobbiaco, per dire, non si incontrano leoni: lì i cippi sono confinari austriaci. Il censimento finale ne conta un centinaio. Ognuno con la sua storia, le diatribe con San Vito, con San Vigilio di Marebbe, e poi Badia, Colle Santa Lucia. «I più imponenti sono i leoni di San Marco, scolpiti nella pietra di Castellavazzo». Stanno lì, in luoghi spesso impervi, magari a poche centinaia di metri da sentieri che ogni estate vengono percorsi da fiumane di persone che non ne sospettano l'esistenza. Alcuni sono ancora integri, con entrambe le tavole leggibili. Altri sono stati rubati.
È il motivo per cui D'Amico, quando gli si chiede, si ferma. «Non vorrei far venire a qualcuno la voglia di andarli a rubare ancora». Al massimo dà le coordinate larghe: uno nei pressi del Piz Popena, un altro alla Muraglia di Giau... Il resto è andare per boschi. Uscire dal sentiero, infilarsi nelle forre, seguire un canale ripido. O salire al Becco di Mezzodì, seguendo un consiglio: D'Amico si è preso Mario Dibona, guida alpina. In vetta hanno cercato per più di un'ora, senza trovare nulla. “Poi a un certo punto ho spostato un ometto di sassi. Sotto c'era la croce, rimasta seppellita”. Non più
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