Bologna e il caldo, l'elogio del «ventilatorino». «Funziona meglio del ventaglio, ma è più rumoroso di un pc degli anni Novanta»
Corriere della Sera - Cultura

Bologna e il caldo, l'elogio del «ventilatorino». «Funziona meglio del ventaglio, ma è più rumoroso di un pc degli anni Novanta»

Martedì 28 luglio 2026
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Il gadget indispensabile con il ritorno delle temperature torride. Dal notaio al fuorisede, dalla influencer con i roller al turista che si scioglie a 40 gradi: ecco perché lo usano tutti

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Bologna e il caldo, l'elogio del «ventilatorino». «Funziona meglio del ventaglio, ma è più rumoroso di un pc degli anni Novanta»

di Ivo Stefano Germano

Il gadget indispensabile con il ritorno delle temperature torride. Dal notaio al fuorisede, dalla influencer con i roller al turista che si scioglie a 40 gradi: ecco perché lo usano tutti

Uno scettro. Un baluardo. Una speranza. È tempo di ventilatorino, cioè della sua crescita esponenziale. Non ha lo charme dell’ombrellino, ma è l’oggetto che più di ogni altro spazza via ogni vanità cittadina. Non è uno dei tanti zavagli digitali, imparagonabile a orologi digitali e a borracce termiche. Indispensabile, irrinunciabile quel piccolo ventilatore portatile. Da viaggio o stanziale, ha sostituito il ventaglio. Leggero, ricaricabile, a due o tre velocità e un rumore che ricorda la lunga accensione di un computer di fine anni Novanta. 

Ne ho scorti di griffati. Intarsiati, pieni di ghirigori. D’un tratto il caldazzo diventa fashion. Circuito e sistema della moda cittadina che, a lungo andare, rimuove l’idea di un dispositivo da «spostapovery» pompante aria calda su un seggiolino torrido. Se il caldazzo del 2026 trionfa e domina ovunque, la controprova è rappresentata da sempre più «facce a metà»: coperte dal ventilatorino. 

Sotto i portici, alle fermate degli autobus, nelle code davanti alle gelaterie, in una sala d’attesa di un ambulatorio, in un padiglione ospedaliero, le etichette che girano sono diventate un’apertura ed estensione del corpo nel mondo, cioè personalità. Chi lo ostenta come se fosse una novità tecnologica assoluta. In altri casi, ormai, è un gesto automatico, immediato. Non più buffo o strambo. Soprattutto non più catalogabile, al pari di un oggetto da bancarella.

Una di quelle cose che compri al mare, per noia o euforia, raccolto da un retino di bagnini a fine giornata, un gingillo, un bric-à-brac per bambini sudatissimi. Nasce da una constatazione e conosce una declinazione trasversale, stratificata fra ceti e gruppi sociali: dal notaio al fuorisede, dalla influencer con i roller al turista che si scioglie a quaranta gradi «in maglia Saputo», souvenir dei souvenir. 

Se si è alla disperata ricerca di aria, respiro, tregua, la promessa del ventilatorino non ha nulla di miracoloso. Si tratta di un semplice spostamento dell’obiettivo, di un cambio d’aria insignificante, rispetto alla temperatura esterna. S’impazzirà meno di caldo, anche se per un nanosecondo, recuperando una dotazione, per quanto precaria, di dignità e self-control di fronte a un solleone tiranno e spietato. Un momentaneo cambio in corso delle regole del gioco. Un piccola aggiustamento. Un blocco momentaneo del destino collettivo di chi è costretto a sopravvivere al caldo di Bologna, quando l’aria fresca è ormai un bene prezioso; un preciso universo simbolico di un microclima portatile, individuale, nebulizzato e ventilabile, anche nell’arena pubblica. 

Basta non considerarlo un supergadget di massa, come ad esempio l’IA, ma un perentorio cambio di abitudini e latitudini climatiche. In fondo, uno dei tanti simboli e sintomi che fanno parte dell’esperienza quotidiana. Forse risiede proprio in ciò il significato dell’abbandono di gadget eleganti, discreti, invisibili, superflui, per piccoli vortici davanti al viso. Principio di necessità e non sopravvivenza della vanità. 

In più versioni: pieghevoli, da passeggio, da tavolo, con nebulizzatore a più velocità, con display della temperatura, luci intermittenti, con batterie infinite. La moda, ovviamente, l’ha capito benissimo: vietato uscire senza coordinare il ventilatorino al colore della borsa e alla forma della cover. Va bene boccheggiare, basta che a ogni emergenza corrisponda la sua protesi. In un certo senso, il ventilatorino potrebbe essere considerato la «nuova mascherina». O il correlativo delle cuffie, concepite per cancellare il rumore generando alienazione e isolamento. Si vedrà.

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