«Quando Bologna era giovane e dolce». La città di Benni, Dalla e Guccini raccontata nel libro del giornalista Marco Guidi: «Oggi è irriconoscibile»
L'autore presenta «Era dolce, era giovane, era Bologna» martedì 28 luglio alle 19 a «Frida nel parco» alla Montagnola. «Allora pareva che a Bologna ci si conoscesse tutti e forse era vero»
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«Quando Bologna era giovane e dolce». La città di Benni, Dalla e Guccini raccontata nel libro del giornalista Marco Guidi: «Oggi è irriconoscibile»
di Piero Di DomenicoL'autore presenta «Era dolce, era giovane, era Bologna» martedì 28 luglio alle 19 a «Frida nel parco» alla Montagnola. «Allora pareva che a Bologna ci si conoscesse tutti e forse era vero»
La Bologna delle sue torride estati e dei suoi gelidi inverni. Quella del 1956, alla fine del lungo dopoguerra.
Quando in città «grazie al cardinal Lercaro sorgevano nuove chiese e grazie al sindaco Giuseppe Dozza il comunismo sovietico del Pci romano si stemperava in un’amministrazione ideologicamente rigida e pragmaticamente pronta a prendere il meglio ovunque lo trovasse, persino nei programmi dell’avversario elettorale, il cattolicissimo Giuseppe Dossetti».
È la Bologna che racconta il giornalista bolognese e saggista Marco Guidi, a lungo inviato in scenari di guerra. Nel suo libro Era dolce, era giovane, era Bologna (Minerva), che amplifica una precedente opera del 2007 e che l’autore presenterà martedì 28 luglio alle 19 da Frida nel Parco, in Montagnola.
Guidi è nato nel 1942 in via Mondo 64, studi al San Domenico, compagno di scuola preferito Cesare Sughi, «grande tenutario di una seguitissima rubrica delle lettere sul “Carlino”, morto troppo presto».
Al liceo la scoperta della politica e della storia, entrambe a destra: «Da allora per gli anni dell’adolescenza quando mi chiedevano come la pensassi rispondevo “Sono fascista”».
Ma con anche amici di famiglie Pci ortodosse. Dal libro affiorano insofferenze mai nascoste come quella per Giorgio Morandi, «uomo ai miei occhi di un’antipatia e di una ostentata, apparente aridità. Come da sempre, ai miei occhi e non ho cambiato idea con gli anni, le sue insopportabili bottiglie».
Invece con Pirro Cuniberti, assunto come grafico al «Resto del Carlino», si andava a mangiare dopo la chiusura del giornale, fino all’alba. Ristoranti aperti fino a ore oggi impossibili come Lamma, Continental, Rodrigo, il Buffet della stazione, e bar che non chiudevano mai prima delle due. Il mitico Romeone, di fronte alla stazione, alle due invece apriva, offrendo solo birra tedesca.
Una Bologna stimolante, ricorda Guidi nelle 70 pagine, con compagnie teatrali ovunque e quelli del jazz che riempivano cantine e locali, da Nardo Giardina al Pupi Avati pre-cinema: «È difficile far capire la città di allora, dove pareva che tutti recitassero, suonassero, scrivessero o pensassero di farlo».
Agli inizi del liceo l’incontro con Dalla: «Lucio suonava il clarino e pensava di fare il cantante. Andavamo a giocare a biliardo e a ping-pong in un sotterraneo tra via Caprarie e Castiglione, l’allora celebre Canè, fu lì che conobbi un ragazzino appena venuto giù da Monghidoro ed entrato nel nostro giro, si chiamava Gianni Morandi».
Le serate erano invece riservate a un altro gruppo di amici tra cui «quel simpatico spilungone arrivato da Modena, Francesco Guccini, gran giocatore di carte e creatore di storie con la chitarra». Ma negli anni 1963-1964 c’era un obbligo fisso, una domenica sì e una no, quel Bologna Football Club che «giocava come in paradiso».
Guidi racconta i suoi inizi, la laurea in Storia romana e l’approdo al «Carlino» preferito alla carriera universitaria, dove seguiva dai fenomeni paranormali, con Cassoli e Inardi, il campione di «Rischiatutto», alle gare di volley e dell’amato rugby. Poi il ’68 e la fine della goliardia: «Non fu il rombante inizio di una rivoluzione» ma «l’assalto dei rampolli della piccola e minima borghesia alle posizioni dei borghesi medi e alti».
A differenza del ’77, linea di cesura, «quello sì anno di rivolta di disperati che non volevano tutto ma almeno qualcosa». Anni di incontri, con Bonvi, Magnus, Silver e Red Ronnie, che lo arruolò per la sua trasmissione «Roxy Bar» dove ebbe ospiti Robert Plant dei Led Zeppelin e Bruce Dickinson degli Iron Maiden.
Al «Carlino» nel frattempo era arrivato un giovane bizzarro dalla penna fulminante, Stefano Benni: «Del resto allora, ed era bellissimo, pareva che a Bologna ci si conoscesse tutti e forse era vero». Quella città viva, giovane e dolce oggi è irriconoscibile. Un cambiamento totale, conclude Guidi definendosi «marito fortunato di Mara, padre di due ottime figlie e realizzato nel suo lavoro», e «anche noi siamo cambiati, non in meglio».
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28 luglio 2026
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