«Cassano? Istintivo, geniale e molto talentuoso. Per me Maradona resta inimitabile». Parola di Pierluigi Pardo
Corriere della Sera - Cultura

«Cassano? Istintivo, geniale e molto talentuoso. Per me Maradona resta inimitabile». Parola di Pierluigi Pardo

Martedì 28 luglio 2026
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Il telecronista racconta il calcio e i giocatori simbolo prima dell'annuncio al «Qcine» di Francavilla Fontana del film di Kusturica su El Pibe de oro. «Il San Nicola? Stadio che mi manca molto. Bari piazza importante»

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«Cassano? Istintivo, geniale e molto talentuoso. Per me Maradona resta inimitabile». Parola di Pierluigi Pardo

di Annibale Galiani

Il telecronista racconta il calcio e i giocatori simbolo prima dell'annuncio al «Qcine» di Francavilla Fontana del film di Kusturica su El Pibe de oro. «Il San Nicola? Stadio che mi manca molto. Bari piazza importante»

Il giornalista Pierluigi Pardo 

Un romanziere d’avventura prestato alle telecronache calcistiche. È una delle definizioni possibili di Pierluigi Pardo, la voce che cesella da quasi un trentennio l’epica degli eroi postmoderni sul tappeto verde. Il giornalista romano è tra gli ospiti più attesi di Qcine – Il gusto del Cinema, questa sera, in Piazza San Giovanni XIII, a Francavilla Fontana, ore 20:30.
A Qcine preannuncerà il film Maradona di Emil Kusturica. Alla luce dell’ultimo Mondiale, Messi o Diego?
«Al Mondiale ho raccontato Leo, ma stasera vi racconto Diego. Messi ha giocato per vent’anni con un livello di costanza e rendimento incredibile. Maradona ha avuto una carriera più breve, però rimane un personaggio meraviglioso, letterario, con una personalità inimitabile e una grande umanità. Se fosse stato lui il capitano contro la Spagna, avrebbe fatto capire ai giocatori dell’Argentina che nel momento della festa degli avversari dovevano essere più rispettosi. Io rimango innamorato di Diego perché va oltre il calcio, pur nelle sue cadute, nelle sue fragilità e nei suoi vizi».
Qual è il segreto per fare il telecronista con credibilità, trasmettendo emozione ma anche equilibrio?
«La prima cosa è che bisogna prepararsi molto, sapendo che poi sarà l’emozione della partita a guidarti. I silenzi sono molto importanti. Quando Messi piange davanti ai tifosi dell’Argentina, devi stare zitto. Poi, in partite molto importanti, bisogna andare un po’ oltre il calcio. Quindi preparare un discorso che possa colpire l’immaginazione, in modo stimolare la curiosità del pubblico, e fare qualche bella citazione. Perché, come dice giustamente Mourinho, “il calcio non è solo calcio”».
Che ricordo ha dello Stadio San Nicola di Bari?
«Ho un ricordo divertente. Una delle mie prime partite, quando ancora ero collaboratore di Tele più, quindi parlo di fine anni ’90. Ero stato mandato al posto di un altro a fare Bari-Sampdoria, finita 0-1, con gol di Montella. Era marzo e partì una grandinata, avevo il foglio con tutti i miei appunti che volò all’inizio del secondo tempo. Bari è una grandissima città, una vera piazza di calcio. Mi mancano le trasferte al San Nicola».
E del calcio a misura d’uomo del Lecce che ne pensa?
«Senza retorica, fare calcio al Sud è difficile, pertanto ha un valore ancora più importante, perché sono piazze in cui c’è un’identità, un senso di appartenenza. Saverio Sticchi Damiani è molto bravo e ha costruito una società solida, che fa quello che può con un budget definito e delle strategie chiare. Mantenere la categoria attraverso la continuità di un certo tipo di lavoro è fondamentale».
Il calciatore pugliese di maggior talento è un suo amico, Antonio Cassano.
«La prima volta che ci siamo salutati era in aeroporto a Roma, una domenica, di ritorno da una partita. Cassano mi diede una pacca sulla spalla, dicendomi, “grande telecronista”. Antonio è sempre stato così, estemporaneo. Non ha avuto vizi pericolosi nella vita, è un salutista, però ha avuto poca voglia di migliorarsi ed è lui il primo a riconoscerlo. Gli voglio bene e quando rivedo le vecchie clip mi emoziono, perché è una gioia per gli occhi: un giocatore istintivo, geniale, talentuosissimo».
Che idea si è fatto del caos nella Nazionale italiana?
«È un pasticcio dal quale sarà difficile uscirne. E mi dispiace, perché vede protagonisti tre personaggi che stimo moltissimo, come Maldini, Malagò e Leonardo. Io non capisco perché la scelta di un commissario tecnico di alto livello non possa convivere con un lavoro sulle basi di medio-lungo periodo, insieme alla coppia Maldini-Leonardo, che mi sembra perfetta».
Il gol più emozionante che ha commentato?
«La rovesciata di Cristiano Ronaldo contro la Juve. Un gesto tecnicamente perfetto, ma la reazione dei tifosi juventini, che dopo qualche istante di rodimento applaudirono, fu un contorno straordinario».

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