Fine vita tra diritti e necessità di una nuova legge
Corriere della Sera - Cultura

Fine vita tra diritti e necessità di una nuova legge

Lunedì 27 luglio 2026
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Leggi, sentenze e prospettive di riforma in Italia. Il quadro normativo attualmente in vigore e cosa si potrebbe fare

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Fine vita tra diritti e necessità di una nuova legge

Niccolo Nisivoccia | 27 luglio 2026

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Oggi, in Italia, disponiamo di due leggi sul fine vita: una è del 2010, e garantisce il diritto alle cure palliative; l’altra è del 2017 e sancisce il diritto tanto a rifiutare le cure quanto a revocarle in qualunque momento, anche quando dal rifiuto o dalla revoca deriverà la morte, se questa è la nostra volontà.

Non disponiamo, invece, di leggi sul suicidio assistito e sull’eutanasia, che a tutt’oggi rimangono dunque pratiche vietate, in linea generale. Sul suicidio assistito abbiamo delle sentenze della Corte costituzionale, che ne escludono la punibilità al ricorrere di certe condizioni: che il paziente sia capace di prendere decisioni libere e consapevoli, che sia affetto da una malattia inguaribile, che soffra dolori che ritenga intollerabili, che sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale. Ma la Corte stessa ha dato atto che questi criteri non bastano: occorre una legge organica, e più di una volta ha invitato il Parlamento ad assumerla. Quanto all’eutanasia, non esistono neppure delle sentenze della Corte costituzionale, perché sull’eutanasia la Corte non ha mai avuto modo di pronunciarsi.

Ci troviamo insomma in una situazione nella quale a situazioni equivalenti sotto il profilo della sofferenza delle persone corrispondono, da parte della legge, risposte disuguali. E riparare questa disuguaglianza sarebbe un atto dovuto e doveroso.
   Nel frattempo la Corte è stata chiamata a pronunciarsi di nuovo sui trattamenti di sostegno vitale, e la sentenza è di questi giorni: sì, ha confermato la Corte, il requisito della dipendenza da un trattamento di sostegno vitale rimane necessario, insieme agli altri, per poter considerare non punibile un suicidio assistito.
Il Parlamento saprà emanare, prima o poi, una legge che disciplini compiutamente quantomeno il suicidio assistito, e quantomeno alle condizioni fissate dalla Corte? A dire il vero ci si potrebbe forse spingere anche più in là. Ma intanto dovremmo cominciare a modificare il nostro sguardo, la nostra attitudine. Non potremmo ammettere che, in condizioni estreme, anche la volontà di morire rappresenti una forma di vita? Vita che grida, che non si percepisce più come tale: nonostante l’amore che le si possa offrire, nonostante le cure che le si devono garantire.

27 luglio 2026

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