Suoni di Marca, pochi spettatori e costi lievitati per il festival di Treviso: «Rischiamo di chiudere»
Solo 43mila presenze rispetto alle edizioni passate. Gli organizzatori: «Un evento gratuito, a offerta libera, non è più sostenibile in autonomia»
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Suoni di Marca, pochi spettatori e costi lievitati per il festival di Treviso: «Rischiamo di chiudere»
di Stefano BensaSolo 43mila presenze rispetto alle edizioni passate. Gli organizzatori: «Un evento gratuito, a offerta libera, non è più sostenibile in autonomia»
«Avremmo voluto salutarci con la promessa concreta di rivederci l’anno prossimo, ma purtroppo non sarà così». Nell’ultima giornata di spettacoli con l’esibizione, sabato 25 luglio, dell’orchestra Bandabardò, «Suoni di Marca» si congeda con un colpo di scena che mette in discussione il futuro del festival.
I costi e il calo degli spettatori
A spiegarlo sono gli stessi organizzatori, che chiamano in causa difficoltà economiche e un drastico calo di spettatori. «In poche parole: alle condizioni attuali, un festival gratuito, a offerta libera, non è più sostenibile in autonomia. I numeri parlano chiaro: 43 mila presenze sono un numero nettamente basso rispetto alle edizioni passate. Ma le difficoltà non sono circoscritte al numero di presenze», aggiunge l’associazione. Che parla di costi legati ad ogni singolo concerto, ma pure degli oneri relativi a sicurezza, forniture d’acqua e di corrente, tasse per l’occupazione del suolo, diritti Siae, costo del lavoro e via discorrendo.
«Serve un sostegno economico»
«Nemmeno l’offerta all’ingresso che negli ultimi giorni è stata caldeggiata - esclama l’organizzazione - sarebbe comunque possibile per sostenere una sola giornata di festival. Tutti costi e rischi economici, questi, che non possono essere affrontabili in autonomia». Le conseguenze? «Servirà un sostegno economico e organizzativo più concreto e proporzionato al valore culturale e sociale, e all’indotto turistico che il festival genera per la città e per il territorio. La richiesta non è di un intervento occasionale, ma di un supporto effettivo dato da un riconoscimento maggiore a Suoni di Marca in quanto patrimonio culturale».
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Una formula nuova
In sostanza, o il Comune (o chi per esso) aprirà il portafogli oppure ci sarà l’addio. E l’invito riguarda anche la cittadinanza: «Per anni abbiamo difeso la gratuità come elemento centrale del festival. Anche quando la cultura è gratuita per chi la vive, non è mai gratuita per chi la realizza e per questo vogliamo impegnarci per trovare una formula nuova che mantenga il festival popolare e inclusivo».
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