Avery Brundage, un americano all'Olimpiade di Hitler
Corriere della Sera - Cultura

Avery Brundage, un americano all'Olimpiade di Hitler

Lunedì 27 luglio 2026
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Ex atleta e dirigente sportivo, la sua biografia è ricca di episodi controversi, soprattutto durante la sua presidenza del Cio. Un esempio? Nel 1968 cacciò dai Giochi del Messico Tommie Smith e John Carlos, che sul podio dei 200 metri alzarono il pugno guantato di nero in segno di solidarietà al Black Power

Martedì 28 Luglio 2026

Avery Brundage, un americano all'Olimpiade di Hitler

Ex atleta e dirigente sportivo, la sua biografia è ricca di episodi controversi, soprattutto durante la sua presidenza del Cio. Un esempio? Nel 1968 cacciò dai Giochi del Messico Tommie Smith e John Carlos, che sul podio dei 200 metri alzarono il pugno guantato di nero in segno di solidarietà al Black Power

di DOMENICO CALCAGNO

Se nel programma della loro Olimpiade del 1936 i tedeschi avessero aggiunto la gara dell’ipocrisia, lo statunitense Avery Brundagesarebbe stato tra i candidati alla medaglia d’oro. Nato nel 1887 a Detroit, a 23 anni si laurea in ingegneria all’Università dell’Illinois, fonda un’impresa edile a Chicago ma la sua passione non è costruire grattacieli, è l’atletica. Agonista anche troppo entusiasta, nel 1912 Brundage si presenta ai Giochi di Stoccolma. Gareggia nel disco (piazzandosi 22°), nel pentathlon (6°) e nel decathlon (16°). Nelle gare di prove multiple viene largamente battutoda un altro americano, Jim Thorpe, un nativo (Wa-Tho-Huk, Sentiero Luminoso, il suo vero nome) che tornò a casa con le due medaglie d’oro per iniziare la carriera di campionissimo del football (era talmente popolare che venne pure eletto presidente della National Football League) e del baseball. Un anno dopo l’Olimpiade, Thorpe venne squalificato per professionismo (durante le vacanze aveva giocato a baseball per 25 dollari a settimana, in tutto un centinaio). 

Brundage, prima da presidente della federazione americana (dal 1928 al '52) poi da numero uno del Comitato olimpico internazionale (dal '52 al '72) non mosse un dito per riabilitare il vecchio avversario dichiarandosi sempre feroce sostenitore del dilettantismo. Solo nel 1982 Thorpe venne riabilitato e le medaglie restituite ai figli. Ma lui se ne era già andato, in una roulotte a Lomita (California) nel '53, a 65 anni. Brundage era ancora vivo (morì nell’87) ma questa volta non poté opporsi non essendo più presidente di nulla.

È uno dei tanti episodi controversi della vita di Brundage, che fu il regista della partecipazione americana all’Olimpiade di Berlino.Il movimento dei Paesi decisi a boicottare i Giochi dei nazisti era forte e compatto, anche perché non era un segreto che tutti gli ebrei tedeschi erano stati esclusidalla squadra olimpica (gareggiò solo Helena Mayer, campionessa di scherma, più che altro una mossa propagandistica), ma alla fine naufragò. Brundage, all’epoca presidente del comitato olimpico Usa, fu tra i maggiori sostenitori della partecipazione americana e nel 1941 venne espulsodall’American First Committee (il comitato pacifista e isolazionista statunitense) per le sue inclinazioni filonaziste.Ma conclusa la guerra ebbe la sua rivincita diventando il capo dello sport olimpico mondiale.

Pochi, però, i dubbi sulle sue inclinazioni. Proprio durante i Giochi di Berlino accade un fatto molto strano. La mattina della gara della staffetta 4x100, Marty Glickman e Sam Stoller, gli unici due atleti ebrei della squadra statunitense di atletica, vengono sostituiti da Jesse Owens e Ralph Metcalfe. Di ufficiale non è mai stato trovato nulla, ma tutti, all’epoca, avrebbero scommesso che la decisione fosse stata di Brundage. Una specie di campione del mondo di ipocrisia. La sua presidenza del Cio, per altro, fu ricca di episodi controversi. Nel 1968 cacciò in quattro e quattr’otto dai Giochi del Messico Tommie Smith e John Carlos, che sul podio dei 200 metri alzarono il pugno guantato di nero in segno di solidarietà al Black Power. 

Nel 1972 rimandò a casa da Sapporo lo sciatore austriaco Karl Schranz accusandolo di professionismo (fosse stato l’unico…). Si oppose invece all’esclusione dello Zimbabwe, allora si chiamava Rhodesia, per le sue politiche di apartheid. E a Monaco nel 1972 decise di continuare i Giochi nonostante il brutale attentato di Settembre Nero contro gli atleti israeliani (17 i morti, compresi i palestinesi). Un giorno di sospensione (il 5 settembre) e la ripartenza annunciata da Brundage in un lungo discorso sui valori e la forza del movimento olimpico: «I Giochi devono continuare». Con buona pace degli 11 israeliani che avevano perso la vita.

Nell'immagine: Avery Brundage (1887-1975) parla ai media durante i Giochi olimpici di Londra 1948

Su «la Lettura» #765, disponibile nell'App, Domenico Calcagno rievoca i Giochi del 1936, l'«Olimpiade di Hitler», raccontati attraverso gli articoli che uscirono quell'anno sul «Corriere» 

27 luglio 2026 ( modifica il 27 luglio 2026 | 19:54)

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