Il terrorista dilettante e il rischio della radicalizzazione invisibile
Corriere della Sera - Cultura

Il terrorista dilettante e il rischio della radicalizzazione invisibile

Lunedì 27 luglio 2026
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Abdul Ballout, il ventunenne che ha compiuto il grave attentato di domenica contro il Christopher Street Day, il Pride berlinese che si tiene dal 1979, ricalca l’identikit del terrorista dei nostri tempi

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Il terrorista dilettante e il rischio della radicalizzazione invisibile

Valentine Lomellini | 27 luglio 2026

Abdul Ballout, il ventunenne che ha compiuto il grave attentato di domenica contro il Christopher Street Day, il Pride berlinese che si tiene dal 1979, ricalca l’identikit del terrorista dei nostri tempi

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Dilettante, aspirante foreign fighter, attenzionato. Abdul Ballout, il ventunenne che ha compiuto il grave attentato di domenica contro il Christopher Street Day, il Pride berlinese che si tiene dal 1979, ricalca l’identikit del terrorista dei nostri tempi per queste tre caratteristiche.

Dalla fine degli anni Settanta, e con maggior impatto tra i Novanta ed i primi Duemila, abbiamo assistito allo sviluppo di un’ondata di terrorismo che faceva della religione il proprio stendardo. Gli attacchi di Al Qaeda, prima, e dell’ISIS, poi, venivano pianificati in seno a strutture organizzate, in cui la dimensione gerarchica era fondamentale sia per l’individuazione di un target sia per l’attuazione dell’attentato, in vari casi dando vita ad un terrorismo di tipo suicida. Alcuni studiosi ritengono che questa specifica ondata di terrorismo religioso si sia conclusa con gli anni Dieci e che la nuova generazione di terroristi, i cosiddetti “lupi solitari”, sia ontologicamente differente tanto da pensare di trovare nuove categorie interpretative per comprendere tale recente fenomeno.

L’azione di Ballout si inserisce in questo ambito. Non era un terrorista suicida, né un professionista del terrorismo e questo ce lo suggerisce sia la gestione dell’attentato stesso, senza una precisa via di fuga, sia la leggerezza di affittare a suo nome il furgone con cui ha compiuto l’attacco. Sappiamo anche che era un aspirante foreign fighter e che aveva provato, l’anno scorso, a raggiungere la Siria per unirsi allo Stato islamico. Basta con la propaganda sul web, basta con le invettive sui social. La sua scelta conferma due studi pubblicati sulla rivista scientifica «Perspectives on Terrorism» nel 2022 e nel 2026, secondo i quali il proselitismo e la radicalizzazione vivono soprattutto di canali interpersonali. Un terrorismo semi-analogico, insomma, che si nutre del web nella misura nella quale su internet si consolidano narrazioni e retoriche che annunciano una nuova jihad.

Ecco perché anche un dilettante può diventare pericoloso. E qui giungiamo alla terza caratteristica: attenzionato. Ballout era conosciuto alle autorità di pubblica sicurezza per le sue simpatie islamiste, ma soprattutto era stato condannato per aver progettato un grave atto di violenza e stava seguendo un percorso di riabilitazione.
L’individuazione di «lupi solitari» decisi ad agire è, per la polizia, compito assai delicato almeno per tre ragioni. La prima: vi sono individui che si possono radicalizzare senza mai decidere di compiere un attacco, restando nella cosiddetta «zona grigia». La seconda: perseguendo chi in quella zona grigia milita, si rischia di mettere in allerta chi davvero ha intenzione di compiere atti di terrorismo. La terza: l’utilizzo di mezzi comuni (un furgone, un coltello) sono di difficile intercettazione e ostacolano una efficace prevenzione.
Ma il profilo di Ballout sembra di tutt’altro genere. E forse, dopo l’attacco al Pride, qualche riflessione sulla gestione del pericolo e sull’efficacia dei percorsi di deradicalizzazione andrebbe sviluppata.

27 luglio 2026

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