Giorgio Bocca, la libertà di scrivere quello che si pensa
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Giorgio Bocca, la libertà di scrivere quello che si pensa
risponde Aldo CazzulloI tuoi preferiti
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Caro Aldo,
lei ha citato il Provinciale di Giorgio Bocca. Lo lessi quando uscì e lo trovai un libro bellissimo, ingiustamente dimenticato. Forse perché Bocca era un giornalista e non un letterato. Invece penso che quel libro dovrebbero leggerlo tutti quelli che vogliono conoscere l’Italia e lo si dovrebbe leggere nelle scuole.
Cosimo Del Gratta
Caro Cosimo,
ogni anno mi faccio un punto d’onore di leggere il libro che ha vinto lo Strega. Quello di Michele Mari è tra i migliori. Eppure non ne ho ancora trovato uno in questi vent’anni che mi abbia dato la stessa emozione che ho provato quando ho letto e che provo ogni volta che riprendo in mano «Il provinciale» di Giorgio Bocca. Non è solo giornalismo, è letteratura. Di tutte le avventure di questo grandissimo inviato, restano più impresse nel lettore quelle fallite, riuscite male o in modo maldestro o improbabile. L’autista che anziché dai Vietcong lo porta a mangiare i gamberetti con l’ananas da suo cugino ristoratore, i guerrieri del drago nero che lo sfidano perché nei reportage dall’Olimpiade di Tokyo 64 aveva offeso l’imperatore che «nei giorni dei peggiori massacri non si era distolto dalla cura dei suoi fiori», la surreale spedizione in Romania, dove secondo Bettiza stavano per arrivare i carri armati sovietici che però non arrivarono — «mai visto neanche in Africa o in Asia un Paese più povero della Romania di Ceausescu» —, il direttore dell’Europeo che gli dice: «Stiamo decidendo se alzare o abbassare il livello del giornale. Se lo abbassiamo, ti assumo». Ovviamente quello di Giorgio Bocca non è soltanto un libro, è uno stile. Uno stile sempre comunque critico. Uno stile purtroppo oggi passato di moda. Nella civiltà dei social, al giornalista è riservato il ruolo di corifeo, se preferite di tifoso. Giornalisti anche importanti si affrettano a postare foto per intercettare un attimo prima l’emozione popolare: la foto della donna forte che vince trionfante le elezioni, del campione che vince Wimbledon, del cantante che vince Sanremo. Chi critica viene severamente punito, e degradato alla categoria di «invidioso». Ma un giornalista non vuole vincere le elezioni, Wimbledon, Sanremo. Un giornalista vuole essere libero di scrivere quello che pensa. Giorgio Bocca era così. Forse anche per questo oggi non è ricordato come meriterebbe.
27 luglio 2026
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