Il legno che racconta la memoria della foresta: a Bressanone la mostra di Hermann Josef Runggaldier
Corriere della Sera - Cultura

Il legno che racconta la memoria della foresta: a Bressanone la mostra di Hermann Josef Runggaldier

Lunedì 27 luglio 2026
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Un’esposizione-omaggio che ripercorre oltre cinquant’anni di attività dell’artista gardenese attraverso un ampio percorso che mette in relazione sculture, rilievi, disegni e installazioni composte con elementi naturali

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Il legno che racconta la memoria della foresta: a Bressanone la mostra di Hermann Josef Runggaldier

di Silvia M. C. Senette

Un’esposizione-omaggio che ripercorre oltre cinquant’anni di attività dell’artista gardenese attraverso un ampio percorso che mette in relazione sculture, rilievi, disegni e installazioni composte con elementi naturali

Il legno è una materia viva che conserva le tracce del tempo, le incisioni degli insetti e la memoria della foresta. A cogliere questo dialogo nascosto per trasformarlo in un’indagine visiva sull’esistenza è Hermann Josef Runggaldier di Ortisei, uno dei maestri della scultura altoatesina contemporanea. Nella cornice del Palazzo Vescovile, alla Hofburg di Bressanone, ha aperto la sua mostra temporanea Spazi intermedi, aperta al pubblico fino al 15 novembre.

Oltre cinquant’anni di attività

Un’esposizione-omaggio che ripercorre oltre cinquant’anni di attività dell’artista gardenese attraverso un ampio percorso che mette in relazione sculture, rilievi, disegni e installazioni composte con elementi naturali.
La selezione delle opere curata per la Hofburg esplora la dimensione del passaggio in cui il corpo umano e la materia vegetale si incontrano.
Tra i lavori esposti, bozzetti, studi di nudo e opere emblematiche come Dialogo, Oggetto trovato e Golden Design.

Linguaggio primordiale

Nelle sue figure essenziali, volutamente prive di orpelli figurativi e rese talvolta in coppia o in piccoli gruppi sospesi come su un palcoscenico del quotidiano, lo scultore affronta le grandi questioni del nostro tempo: la vulnerabilità e la forza, la speranza e l’isolamento, la vicinanza e la distanza. La nudità dei soggetti diventa un linguaggio primordiale che amplifica la carica espressiva dei gesti e la ricerca di legami sociali, ponendo la lentezza della scultura in aperto contrasto con le dinamiche della società postindustriale e digitale.

Ambiente naturale

Un polo fondamentale della poetica è il rapporto viscerale con l’ambiente naturale. Runggaldier raccoglie reperti lignei trovati nel bosco, come tronchi o frammenti recanti le tracce vive degli scarabei della corteccia e le minuscole architetture delle formiche, per elevarli a veri e propri monumenti della memoria biologica. Questi tesori nascosti vengono mostrati nella loro cruda bellezza attraverso una delicata sottolineatura grafica o impreziositi dall’applicazione della foglia d’oro in un gioco di associazioni tra l’opera dell’insetto e l’intervento umano. La materia naturale viene indagata anche in rilievi come Radici, dove la superficie levigata del legno si apre in finestre che custodiscono elementi simbolici legati alla terra e alla continuità biologica.

La formazione

Nato a Ortisei nel 1948, Runggaldier si è formato alla locale Scuola d’Arte studiando disegno sotto la guida di Markus Vallazza, che gli ha trasmesso la passione per la figura, per poi perfezionare la tecnica dell’intaglio nelle botteghe artigiane della valle. I viaggi di studio a Vienna, Berlino, Londra e negli Stati Uniti, tra il 1969 e il 1972, lo portano a staccarsi dai canoni della produzione tradizionale. Come esponente del gruppo «Circolo», negli anni Sessanta e Settanta partecipa da protagonista alla stagione di rinnovamento che affranca la scultura gardenese dal contesto artigianale. Conseguito il titolo di maestro scultore nel 1975, Runggaldier avvia una carriera internazionale costellata di premi e mostre: dal Museo d’Arte Moderna di Bologna al Castello Maschio Angioino di Napoli, dalla Galleria Civica del Mart fino al Forte di Fortezza per la Biennale Gherdëina 7, oltre ai grandi musei cinesi di Hangzhou, Wuhan e Guangdong.

Materiali

Affiancato negli anni da un’intensa attività monumentale nello spazio pubblico, con opere in bronzo, pietra e legno destinate a piazze, scuole e poli liturgici da Ortisei a Verona fino alla Val Badia, Runggaldier conferma con questa mostra a Bressanone la sua capacità di fare dialogare linguaggi e materiali diversi, dalla resina al piombo, fino al plexiglas. I suoi progetti dialogano con differenti discipline, comprese la fotografia e la ricerca gastronomica, in una costante apertura espressiva. Nelle sale del Palazzo Vescovile di Bressanone le opere non offrono risposte preconfezionate, ma spalancare uno spazio di meditazione sul tempo invitando chi guarda a misurarsi con i molteplici intervalli della vita.

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