L'Atleta di Taranto mangiava le cozze ed era intollerante al lattosio. Al via la mostra che racconta il più grande campione dell'antichità (ma anche Pilato e Iacovone)
Corriere della Sera - Cultura

L'Atleta di Taranto mangiava le cozze ed era intollerante al lattosio. Al via la mostra che racconta il più grande campione dell'antichità (ma anche Pilato e Iacovone)

Domenica 26 luglio 2026
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Gli studi sull'unico atleta del mondo greco con la sepoltura interamente recuperata condotti dal Cnr e dall'università La Sapienza di Roma. Al MarTa l'evento in vista degli imminenti Giochi del Mediterraneo

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L'Atleta di Taranto mangiava le cozze ed era intollerante al lattosio. Al via la mostra che racconta il più grande campione dell'antichità (ma anche Pilato e Iacovone)

di Cesare Bechis

Gli studi sull'unico atleta del mondo greco con la sepoltura interamente recuperata condotti dal Cnr e dall'università La Sapienza di Roma. Al MarTa l'evento in vista degli imminenti Giochi del Mediterraneo

La tomba che contiene i resti del leggendario atleta di Taranto

Da buon tarantino mangiava le cozze – il tartaro sui denti l’ha dimostrato – era intollerante al lattosio e predisposto alla psoriasi. Il suo gruppo sanguigno era lo zero. L’Atleta di Taranto, unico "superstite" del mondo greco con la sepoltura interamente recuperata, campionissimo dell'anticihità di lancio del disco e di pentathlon, è il testimone più illustre della mostra «L'arte della vittoria. Atleti e competizioni nel Mediterraneo» visitabile al Museo archeologico nazionale di Taranto fino al 10 gennaio 2027. 

L’esposizione è un viaggio che trae origine dalla pratica delle discipline sportive nell’antica Grecia e nel Mare Nostrum per approdare fino ai XX Giochi del Mediterraneo che si svolgeranno proprio a Taranto a partire dal 21 agosto. Il MarTa non espone solo l’ignoto campione di atletica tarantino, morto a Taranto agli inizi del V secolo avanti Cristo, le cui spoglie sono conservate nel museo tarantino insieme al suo sarcofago e alle pregiate anfore panatenaiche, simbolo delle vittorie conseguite dall’uomo nei giochi in onore di Atena. Mostra anche la cuffia da gara e le medaglie di Benedetta Pilato, la ventenne nuotatrice tarantina già campionessa mondiale di nuoto, la maglia della marciatrice Antonella Palmisano, vincitrice alle Olimpiadi di Tokio, le scarpette da football di Erasmo Iacovone, l’indimenticabile bomber del Taranto calcio lungo un itinerario che collega lo sport dell’antichità al prossimo appuntamento internazionale che la città si appresta a vivere. 

Stella Falzone, direttrice del MarTa, definisce coraggiosamente «pop» questa esposizione e sottolinea che «il progetto è nato dalla volontà di affermare la stretta connessione tra la virtù atletica che ci tramanda l’archeologia del territorio, fondata sulla storia di un atleta antico vissuto a Taranto, con il valore dell’atletismo dell’epoca contemporanea, come parte di una storia millenaria che nella dimensione internazionale dei Giochi del Mediterraneo trova una eccezionale occasione di celebrazione e azione condivisa. Il gesto atletico come occasione di incontro tra popoli e culture differenti nel segno della pace». 

Le caratteristiche dell’atleta tarantino del passato sono frutto delle ricerche condotte con il Cnr e l’Università Sapienza di Roma. All’inaugurazione di due giorni fa sono intervenuti il vice presidente del comitato organizzato dei Giochi del Mediterraneo, Sandro Esposito, e il direttore generale Carlo Molfetta collegati da remoto con i direttori dei musei di Egitto, Tunisia, Marocco e Tanzania, che hanno curato la sezione della mostra dedicata alle testimonianze provenienti dalle opposte sponde del Mediterraneo. Tra le iniziative collegate, ci sono lo sconto del 20 per cento sul biglietto per atleti e team dei Giochi e lo spettacolo teatrale «L'Atleta di Taranto», in programma nel chiostro del museo dal 25 al 27 agosto

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