Fino all’ultimo respiro. All’«Eden d’Estate» una due giorni dedicata alla rivoluzionaria opera prima di Godard
Corriere della Sera - Cultura

Fino all’ultimo respiro. All’«Eden d’Estate» una due giorni dedicata alla rivoluzionaria opera prima di Godard

Domenica 26 luglio 2026
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Lunedì 27, alle 21.30, è in programma Nouvelle vague (2025), film che ricostruisce la genesi del primo lungometraggio di Godard; A bout de souffle verrà proiettato martedì alla stessa ora, anticipato però dall’incontro col critico Simone Brioni intitolato «Jean Luc Godard e la Nouvelle vague»

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Fino all’ultimo respiro. All’«Eden d’Estate» una due giorni dedicata alla rivoluzionaria opera prima di Godard

di Pietro Keller Cassetti

Lunedì 27, alle 21.30, è in programma Nouvelle vague (2025), film che ricostruisce la genesi del primo lungometraggio di Godard; A bout de souffle verrà proiettato martedì alla stessa ora, anticipato però dall’incontro col critico Simone Brioni intitolato «Jean Luc Godard e la Nouvelle vague»

Un uomo ruba un’automobile e, durante la fuga, uccide un poliziotto. Si reca dunque a Parigi, in cerca di soldi per fuggire in Italia. Lì incontra Patricia, una fanciulla americana che vende il New York Herald Tribune sugli Champs-Elysées, e ha il sogno di diventare una giornalista. La trama di Fino all’ultimo respiro, nella sua essenzialità, è questa. E si può dire che, tutto sommato, non sia neanche così importante. Quel che conta è ciò che accade fra le righe (fra le inquadrature). Susan Sontag: A bout de souffle ha rivoluzionato il cinema come James Joyce ha rivoluzionato la letteratura e Igor Stravinskij la musica classica. Addirittura: come le gestualità di Michel Poiccard sono un omaggio pervasivo all’estetica di Humprey Bogart e dei classici del cinema noir, così le melodie russe tradizionali sono insieme richiamate e superate dalle innovazioni ritmiche e tonali della Sagra della primavera del compositore russo. Forse Fino all’ultimo respiro è un film che non vorrebbe prendersi così tanto sul serio; però certamente lo merita.

Fa bene l’Eden d’Estate, la rassegna di cinema all’aperto che si tiene tutte le sere al Viridarium, a dedicargli due giorni di appuntamenti. Così articolata: lunedì 27, alle 21.30, è in programma Nouvelle vague (2025), film che ricostruisce la genesi del primo lungometraggio di Godard; A bout de souffle verrà proiettato martedì alla stessa ora, anticipato però– alle 19 presso l’Auditorium Santa Giulia – dall’incontro col critico Simone Brioni intitolato «Jean Luc Godard e la Nouvelle vague».

«Quando ho accettato il ruolo, lui mi ha consegnato tre paginette dove c’era scritto: “Lascia Marsiglia. Ruba un’auto. Vuole andare a letto con la ragazza. Lei non vuole. Alla fine, lui muore o se ne va (da decidere)”». Lo raccontava Jean Paul Belmondo rivelando il metodo di scrittura di Godard: quasi un canovaccio, il resto deciso sul set, a seconda delle inclinazioni degli attori sul momento. Similmente poco ortodosse erano le riprese: il film venne girato in poche settimane, con un budget esiguo, per le strade di Parigi brulicanti di gente, spesso ignara di essere ripresa dalle telecamere di Godard, nascoste dappertutto (c’è chi le ha definite «tecniche di guerriglia»).

«Fino all’ultimo respiro»: lo è il film stesso, lo sono le tematiche e il loro sfondo, o forse la tematica è il suo sfondo, una Parigi attraversata da una giovinezza alata, che la vive di fretta, quasi a grandi abbozzi d’impressione. Godard cerca di esprimere i nuovi sentimenti della sua poetica con quelle inquadrature intervallate da tagli continui (il celebre «jump cut»): sembra di tenere il fiato per un’ora e trenta, trascinati da una coincidenza in una breve e lunghissima notte pervasa da un’estasiante leggerezza, e ricolma di tensione erotica e drammatica…finché Jean Seberg si passa lentamente il pollice sul labbro superiore, e il suo bel volto compie una piccola smorfia.

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