Rifugi trasformati in hotel di lusso: ostriche, champagne e suite con sauna a infrarossi da 500 euro a notte. Tutte i luoghi dove la montagna è chic
Corriere della Sera - Cultura

Rifugi trasformati in hotel di lusso: ostriche, champagne e suite con sauna a infrarossi da 500 euro a notte. Tutte i luoghi dove la montagna è chic

Domenica 26 luglio 2026
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Dal Fredarola che offre suite con vista sulle Dolomiti al «design alpine-chic» di Capanna Presena. Il Cai: «Così si perde chi ama la montagna». Il titolare di Capanna Punta Penia: «Giusto coprire tutte le fasce di mercato»

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Rifugi trasformati in hotel di lusso: ostriche, champagne e suite con sauna a infrarossi da 500 euro a notte. Tutte i luoghi dove la montagna è chic

di Giacomo Candoni

Dal Fredarola che offre suite con vista sulle Dolomiti al «design alpine-chic» di Capanna Presena. Il Cai: «Così si perde chi ama la montagna». Il titolare di Capanna Punta Penia: «Giusto coprire tutte le fasce di mercato»

Ostriche, champagne, suite con sauna a infrarossi al posto di un pasto caldo frugale e camerate spartane. Negli ultimi anni, diversi rifugi alpini sono stati ristrutturati, trasformandosi in strutture ricettive di lusso e accantonando la loro funzione originaria di ricoveri per escursionisti a cui dopo una camminata bastavano un semplice letto e un pasto caldo. «La montagna si sta adattando al turista, quando invece dovrebbe essere il contrario», è l’allarme lanciato dal presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella.

«Un rifugio non è un albergo»

Il numero uno del Cai altoatesino parla poi di rispetto verso i rifugisti: «I “veri” rifugi sono quelli che si raggiungono a piedi e dove, in alcuni casi, i gestori si riforniscono ancora trasportando viveri e materiali sulle spalle». Per Zanella la distinzione è anche lessicale: «Penso sia sbagliato chiamare “rifugio” una struttura che offre le comodità di un albergo qualunque. Nei rifugi si vive una montagna autentica e ci si accontenta di un semplice minestrone d’orzo». «Oggi, invece, sia i turisti sia gli albergatori vogliono sempre di più - avverte il presidente del Cai - e questi ultimi stanno provando a trasferire in quota il turismo di città. Il rischio è perdere chi ama davvero le nostre montagne a favore di chi sale solo per fare l’aperitivo con un bel panorama da condividere sui social».

I prezzi

In questo senso lo scettro di “rifugio” anticonformista spetta al Fredarola, circondato dal gruppo del Sella e dalla Marmolada, che sul sito si presenta con una frase eloquente: «Siamo fieri di non essere il solito rifugio di montagna». Ristrutturato nel 2023, nel suo menu ci sono «ostriche freschissime e champagne raffinato» per vivere le Dolomiti «all’insegna del gusto e dell’eleganza». Per dormire, la camera più economica costa 210 euro a persona a notte, cifra che comprende accesso al centro benessere e trattamento di mezza pensione. Un prezzo modesto rispetto a quello della Junior Suite con sauna a infrarossi privata, per cui si spendono 500 euro a notte. Rimanendo in Trentino, ma spostandosi verso il Passo del Tonale e il confine con la Lombardia, Capanna Presena accoglie i propri ospiti a 2.734 metri «in un ambiente confortevole come ce lo si immagina in montagna: col profumo del legno, il calore del camino, i sapori genuini del territorio e tanta magia». Anche per questo tocco fiabesco, unito a un «design alpine-chic unico e confortevole» e ai vari servizi che «portano tutte le comodità moderne in quota» - colazione a buffet, spa, saune e piscina - si spendono almeno 180 euro a notte in mezza pensione (dal 6 al 13 settembre). Nello stesso periodo, per chi ha maggiori disponibilità economiche la suite «Lago Scuro» costa 305 euro.

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I prezzi in Alto Adige

In Alto Adige, natura e lusso si fondono al rifugio Zallinger (2.054 metri), sull’Alpe di Siusi. Immergersi nell’«anima alpina», prendendo le distanze dalla «frenesia del mondo moderno», dal 20 al 27 agosto costa 240 euro a notte se si viaggia soli, 184 in due, in entrambi i casi con trattamento di mezza pensione. Una trentina di euro in meno se si prenota a fine settembre.
Meno caro uno dei 45 posti letto del rifugio Santner, nel cuore del gruppo del Catinaccio, finito nell’occhio del ciclone qualche anno fa dopo una ristrutturazione che l’ha trasformato da casetta in legno a piramide di metallo. Una camera da due o tre posti costa 130 euro a notte a persona, in regime di mezza pensione, mentre per una dai 4 ai 6 si pagano 105 euro.
Il lusso montano si intreccia inoltre con il tema della sostenibilità e in questo senso il presidente del Cai altoatesino Zanella lancia un appello: «Mai come quest’estate bisogna essere in grado di accontentarsi. L’emergenza idrica costringe molti rifugi a centellinare le risorse di acqua e dunque anche una doccia calda potrebbe non essere garantita».

«Giusto coprire tutte le fasce di mercato»

Nonostante i prezzi, c’è comunque chi non si sente di criticare questa nuova fisionomia delle Dolomiti: «Non vedo nulla di male nel fatto che alcune strutture offrano servizi in più di alta qualità o che si rivolgano a persone disposte a pagare prezzi elevati», spiega Aurelio Soraruf, dal 1995 proprietario della Capanna Punta Penia, in vetta alla Marmolada, e del rifugio Castiglioni, affacciato sul lago Fedaia ai piedi del versante nord del ghiacciaio. «Dal mio punto di vista - aggiunge - è giusto coprire tutte le fasce di mercato». Secondo il rifugista, la questione più urgente da risolvere per la montagna riguarda «l'iper-sfruttamento turistico»: «Le società impiantistiche spediscono in quota migliaia di persone ogni giorno creando un sovraffollamento preoccupante che trasforma anche il turismo montano in un'attività di tipo “industriale” in cui contano solo i numeri».

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