Figli o no? Se il «non ora» si trasforma in un «mai», il problema va risolto
Corriere della Sera - Cultura

Figli o no? Se il «non ora» si trasforma in un «mai», il problema va risolto

Domenica 26 luglio 2026
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La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Bivio? e Flavia

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Figli o no? Se il «non ora» si trasforma in un «mai», il problema va risolto

di Candida Morvillo

La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Bivio? e Flavia

Cara Candida, ho 39 anni e da otto sto con Marco. Quando ci siamo conosciuti, nessuno dei due parlava di figli. Io dicevo «forse, un giorno», lui «non adesso». Mi sembravano risposte quasi uguali. Avevamo poco più di trent’anni, lavori precari, viaggi da fare. Dopo due anni siamo andati a vivere insieme. Abbiamo comprato un appartamento, scelto i mobili, discusso per il colore della cucina e fatto pace sul pavimento del salotto. Pensavo che, costruendo una vita comune, il resto sarebbe arrivato da sé. A 35 anni ho cominciato a desiderare seriamente un figlio. Non è successo all’improvviso. All’inizio era una curiosità, poi un pensiero sempre più presente. Quando vedevo Marco giocare con i bambini dei nostri amici, mi sembrava di intravedere il padre che avrebbe potuto essere. Lui è affettuoso, paziente, sa parlare con loro senza trattarli da stupidi. Però, appena torniamo a casa, dice sempre: «Belli, ma che sollievo riconsegnarli». La prima volta che gli ho detto chiaramente che volevo provarci, mi ha risposto che non era il momento. Aveva appena cambiato lavoro. L’anno dopo, c’era il mutuo. Poi, è arrivata la pandemia. Poi, mia madre si è ammalata. Ogni rinvio aveva una ragione sensata. Intanto, però, gli anni passavano. L’anno scorso, ho fatto una visita dal ginecologo. Non avevo ricevuto una condanna, ma avevo capito che non potevo più continuare a comportarmi come se il tempo fosse infinito. Quella sera gli ho chiesto di parlarmi con assoluta sincerità. Lui ha pianto e mi ha detto che non vuole figli. Non ora: mai. Mi ha raccontato che è cresciuto in una casa in cui i genitori litigavano sempre e ripetevano di essere rimasti insieme soltanto per lui. Che l’idea di diventare padre gli mette addosso una responsabilità che non desidera. Che ama la nostra vita così com’è: i viaggi, le domeniche lente, il lavoro, la libertà. Mi ha detto anche una frase che mi ha fatto male: «Pensavo che, con il tempo, ti sarebbe passata». Io gli ho risposto che pensavo esattamente lo stesso: che sarebbe passata a lui la paura. Da allora viviamo in una tregua tristissima. Ci vogliamo bene, ci abbracciamo, facciamo progetti di pochi mesi. Lui ha persino proposto un viaggio in Patagonia per l’anno prossimo. Io ho pensato che nella sua idea di futuro ci sono voli, alberghi, mentre nella mia c’è una persona che ancora non esiste. Non voglio convincerlo ad avere un figlio per non perdermi. Ma non voglio neppure rinunciare alla maternità e ritrovarmi, fra dieci anni, a rimproverargli una scelta che in realtà avrò fatto io. Lui dice che lasciarlo significherebbe preferire un figlio immaginario a un uomo reale che mi ama. A volte, penso che abbia ragione. Altre volte, sento che, restando, tradirei una parte decisiva di me. Come si lascia l’uomo che si ama per qualcuno che non esiste ancora ?
Bivio?
 
Cara Bivio?, per anni avete usato «non adesso» come una tregua. Tu speravi che la sua paura passasse, lui che passasse il tuo desiderio. Nessuno dei due mentiva, ma entrambi ascoltavate soprattutto la risposta che desideravate sentire. Ora il tempo ha trasformato quella tregua in un bivio. Non c’è un colpevole. Marco non è egoista perché non vuole diventare padre e tu non sei ingrata perché l’amore che ricevi non cancella il desiderio di maternità. Il problema è che si può mediare sulla città in cui vivere o sulla meta delle vacanze, ma su avere o non avere un figlio non esiste un compromesso. Dovete rispondere separatamente a due domande molto dure. Tu puoi scegliere una vita senza figli senza trasformare, un giorno, Marco nel responsabile della tua rinuncia? Lui può scegliere di diventare padre desiderandolo davvero e non solo per paura di perderti? Basta un solo no perché la decisione sia scritta. Per lui questo può essere un momento decisivo, non perché debba cambiare idea, ma perché è arrivato il momento di capire da dove nasce il suo rifiuto della paternità, se è una scelta autentica, se è paura di ripetere la storia della propria famiglia, o se è rifiuto di guarire il bambino ferito che è stato, assumendosi la responsabilità di diventare a sua volta genitore. I suoi traumi si possono elaborare e forse sciogliere, ma è un percorso serio e solo lui può decidere se affrontarlo. Tu puoi dirgli solo che per te il tempo non è neutro. Restare aspettando che lui cambi idea non fa bene né a te né a lui. Comunque, non lasceresti Marco per qualcuno che non esiste. Lo lasceresti per non perdere la donna che vuoi diventare.

L’amore? Da inserire in agenda alla voce «imprevisti»

Cara Candida, l’uomo con cui esco da tre mesi ha organizzato la nostra prima vacanza su un foglio Excel. Sveglia alle 7, spiaggia dalle 7,35 alle 12, pranzo alle 12,45. Museo alle 14,30. «Tempo libero per gelato» dalle 16,30 alle 17,00. Poi, transfer per aperitivo eccetera. Ieri gli ho chiesto quando avremmo fatto l’amore. Ha controllato il telefono e ha risposto: «Mercoledì dopo il tramonto, salvo ritardi del traghetto». Sto cominciando a detestare lui, Excel e i tramonti. Posso nascondergli il caricabatterie ?
Flavia
 
Cara Flavia, non nascondergli il caricabatterie: nasconditi tu. Nel terrore di sprecare la vacanza, quest’uomo la sta trascorrendo ad amministrarla. Se non vuoi lasciarlo (lo capisco: restare separati in una camera d’albergo non è il massimo) digli che gli concedi due appuntamenti fissi al giorno e che il resto della giornata è libero. Quanto all’amore, pretendi di inserirlo alla voce «imprevisti», senza indicare la durata. Se te la chiede, rispondi che dipende dal traffico.

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