Giulio Paolini, sulla soglia dell'immagine
Ora in mostra alla Galleria Christian Stein di Milano con la personale «In studio (ora come allora)», l'artista che esordì negli 1960 con «Disegno geometrico», la squadratura di una tala, continua a immaginare, teorizzare e costruire sofisticati sistemi concettuali
Domenica 26 luglio 2026
Giulio Paolini, sulla soglia dell'immagine
Ora in mostra alla Galleria Christian Stein di Milano con la personale «In studio (ora come allora)», l'artista che esordì negli 1960 con «Disegno geometrico», la squadratura di una tala, continua a immaginare, teorizzare e costruire sofisticati sistemi concettuali
di ANDREA FANTILa funzione principale dell’arte contemporanea è di sollecitare il pensiero. L’estetica ha ceduto il passo al concetto, la ricerca di bellezza prende nuove forme e usa codici diversi, così l’arte racconta il tempo in cui viviamo e lancia sfide intellettuali per aiutarci a comprendere le sfaccettature della realtà. Artisti di lungo corso riescono a stupirci e a sorprenderci con nuove opere, dimostrando di aver creato un linguaggio immune dalle ingiurie del tempo. Giulio Paolini (Genova 1940), ora alla Galleria Christian Stein di Milano con la personale In studio (ora come allora), fin dagli esordi ha formulato un pensiero che andava oltre le convenzioni e le tendenze dei contemporanei.Ha intrapreso una ricerca rigorosa e costante superando il concetto di pittura, rivolgendo il suo interesse sulla superficie del quadro in attesa di immagine e sugli strumenti di lavoro, unici testimoni del fare dell’artista. E continua, imperterrito e disciplinato, a immaginare, teorizzare e costruire sofisticati sistemi concettuali.
Il primo quadro, Disegno geometrico del 1960, è una suggestione preliminare a qualunque immagine.È la squadratura geometrica della superficie della tela, un tratto disegnato su uno strato bianco preparato (bianco di zinco, vinavil), che quindi aveva già in sé stessa una storia pittorica. Le diagonali e le mediane che partono dal centro arrivano ai vertici della tela e definiscono i confini di uno spazio, che è spazio in attesa di accogliere possibili immagini.
Non c’è una misura del tempo nel lavoro di Paolini, che si è autodefinito «un artista che si aggira nel vuoto e non sa rinunciare a dircelo». Un vuoto pieno, però, che risuona di memoriee valori che chiedono di tornare in superficie di essere riscoperte. Un’opera fondamentale di Paolini è Giovane che guarda Lorenzo Lotto (1967), descritta da lui stesso come «ricostruzione nello spazio e nel tempo del punto occupato dall’autore (1505) e (ora) dall’osservatore di questo quadro».
Il quadro è una copia fotografica su tela di un originale di Lorenzo Lotto (nell'immagine in alto, a sinistra l'opera di Lotto, «Giovanetto», 1506 ca, Uffizi, Firenze; e a destra l'opera di Giulio Paolini), il titolo non è solo un artificio linguistico, e non è un’astuzia ad opera dell’artista: chi legge l’immagine diventa protagonista dell’opera, si trova nella stessa situazione dell’autore che guarda il soggetto che sta dipingendo, così autore del Cinquecento e spettatore sono abitanti dello stesso spazio e dello stesso tempo.Osservatore e osservato si specchiano. Leggendo il titolo e guardando la tela ci si trova ad assumere l'identità di Lorenzo Lotto.
Anche la scelta di realizzare una copia in bianco e nero non è casuale, Paolini non propone una copia pittorica dell’opera di Lotto, ne propone un simulacro foriero di significati diversi,pone lo spettatore su un piano critico e lo invita a ragionare su ciò che sta guardando. Un meccanismo perfetto che invita a leggere il quadro non a guardarlo in modo passivo.
Nelle opere di Giulio Paolini, l’uso di immagini di quadri antichi,di frammenti di un calco o di riproduzioni di quadri moderni è una scelta senza vincoli, libera di utilizzare elementi già esistenti: è la proposta simbolica di una soglia che porta alla vera immagine. «Possiamo ammirare quanto abbiamo davanti agli occhi – scrive Paolini – ma non possiamo penetrare il segreto dell’opera, quindi il circuito chiuso dei due sguardi congela il destino dell’opera in qualcosa di indecifrabile». La poetica dell’artista si sviluppa attraverso infinite riflessioni, inventando un linguaggio colto che cresce su sé stesso.
Su «la Lettura» #765, disponibile in questa App e solo oggi in edicola, l'articolo di Andrea Fanti sulla mostra di Giulio Paolini «In studio (ora come allora)», fino al 24 ottobre alla Galleria Christian Stein di Milano.
25 luglio 2026 ( modifica il 25 luglio 2026 | 20:27)
© RIPRODUZIONE RISERVATA