Sardegna d’estate, cinquant’anni dopo
Corriere della Sera - Cultura

Sardegna d’estate, cinquant’anni dopo

Sabato 25 luglio 2026
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Vengo in Gallura, ogni estate; e torno in Sardegna, durante l’anno, con qualsiasi pretesto. È una terra di grandi spazi e poche parole

La doppia vita di Luca Esposito, le finte lauree e il lavoro alla Regione che non c'era. «Era guardingo, in auto viaggiava sempre da solo»

Sardegna d’estate, cinquant’anni dopo

Beppe Severgnini | 25 luglio 2026

Vengo in Gallura, ogni estate; e torno in Sardegna, durante l’anno, con qualsiasi pretesto. È una terra di grandi spazi e poche parole

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Quando si torna per cinquant’anni in vacanza nello stesso posto il rischio è considerarlo casa. E invece no: è casa di qualcun altro, che ogni volta ci accoglie. Se dovessi spiegare i miei ottimi rapporti con la Sardegna e i sardi, forse basterebbe ripetere quanto ho appena scritto. Sono di casa, non è casa mia.
Vengo in Gallura, ogni estate; e torno in Sardegna, durante l’anno, con qualsiasi pretesto. È una terra di grandi spazi e poche parole: la terapia giusta per tempi claustrofobici e logorroici (pensate ai social: ma perché tanta gente ci dice e ci mostra quello che non c’importa di sapere e vedere?).

Ogni volta che salgo su un traghetto penso com’è cambiato il viaggio e come sono cambiato io. Nel 1976, adolescente in Vespa, sacco a pelo e posto ponte; nel 2026, nonno con cabina esterna e automobile. E se non annoto il posto esatto dove l’ho parcheggiata, non la ritrovo e rallento lo sbarco.

L’altra sera, in un attacco di romanticismo senile, sono salito sul ponte più alto mentre la nave usciva dal porto di Livorno. Di fianco a me, un marito si gira verso la moglie, sussurra il mio nome, sembra sorpreso: «Ma perché non va in aereo?». Risposta al lettore che non conosco: perché la Sardegna d’estate è un rito laico che inizia sul mare.
Sono arrivati i dati Istat sulla stagione turistica 2025: 5 milioni di presenze e 22 milioni di pernottamenti. Più 16 per cento sul 2024, più 34 per cento sul 2023: nessuna regione italiana è cresciuta tanto. Gli stranieri, l’anno scorso, sono stati la maggioranza (56 su cento), e anche questo non stupisce. Un’isola meravigliosa in un paese sicuro, mentre il mondo brucia; maggio e ottobre sempre più tiepidi: i numeri di quest’anno — vedrete — confermeranno il successo della Sardegna.

Certo, arrivarci costa. E qualcuno si lamenta per i prezzi alti dei servizi. Da qualche parte sarà così, non ne dubito. Ma sulla spiaggia di Naracu Nieddu (Aglientu) — provatela, mi ringrazierete — due lettini e un ombrellone in prima fila (c’è solo quella!), venti euro al giorno. Nella cafeteria in pineta, affacciata sul mare turchese, un piatto freddo nove euro; una birra al tavolo quattro euro. In Florida, per quei soldi, non vi danno nemmeno la cannuccia.

25 luglio 2026

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