Transizioni democratiche tra rottura e continuità
Ungheria e Polonia a confronto: il difficile equilibrio tra riforma democratica e rischio di vendetta istituzionale
Transizioni democratiche tra rottura e continuità
Maria Serena Natale | 25 luglio 2026Ungheria e Polonia a confronto: il difficile equilibrio tra riforma democratica e rischio di vendetta istituzionale
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Come si restaura la democrazia? Si può spianare tutto senza tanti scrupoli nel cambiare regole che il vecchio sistema aveva forzato e piegato a interessi di parte, con il rischio di portare la vendetta nelle istituzioni e legittimarla in società già lacerate. Oppure restare nel perimetro delle norme in vigore ed evitare strappi, sapendo che occorreranno più tempo e fatica per realizzare le promesse elettorali ma scommettendo su rispetto reciproco e concordia istituzionale. Ungheria e Polonia passano dallo stesso bivio: a Budapest il nuovo primo ministro Péter Magyar ha scelto la prima strada per chiudere 16 anni di orbanismo, dal 2023 a Varsavia Donald Tusk trova la seconda lastricata di lasciti dell’era Kaczynski.
In entrambi i Paesi al cambio di maggioranza ha fatto seguito il rinnovo dei vertici di società ed emittenti statali, nel caso ungherese con pubbliche scuse in tv e un surplus di revanscismo frutto della natura populista del fenomeno Magyar. In entrambi la corsa alle riforme mira a sbloccare i fondi Ue. In entrambi il ruolo della Corte costituzionale è diventato materia di scontro. Magyar ha portato a casa in soli otto giorni una prima modifica della Carta che gli consente di obbligare alla pensione i giudici costituzionali over 70, ridurre a 8 anni il limite massimo per il mandato del premier e a 12 quello dei parlamentari, nonché destituire il presidente della Repubblica. Con Karol Nawrocki, il polacco Tusk si trova invece a convivere con il secondo capo di Stato consecutivo schierato su posizioni in conflitto con il governo. Proprio l’elezione di Nawrocki ha impedito di ridisegnare l’assetto della Corte, la cui composizione è oggetto di contesa dal 2015. La Polonia però è tornata a contare in Europa, all’interno ha superato il clima da guerra civile. La nuova Ungheria che lavora per invertire il vecchio corso illiberale e sconfiggere la corruzione ma dispone pure raid negli uffici del partito di Orbán in cerca di prove, merita tutto il sostegno, affinché il ritrovato slancio democratico non si corrompa in resa dei conti.
25 luglio 2026
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