Guido Piovene, l'intellettuale trasformista: un saggio analizza le ambiguità ideologiche dello scrittore
Corriere della Sera - Cultura

Guido Piovene, l'intellettuale trasformista: un saggio analizza le ambiguità ideologiche dello scrittore

Sabato 25 luglio 2026
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Il nuovo saggio dello storico Isnenghi fa riflettere sul percorso del giornalista vicentino: fascista, poi comunista e socialista. E infine di nuovo a destra

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Guido Piovene, l'intellettuale trasformista: un saggio analizza le ambiguità ideologiche dello scrittore

di Francesca Visentin

Il nuovo saggio dello storico Isnenghi fa riflettere sul percorso del giornalista vicentino: fascista, poi comunista e socialista. E infine di nuovo a destra

Guido Piovene con Arnolodo Mondadori

Guido Piovene trasformista, tra fascismo e dopoguerra. Lo scrittore e giornalista vicentino è stato un intellettuale che ha cambiato idea più volte, prima camicia nera, poi comunista e socialista, fino a tornare alla destra, co-fondatore con Indro Montanelli di Il Giornale, dopo i tanti anni trascorsi al Corriere della Sera, che lasciò considerandolo troppo progressista.
Esplora la figura dello scrittore e giornalista Guido Piovene e l’ambiguità degli intellettuali italiani tra fascismo e dopoguerra, lo storico veneziano Mario Isnenghi nel nuovo saggio dal titolo provocatorio Non essere un porco. Guido Piovene e le code di paglia (Ronzani). L’analisi di Isnenghi parte dalla «confessione» di Piovene che nel 1962 pubblicò La coda di paglia, in cui intreccia autobiografia e «ammissione di colpa», per confrontarsi con le accuse sulla sua adesione al fascismo.
Attraverso la vicenda Piovene, Isnenghi, uno dei più autorevoli storici contemporanei, professore emerito di Storia contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia e riferimento negli studi sulla memoria collettiva e sull’identità nazionale tra Otto e Novecento, fa riflettere su come la parola scritta nelle varie epoche si è spesso adattata alle censure e ai vantaggi del potere.

Il docente Mario Isnenghi «Diceva: fingevo per lavorare»

Il titolo del saggio Non essere un porco, colpisce.
«Si riferisce all’espressione che Piovene, nel suo romanzo Le furie fa dire a Ernesto, la controfigura narrativa di Eugenio Colorni - spiega Mario Isnenghi - suo grande amico di gioventù e futuro caporedattore dell’Avanti, antifascista federalista, ucciso nel ‘44 a Roma dalla banda Koch».
Isnenghi precisa: «Non metto in dubbio la bravura di Piovene scrittore e giornalista, ma ho voluto approfondire la difesa di sé che fa in Coda di paglia, in cui dice chiaramente, fingevo per lavorare, per fare il giornalista. Una posizione che lo allontana da tutti gli intellettuali che invece leggevano il proprio passato fascista come uno sbaglio o ingenuità giovanile. Negli anni successivi il suo è stato uno slalom ideologico-politico funambolico: nel dopoguerra chiede di entrare nel Pci, poi nei socialisti, poi ci riprova con i comunisti, fa anche la Resistenza. E torna a destra negli anni ‘70 con Montanelli».

«Ha finto troppe ideologie»

L’idea di un saggio critico sul Piovene «trasformista» è nata quando l’editore Ronzani voleva ripubblicare Coda di Paglia. Quella che doveva essere l’introduzione al libro del professor Isnenghi si è ampliata fino a diventare, alla fine, un vero e proprio saggio, pubblicato a sé.
Sul tema degli intellettuali militanti nell’Italia fascista, Ronzani ripubblicherà a ottobre il famoso libro di Isnenghi, Intellettuali militanti e intellettuali funzionari. Appunti sulla cultura fascista, uscito per Einaudi nel 1979.
Piovene a Roma aderisce a Bandiera Rossa, un’organizzazione dove convivevano stalinisti, trotzkisti, ex fascisti. Poi chiede di entrare nel Pci, poi nel Psiup socialista. E nel 1956 torna di nuovo dai comunisti. Difficile identificare il vero Piovene, ma l’analisi di Isnenghi ci prova, senza dare giudizi. È anche una lente per osservare meglio il presente e ciò che accade nell’Italia contemporanea. Certo la coerenza non ha caratterizzato Piovene. «Il problema è che ha aderito, finto o recitato troppe ideologie», dice lo storico.

Sotto il controllo del potere

L’ambiguità degli intellettuali italiani tra fascismo e dopoguerra non riguarda solo Piovene. E il saggio di Isnenghi offre uno sguardo laterale, una riflessione che riguarda il conformismo e le debolezze della coscienza intellettuale, ma anche le ambiguità della memoria storica.
«La realtà ci dice che fare il giornalista, come anche altre professioni, nell’Italia degli anni Trenta, significava farsi controllare dal governo, non a caso esisteva un ministero apposito, quello della stampa e della propaganda».

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25 luglio 2026 ( modifica il 25 luglio 2026 | 20:33)

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