L’incognita serba e i dubbi europei
A guidare la Serbia dopo le prossime elezioni potrebbe essere il rettore dell’Università di Belgrado Vladan Djokic, schieratosi a fianco dei giovani che sono scesi in piazza dopo la sciagura della stazione ferroviaria di Novi Sad
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L’incognita serba e i dubbi europei
Paolo Lepri | 24 luglio 2026A guidare la Serbia dopo le prossime elezioni potrebbe essere il rettore dell’Università di Belgrado Vladan Djokic, schieratosi a fianco dei giovani che sono scesi in piazza dopo la sciagura della stazione ferroviaria di Novi Sad
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Se il movimento degli studenti serbi diventerà un partito, a guidarlo nelle prossime elezioni in autunno potrebbe essere il rettore dell’Università di Belgrado Vladan Djokic, schieratosi a fianco dei giovani che sono scesi in piazza, diventando ogni giorno più numerosi, dopo la sciagura della stazione ferroviaria di Novi Sad. Quanto è accaduto il primo novembre 2024 nel capoluogo della Vojvodina — dove una tettoia costruita da una ditta cinese è crollata provocando la morte di 16 persone — ha dato il via a un’ondata proteste contro la corruzione, la negligenza e la mancata trasparenza dei lavori pubblici. «Fin dal principio — ha detto l’architetto e urbanista in un’intervista a El Mundo — ho appoggiato gli studenti, il loro modo di pensare genuinamente democratico e il loro proposito di cambiare il Paese in accordo con i valori europei».
«Credo che la maggioranza dei cittadini cammini nella stessa direzione», aggiunge Djokic, che ribadisce lo spirito europeista delle manifestazioni studentesche e denuncia gli attacchi contro la libertà e l’autonomia degli istituti accademici. Il grande avversario del movimento anti-corruzione è il presidente Aleksandar Vucic, ammiratore di Trump e grande burattinaio di un Paese che ha chiesto di entrare nell’Ue ma conserva legami stretti con la Russia di Vladimir Putin. Proprio al leader del Cremlino si è ispirato il «numero uno» serbo, capo del Partito progressista (formazione politica nazional-conservatrice), quando ha accennato all’intenzione di dimettersi e candidarsi per l’incarico di primo ministro che ha già ricoperto dal 2014 al 2017. «Se il partito lo vuole — ha affermato — aiuterò a conquistare la fiducia del popolo». Porte girevoli, insomma, nelle istituzioni belgradesi.
Quello che Vucic non può ignorare è quanto sia sempre più difficile conciliare la futura adesione all’Ue con la posizione contraria alle sanzioni anti-russe e il mancato rispetto degli standard democratici. Lo dimostra l’opposizione di un gruppo di Paesi dell’Ue — tra cui Olanda, Svezia, Finlandia e i Baltici — all’apertura di un nuovo capitolo dei negoziati di adesione ribadita pochi giorni fa a Bruxelles. Lo scenario serbo è in movimento. In ogni caso, però, molte cose devono cambiare.
24 luglio 2026
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