Davide Iodice torna a Napoli, all’Istituto Colosimo una casa per la Scuola Elementare del Teatro
Dopo 13 anni una sede per le attività e i progetti del laboratorio diretto dal regista napoletano, il ruolo di Fico e Cutaia e della Città Metropolitana
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Davide Iodice torna a Napoli, all’Istituto Colosimo una casa per la Scuola Elementare del Teatro
di Stefano de StefanoDopo 13 anni una sede per le attività e i progetti del laboratorio diretto dal regista napoletano, il ruolo di Fico e Cutaia e della Città Metropolitana
Ci sono voluti tredici anni, fatti di sogni e di speranze, peregrinaggi, ospitalità provvisorie e promesse non mantenute, fatiche ma anche successi, e alla fine la Scuola Elementare del Teatro di Davide Iodice, ovvero il Conservatorio popolare per le arti della scena, ha trovato la sua casa definitiva.
Si tratta del barocco e prezioso Teatro dell’Istituto Colosimo di via Santa Teresa degli Scalzi, una struttura regionale che dall’inizio del ‘900 era stata destinata all’accoglienza e formazione dei non vedenti e ipovedenti. E l’assessore regionale alla Cultura Ninni Cutaia, con la spinta del presidente Roberto Fico e in collaborazione con la Città Metropolitana di Napoli, ha trovato in soli 4 mesi la soluzione auspicata, per cui anche questo giornale si era battuto con forza: una sede stabile e accogliente in cui i duecento e più frequentatori dei laboratori ideati da Iodice possano trovare uno spazio in cui lavorare e riconoscersi, fucina di idee e socialità allargate. Una necessità e non un vezzo artistico, vista la realtà dei suoi frequentatori, una comunità in espansione di giovani o meno, portatori di disabilità di vario tipo, tenuti insieme dalla volontà di costruire un progetto di vita prima ancora che culturale.
«È sinceramente difficile – afferma Iodice, dopo aver fatto ascoltare le parole registrate con i desideri di uno dei suoi ragazzi – esprimere lo stato d’animo mio e di tutta la comunità della Scuola Elementare del Teatro. Ma mi piace farlo con i versi di una canzone di De André: «e sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso». Abbiamo sognato forte in questi anni. Abbiamo sognato il pieno diritto all’espressione per le tante persone extra ordinarie che animano le nostre attività, abbiamo sognato un luogo dove sentirsi al sicuro, un luogo dove potersi emancipare, da cui partire o ri-partire».
Un luogo per il laboratorio ma anche teatro per il pubblico che verrà a vedere gli allestimenti di questa comunità creativa, a partire dalla fine di ottobre quando su quell’antico palco andrà in scena l’«Alice allo specchio», seconda produzione dopo il «Pinocchio, che cos’è una persona», vincitore del Premio Ubu, e in vista di un terzo spettacolo al momento in gestazione.
«Ci sono sogni - gli fa eco l’assessore Cutaia - che pretendono di diventare realtà: l’assegnazione del Teatro del Colosimo alla Scuola Elementare del Teatro di Davide Iodice è un atto doveroso che mi riempie di gioia. Fin dai primi giorni del nostro insediamento abbiamo lottato per questo obiettivo. Oggi, grazie all’appassionata collaborazione di tutte le istituzioni coinvolte, in pochi mesi compiamo il passo decisivo per dare la stabilità necessaria a un lavoro immenso, capace di mettere al centro la cura delle persone e delle fragilità. Il giusto riconoscimento a un grande figlio di Napoli, che speriamo possa tornare ora più a lungo nella sua città. Da quando ho lasciato il Mercadante, portando nel cuore quella scuola che muoveva i suoi primi passi, questo pensiero non mi ha mai abbandonato e oggi quel progetto trova una forma compiuta e si rafforza». Inizialmente con un affidamento di tre anni, sotto la gestione tecnica del Campania Teatro Festival, e che sarà riconfermato ed esteso nel futuro.
Affermazioni a cui Davide Iodice non resta indifferente. «Questo luogo – conferma il regista - sorge grazie alla visionarietà e alla concretezza di un uomo di teatro che la politica ha saputo intercettare, e grazie a una ritrovata coralità di alcune delle più importanti istituzioni culturali del territorio. All’assessore alla cultura della Regione Campania e al suo Presidente, a tutte le istituzioni impegnate in questo progetto di costruzione comunitaria, dalla Città Metropolitana al Teatro di Napoli, dal Campania Teatro Festival dall’ex Asilo Filangieri e al Trianon, va allora il nostro ringraziamento».
«Il lavoro di Iodice – sottolinea poi Fico - parla di fragilità, di cura, della capacità che l’arte riesce ad avere nel creare incontro, inclusione, di generare un nuovo sguardo sull’altro, di costruire quell’empatia che serve alla coesione della nostra società».
«Il nostro obiettivo – gli fa eco il sindaco Gaetano Manfredi - è costruire un futuro per i ragazzi con disabilità e fragilità perché trovino una modalità di espressione e integrazione tramite il teatro».
«Come Teatro Nazionale di Napoli siamo fieri di rinnovare il nostro sostegno e contributo alla Scuola di Iodice, per darle una vita stabile che ne garantisca l’espressione più piena», commenta poi il direttore Roberto Andò.
Per quanto riguarda invece il ritorno definitivo di Iodice a Napoli bisognerà forse aspettare un po’ di più. «Mi dividerò fra la mia città e Modena – conclude il regista e pedagogo – perché oltre ai duecento figli della Scuola, ho anche il mio di figlio, un ragazzo ipovedente che per attraversare le nostre strade deve umiliarsi a camminare a braccia aperte per non essere investito, mentre in Emilia può farlo normalmente come ogni passante. Quando questo sarà possibile anche qui, la mia famiglia, state certi, ritornerà».
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