L'invasione delle nutrie
Corriere della Sera - Cultura

L'invasione delle nutrie

Giovedì 23 luglio 2026
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Potrebbe sembrare un castoro ma in realtà è più vicina al porcellino d'India. Importata in Europa negli anni Venti del Novecento per la sua pelliccia, la sua incredibile capacità di adattamento e le numerose cucciolate l'hanno resa una specie aliena invasiva: la nutria è destinata a stare con noi ancora per molto tempo

Venerdì 24 Luglio 2026

L'invasione delle nutrie

Potrebbe sembrare un castoro ma in realtà è più vicina al porcellino d'India. Importata in Europa negli anni Venti del Novecento per la sua pelliccia, la sua incredibile capacità di adattamento e le numerose cucciolate l'hanno resa una specie aliena invasiva: la nutria è destinata a stare con noi ancora per molto tempo

di Danilo Zagaria

Chi conosce il mondo della pellicceria sa che fra una pelliccia di castoro e una di castorino c’è una bella differenza. La prima è un capo di gran pregio ottenuto dalla pelliccia del castoro vero e proprio – genere Castor per i tassonomi – grosso animale noto per la sua abilità nel costruire elaborate dighe lungo i corsi d’acqua. La seconda, invece, è decisamente meno pregiata, quasi un succedaneo dell’altra, e per confezionarla occorre la pelliccia di un’altra specie: Myocastor coypus, cioè la più piccola nutria(o, appunto, castorino). 

Pur essendo entrambi roditori e risultando piuttosto simili nell’aspetto, i due animali non sono però parenti stretti.La nutria è infatti più vicina a porcellini d’India e cincillà di quanto non lo sia al castoro; la loro somiglianza deriva dal fatto che abitando gli stessi luoghi umidi (fiumi, laghi, paludi, risaie), il processo evolutivo li ha portati a sviluppare adattamenti analoghi: una pelliccia folta e impermeabile, delle zampe palmate e un corpo idrodinamico.
In Europa oggi la nutria è considerata una specie aliena invasiva,ormai ampiamente diffusa nel continente, Italia compresa. La sua comparsa sul territorio europeo, dove non era mai stata naturalmente presente prima degli anni Venti del secolo scorso, è dovuta proprio alla sua importazioneper mano del settore della pellicceria. Presenti in diversi Paesi del Sud America (fra cui Brasile, Paraguay, Uruguay, Bolivia, Argentina e Cile), le nutrie furono portate in Europa per mettere in commercio un nuovo tipo di pelliccia, di qualità inferiore al castoro ma decisamente più economica. Il rilascio intenzionale di alcuni esemplari e le numerose fughe dagli allevamenti – aumentati a dismisura in seguito alla crisi del commercio delle pellicce –, hanno condotto alla situazione attuale, complici la straordinaria capacità riproduttiva della specie (le femmine possono partorire fino a due-tre cucciolate da cinque piccoli in un anno) e la sua incredibile adattabilità agli ambienti acquatici, persino quelli inquinati o fortemente antropizzati.

Nella Penisola è stata introdotta nel corso degli anni Sessanta, ma i primi casi documentati di importazione per l’allevamento risalgono al 1928. Dato che si tratta di un animale in grado di abitare pianure, zone costiere e anche alture fino ai mille metri di quota, nel corso dei decenni ha finito per colonizzare un po’ tutto il Paese,diventando un animale facilmente avvistabile anche nelle zone densamente abitate e nelle città. Vive in Pianura Padana, lungo la fascia adriatica fino all’Abruzzo e nelle regioni affacciate sul Tirreno. Alcune popolazioni sono state individuate anche nel Sud e in Sardegna. Secondo gli archivi più recenti dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), pare invece scomparsa dalla Sicilia,dove pure un tempo risiedeva.

Esattamente come il castoro, anche la nutria è un animale in grado di incidere profondamente sui territori che abita. Gli esemplari, che spesso si muovono in gruppi numerosi familiari al calar del sole, scavano complessi sistemi di gallerie all’interno degli argini fluviali,lungo le rive di stagni e paludi e nei canali che circondano le colture. Sono proprio queste tane articolate e profonde a rappresentare il principale danno che questa specie è capace di infliggere. Possono infatti compromettere la stabilità degli argini e facilitare così le inondazioni,causare danni ingenti alle opere idrauliche e rendere difficoltosa la regimazione delle acque interne. Non solo, dato che si tratta di animali perlopiù erbivori, le nutrie possono anche provocare perdite alle colture.

Che fare, dunque, con gli ormai numerosissimi castorini? In diversi paesi europei sono in atto campagne di contenimento, alcune delle quali contemplano l’abbattimento di un certo numero di esemplari. In Inghilterra, un progetto di eradicazione realizzato negli anni Ottanta ne ha determinato la scomparsa dall’isola. Tuttavia, dato che interventi simili sono costosi e, all’apparenza, oggi ben poco influenti sulle popolazioni di questa specie, le nutrie per ora sono in costante ascesae destinate ad abitare il continente europeo per ancora molto tempo.

Nell'immagine: una nutria che nuota in un fiume (foto Ansa)

Su «la Lettura» #764, disponibile in questa App, la visual data di Giulia De Amicis sulle specie esotiche invasive con un articolo di Danilo Zagaria che  racconta le conseguenze del rilascio in un ambiente di piante e animali estranei

23 luglio 2026 ( modifica il 23 luglio 2026 | 20:55)

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