All'inizio dell'Ottocento erano poche decine: così lo stambecco delle Alpi si è salvato dall'estinzione
Corriere della Sera - Cultura

All'inizio dell'Ottocento erano poche decine: così lo stambecco delle Alpi si è salvato dall'estinzione

Giovedì 23 luglio 2026
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Lo racconta Franco Brevini in «L'incredibile storia dello stambecco delle Alpi. Le avventure di re, scienziati, bracconieri, guardaparco e un animale leggendario»

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All'inizio dell'Ottocento erano poche decine: così lo stambecco delle Alpi si è salvato dall'estinzione

di Massimo Tedeschi

Lo racconta Franco Brevini in «L'incredibile storia dello stambecco delle Alpi. Le avventure di re, scienziati, bracconieri, guardaparco e un animale leggendario»

Il suo profilo, con il gran palco di corna arcuate, è di una perfezione araldica, e non a caso campeggia in numerosi stemmi. Le sue movenze su pareti verticali hanno la sprezzatura del grande equilibrista. Lo stambecco è un animale mitico, la sua storia attraverso i secoli ha conosciuto ascese e tracolli quasi mortali. Capra ibex – questo il nome scientifico – è praticamente una specie fossile che abita il pianeta da 14 milioni di anni ma ai primi dell’Ottocento era arrivata a un passo dall’estinzione: poche decine di esemplari sopravvivevano nel Gran Paradiso quando una serie di coincidenze che ha del miracoloso è intervenuta a salvare la specie. Il racconto di questa epopea è ora racchiuso ne «L’incredibile storia dello stambecco delle Alpi. Le avventure di re, scienziati, bracconieri, guardaparco e un animale leggendario» (Edt, pp. 106, euro 12).

L’autore è Franco Brevini, docente universitario, firma del Corriere, autore di montagna e non solo: un conoscitore sommo delle alte quote, delle loro storie e del loro fascino. Lo stambecco stava per scomparire quando un grido d’allarme rimbalzò dalla Val d’Aosta fino a Torino. A lanciarlo era un umile montanaro, Joseph Zumstein, ma non era uno qualsiasi: lo precedeva la fama di grande esploratore del Monte Rosa e perciò l’Accademia torinese gli prestò ascolto. E tanto fece e tanto brigò che nel 1820, nel pieno dei moti che sconvolsero il regno sabaudo, il luogotenente Ignazio Isidoro Thaon di Revel trovò il tempo per firmare le Patenti che vietavano la caccia agli ultimi esemplari. 

Lo sforzo di salvaguardia sembrò vanificato nel 1856, quando vennero istituiti i Distretti reali di caccia di Aosta e Ceresole, dove gli ultimi stambecchi avevano cominciato a riprodursi. Capra ibex tornava a essere cacciabile ma ad opera di un solo cacciatore: il re. E il diritto esclusivo ha molta più forza di quello indistinto. I guardiacaccia reali divennero inflessibili, e per i bracconieri i tempi si fecero duri. L’aneddotica sul re cacciatore Vittorio Emanuele II o “barba Tojo” (“zio Vittorio”, come lo chiamavano i valdostani) è sterminata e Brevini ne offre saggi ora lepidi, ora esilaranti. Gli eredi non avevano l’identica passione e quando le spese divennero imponenti e il diletto gramo, Vittorio Emanuele III pensò bene di disfarsi delle riserve e di donarle allo Stato che ne fece il primo Parco nazionale. Il decreto istitutivo, datato 3 dicembre 1922, poco più di un mese dopo la Marcia su Roma, porta la firma di Benito Mussolini.

 La graduale fascistizzazione del Parco, e la guerra, non furono propizie agli stambecchi che passarono da quattromila unità a 419 esemplari. Destino segnato? Macché. La specie oggi non è più relegata sul Gran Paradiso, è di nuovo disseminata su tutto l’arco alpino anche se le minacce non sono sparite, anzi. Nemica del caldo, Capra Ibex può spingersi a grandi altitudini, la conformazione dei suoi arti si confà alle pareti rocciose ma non alla neve. In più, la consanguineità di tutta la popolazione che discende da quella manciata di esemplari sopravvissuti ai primi dell’Ottocento rende la specie geneticamente fragile, esposta a malattie.

 Brevini racconta da par suo una storia in cui si incrociano politica, alpinismo, scienza, leggende popolari, storia ed esperienza personale. Come quando l’autore racconta una favola inventata su due piedi per far addormentare la nidiata di figli piccoli, protagonista lo stambecchino Rolando. Nel libriccino, e nella bisaccia stilistica di Brevini, c’è spazio anche per un intermezzo fiabesco. Semplicemente delizioso.

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23 luglio 2026 ( modifica il 23 luglio 2026 | 18:15)

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