Pietrasanta, il restauro di Sant'Agostino rivela un «atlante dei marmi delle Apuane» e molte altre sorprese
Corriere della Sera - Cultura

Pietrasanta, il restauro di Sant'Agostino rivela un «atlante dei marmi delle Apuane» e molte altre sorprese

Mercoledì 22 luglio 2026
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Finiti i lavori al complesso di Sant'Agostino dopo 6 anni e quasi un milione di euro

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Pietrasanta, il restauro di Sant'Agostino rivela un «atlante dei marmi delle Apuane» e molte altre sorprese

di Simone Dinelli

Finiti i lavori al complesso di Sant'Agostino dopo 6 anni e quasi un milione di euro

Non solo un restauro, ma un viaggio dentro la storia di Pietrasanta. Dopo sei anni di lavori e un investimento superiore ai 900 mila euro, il Complesso di Sant'Agostino è tornato nei giorni scorsi alla città nel suo antico splendore, rivelando molto più di quanto si immaginasse.

Il cantiere, promosso e finanziato dalla Fondazione Paolo e Giuliana Clerici, si è trasformato infatti in un laboratorio di ricerca capace di restituire nuove conoscenze, alcune delle quali insospettabili. La scoperta più sorprendente riguarda la facciata quattrocentesca della chiesa: le analisi compiute sui materiali hanno svelato infatti una varietà eccezionale di marmi provenienti dalle Alpi Apuane, comprese tipologie oggi considerate rare. Un mosaico di pietre che fa del prospetto un «atlante dei marmi delle Apuane», preziosa testimonianza delle tecniche estrattive e delle reti commerciali che animavano il territorio nei secoli passati.

Il restauro ha inoltre riportato alla luce frammenti di antiche lastre tombali medievali riutilizzate nella costruzione della facciata, offrendo nuovi elementi per ricostruire le fasi edilizie del monumento. Le indagini rafforzano anche l'ipotesi che la parte inferiore del prospetto sia opera della bottega del maestro pisano Giovanni di Gante, aggiungendo un tassello importante agli studi sull'architettura toscana del Quattrocento.

Tra i recuperi più significativi figura anche la lunetta bronzea di Igor Mitoraj, restituita alla sua piena leggibilità proprio nell'anno in cui Pietrasanta ha ufficialmente inaugurato il museo dedicato all'artista. Un dialogo tra passato e contemporaneità che conferma la vocazione del complesso come luogo in cui epoche diverse continuano a incontrarsi. Sant'Agostino custodisce anche pagine meno note della storia cittadina.

Secondo gli studiosi, Michelangelo avrebbe osservato i suoi rivestimenti marmorei durante il soggiorno pietrasantino del 1518, mentre nella chiesa celebrò le prime messe padre Eugenio Barsanti, destinato a entrare nella storia della tecnica come co-inventore, insieme a Felice Matteucci, del primo motore a combustione interna funzionante. Le ricerche, tuttavia, non si fermano con la conclusione del cantiere. I risultati confluiranno in un convegno scientifico dedicato agli studi emersi durante il restauro, segno che il recupero del monumento rappresenta anche un nuovo punto di partenza per la ricerca.

«Restituire Sant'Agostino alla comunità – dice Paolo Clerici, presidente della Fondazione - significa contribuire alla tutela di un patrimonio che appartiene all'intero Paese».

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