Scusate, non ce la faccio
Corriere della Sera - Cultura

Scusate, non ce la faccio

Mercoledì 22 luglio 2026
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Scusate, non ce la faccio

di Massimo Gramellini | 22 luglio 2026

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Pippo Di Marca, formidabile teatrante di sottoscala, è morto gettandosi dal quarto piano. Ha finito i suoi giorni sui sanpietrini di Trastevere, offerto per un’ora allo sguardo indifferente dei turisti che bevevano il cappuccino ai tavolini di un bar. Ai familiari ha lasciato un biglietto: «Scusate, non ce la faccio. Non è questa la vita che voglio». Ha chiesto scusa per il dolore che sapeva di infliggere a chi gli voleva bene, ma a 86 anni non riusciva più a convivere con una malattia che gli aveva succhiato le forze, i pensieri, tutto.

Tornano alla mente Monicelli, Lucentini, Memè Perlini e naturalmente Primo Levi, che di anni ne aveva solo 67, ma i suoi pesavano il doppio. Qualcuno era depresso, qualcuno malato terminale: tutti soffrivano le pene dell’inferno e avevano vissuto abbastanza per avere diritto di decidere quando staccare la spina. Ciò che indigna e offende è l’averli costretti a farlo in quel modo. Pippo Di Marca (potete vederlo nel «Traditore» di Bellocchio, dove interpreta Andreotti) avrebbe meritato di andarsene tra gli oggetti di scena, guardando negli occhi la moglie e il figlio, senza il trauma di una caduta nel vuoto e l’epilogo di un corpo spiaccicato sull’asfalto. Quell’immagine terribile è stata la sua ultima interpretazione. La caduta in un altro vuoto, quello legislativo, che in nome di principi nobili ma astratti produce obbrobri e ingiustizie nella realtà di chi parte come in quella di chi resta.

22 luglio 2026

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