Il signore di Bomarzo
Corriere della Sera - Cultura

Il signore di Bomarzo

Martedì 21 luglio 2026
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Vicino Orsini, nella seconda metà del '500 fece costruire il Bosco Sacro, oggi conosciuto come il Parco dei Mostri, dedicato all'amata moglie. Nella vita Pier Francesco II Orsini (1523-1585) ha conosciuto tutto, la poesia come la prigionia. Ecco un suo ritratto

Mercoledì 22 luglio 2026

Il signore di Bomarzo

Vicino Orsini, nella seconda metà del '500 fece costruire il Bosco Sacro, oggi conosciuto come il Parco dei Mostri, dedicato all'amata moglie. Nella vita Pier Francesco II Orsini (1523-1585) ha conosciuto tutto, la poesia come la prigionia. Ecco un suo ritratto

di SIMONE INNOCENTI

Della vita ha conosciuto tutto, anche la prigionia. È stato frequentatore di un cenacolo a Venezia, ha intrattenuto rapporti epistolari con scrittori e artisti, ha combattuto e ha scritto a sua volte poesie, ha ereditato terre e ha ordinato, è stato protetto da un pontefice, ha conosciuto i piaceri del sesso, ha gustato l’amore e quel che resta della vita dopo che un amore muore. Pier Francesco II Orsini, detto Vicino,ha vissuto 61 anni: originario di Roma, è morto il 28 gennaio 1585 a Bomarzo, in provincia di Viterbo. È lui il committente del Sacro Bosco, oggi conosciuto come il giardino di Bomarzo o il Parco dei Mostri. 

Al centro di Bomarzo – romanzo scritto nel 1962 da Manuel Mujica Lainez e riproposto ora da Sur –, Vicino è una figura talmente complessa che, ad anni di distanza, continua a regalare sorprese:prova ne è Vicino Orsini. Poeta, committente e uomo d'armi a cura di Andrea Alessi e Paolo Procaccioli, volume pubblicato dalla Società Editrice Romana nel 2023 che prende in esame la figura del nobile anche attraverso le sue lettere. Di fatto è il cardinale Alessandro Farnese il Giovane – arbitro nel 1542 di una controversia ereditaria aperta dopo la morte del capo famiglia Gian Corrado – ad assegnare nel 1535 a Vicino i feudi di Bomarzo, Collepiccolo, Castelvecchio, Montenero e Mompeo. Nel 1544 sposa Giulia Farnese, figlia di Galeazzo, signore di Latera, imparentandosi così con la famiglia del cardinale Alessandro, che è l’allora pontefice Paolo III. 

Il rapporto d’amore con la moglie è fortissimo: è lei stessa a far erigere la chiesa di Santa Maria Assunta a Bomarzo come voto per la liberazione del marito fatto prigioniero al seguito delle truppe pontificie di rinforzo all'esercito dell'imperatore Carlo V nel 1546. Una carriera militare che abbandona nel 1557: dieci anni prima aveva fatto realizzare all'architetto Pirro Ligorio – che nello stesso periodo lavorava a Villa d’Este a Tivoli e alla Basilica di San Pietro – il Sacro Bosco che, poi, dedicò alla moglie scomparsa.«Sol per sfogare il core» è la frase che Vicino fa scolpire nel parco esteso su una superficie di circa 3 ettari, in una foresta di conifere e latifoglie. 

Che cosa c’è di così speciale che ha reso Bomarzo un unicum nel mondo? Sculture di varia grandezza ritraenti personaggi e animali mitologici, edifici che riprendono il mondo classico ignorando volutamente le regole prospettiche o estetiche, allo scopo di confondere il visitatore. Che sia un percorso alchemico o un cammino iniziatico, un mirabilia o un divertissement, che abbia legami con la poesia o ne sia totalmente slegato, Bomarzo è un mistero di pietra e verdeche – lo racconta Maurizio Calvesi ne Gli incantesimi di Bomarzo. Il Sacro Bosco tra arte e letteratura (Bompiani, 2000) – sembra essere impenetrabile: ci sono l’Elefante, il Drago, l’Orco, il Teatro, la Balena, la Furia, i Leoni, il Cerbero, il piazzale delle Pigne, la Panca etrusca, il piazzale dei Vasi, la Ninfa dormiente, Nettuno e anche Proteo.

Alla sua morte, Vicino lascia la tenuta ai figli avuti con Giulia Farnese e un lascito anche ai due figli illegittimi avuti da una popolana, Clelia di Clemente. Ma quello che il padre chiama «il Boschetto» viene progressivamente abbandonato e poi dimenticato:invaso dalle piante, sembra che qualcuno ne smarrisca la memoria. Ma nel 1938 Salvador Dalí scopre Bomarzo: dieci anni dopo realizza un documentario. E nel 1950 un regista raffinato come Michelangelo Antonioni gira a Bomarzo un lungometraggio intitolato La villa dei mostri. Bisogna attendere il 1954 quando Giancarlo e Tina Severi Bettini rilevano il parco: lo riportano alla vita e – senza aiuti dello Stato – lo aprono al pubblico (nell'immagine: l'Orco, mostro simbolo del parco).

Su «la Lettura» #764, disponibile in questa App, Alessio Torino recensisce «Bomarzo», romanzo del 1962 dello scrittore argentino Manuel Mujica Lainez (1910-1984), riproposto da Sur (traduzione di Cesco Vian, revisione di Chiara Gualandrini, prefazione di Álvaro Enrigue, pp. 779, euro 25).

21 luglio 2026 ( modifica il 21 luglio 2026 | 20:09)

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