Lo stile di vita è una medicina
Dalla prevenzione alla longevità: il futuro passa dalla tavola. Bisogna educare alla salute fin da bambini
Lo stile di vita è una medicina
Valter Longo | 21 luglio 2026Dalla prevenzione alla longevità: il futuro passa dalla tavola. Bisogna educare alla salute fin da bambini
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La dieta è uno dei tre elementi fondamentali per vivere più a lungo (insieme all'esercizio fisico e al sonno) ed è il fattore che può maggiormente influenzare la salute e la longevità.
Sfortunatamente, questo messaggio fatica ancora a diffondersi.
Malgrado decenni di sforzi per cambiare le abitudini alimentari delle persone e una grande quantità di informazioni - diffuse attraverso programmi educativi nelle scuole e le etichette nutrizionali sui prodotti confezionati-, si sono ottenuti scarsi risultati. Il consumo eccessivo di cibi non salutari e le malattie croniche correlate figurano tra le principali sfide sanitarie del XXI secolo negli Stati Uniti e in molti altri paesi.
Per uscire da questa situazione di stallo è necessario pensare in modo creativo. Servono azioni più coraggiose su più fronti, ad esempio nuove figure professionali dedicate alla promozione della salute, che facciano della nutrizione la loro priorità assoluta, e interventi nutrizionali più efficaci.
Quando si parla di nutrizione, esiste un consenso scientifico sulle seguenti raccomandazioni per promuovere salute e longevità: una dieta ricca di verdure, cereali integrali, frutta a guscio e grassi insaturi di origine vegetale, con un apporto moderato di frutta e pesce, basso consumo di carne rossa e lavorata e molto basso di alimenti ultraprocessati e zuccheri aggiunti. Sebbene il consumo di proteine sia molto discusso, la ricerca suggerisce che l’ideale sia un apporto giornaliero contenuto ma sufficiente di circa 0,37 grammi per libbra di peso corporeo [circa 0,8 grammi per kg di peso corporeo], cioè circa 55 grammi al giorno per una persona di 68 kg, di cui almeno il 50% di origine vegetale.
Non si tratta di indicazioni particolarmente sorprendenti. Tuttavia, se più persone adottassero questo tipo di alimentazione, avremmo meno malattie e costi sanitari più contenuti. Ma non è così.
Alla luce di queste considerazioni, ecco alcuni cambiamenti che riteniamo possano avvicinarci a questo obiettivo.
Un nuovo tipo di professionisti
I controlli medici annuali sono ovviamente importanti per diagnosticare le malattie, ma molto meno efficaci nel prevenirle. Durante queste visite di un'ora, I medici possono fornire consigli nutrizionali generici, ma di solito non dispongono del tempo necessario per aiutare i pazienti in sovrappeso, con obesità o anche con peso nella norma ad apportare cambiamenti alla dieta che possano favorire una vita più lunga e sana. I nutrizionisti, nel frattempo, faticano a ottenere dalle assicurazioni sanitarie rimborsi per percorsi nutrizionali di lunga durata, che potrebbero fare la differenza.
Per rimediare a questa situazione, è necessario ripensare il modo in cui viene fornita l'assistenza sanitaria, attribuendo maggiore importanza alla medicina dello stile di vita. L'approccio ideale dovrebbe prevedere un team multidisciplinare composto da medici, biologi, nutrizionisti, psicologi, esperti di movimento ed esercizio fisico, ecc., che, con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, si concentri sulla riduzione dell'età biologica del paziente e, di conseguenza, delle malattie legate all'invecchiamento.
È inoltre necessaria una nuova categoria di professionisti sanitari con laurea magistrale e specializzazione conseguite presso università e istituti accreditati, la cui formazione sia incentrata sulla longevità in salute. Il loro compito sarebbe di valorizzare il ruolo della nutrizione — insieme all'esercizio fisico, al sonno e ad altri interventi — nel massimizzare l'«healthspan» di una persona, cioè il periodo della vita trascorso in salute.
Questi professionisti valuterebbero le terapie in base agli effetti previsti nell'arco della vita e non solo ai risultati a breve termine.
Consideriamo, ad esempio, le diete dimagranti più frequentemente raccomandate dai medici oggi. I dati mostrano che molti pazienti perdono inizialmente peso, ma lo riacquistano nel tempo, rendendo questo dimagrimento temporaneo inutile e potenzialmente dannoso. Lo stesso vale per i farmaci GLP-1, che dovrebbero essere utilizzati solo se gli interventi sullo stile di vita falliscono.
I professionisti della longevità in salute adotterebbero, invece, un approccio diverso: dedicherebbero il tempo necessario ad analizzare (anche con il supporto dell'intelligenza artificiale) quali specifiche diete, farmaci o procedure tendono a produrre risultati temporanei e orienterebbero i medici verso terapie più personalizzate e che abbiano un maggior potenziale di promuovere e ottimizzare l'invecchiamento in salute.
Alimentazione a tempo limitato
Molte diete e farmaci non producono benefici duraturi. Esistono però, alcuni interventi innovativi, basati sulle evidenze scientifiche e sull’alimentazione, che si sono dimostrati sicuri ed efficaci nel ridurre a lungo termine i marcatori dell'invecchiamento e delle malattie.
In particolare, ci riferiamo ai programmi di alimentazione a tempo limitato (Time-Restricted Eating, TRE), nei quali l'assunzione di cibo è concentrata in una determinata finestra temporale della giornata, e alla dieta mima-digiuno, sviluppata nel nostro laboratorio presso la University of Southern California 15 anni fa e testata in oltre 40 studi clinici. Questi programmi non sono drastici e non richiedono di seguire diete restrittive per tutta la vita, il che li rende più facili da seguire.
Una versione dell'alimentazione a tempo limitato particolarmente facile da adottare prevede di concentrare tutti i pasti in un intervallo di 11-12 ore al giorno, digiunando per le restanti 12-13 ore. Con questi periodi di digiuno quotidiano più brevi, la perdita di massa grassa e il miglioramento del metabolismo richiedono più tempo rispetto alle versioni di alimentazione a tempo limitato che prevedono 16 ore di digiuno. Tuttavia, questa versione moderata dell'alimentazione a tempo limitato non è solo più facile da seguire, ma è anche più sicura, perché non richiede di saltare la colazione, un’abitudine costantemente associata a un aumento della mortalità. Oltre alla perdita di peso, i benefici comprendono anche un miglioramento della qualità del sonno e dei marcatori del metabolismo.
La dieta mima-digiuno, invece, simula il digiuno ma, anziché eliminare completamente il cibo, prevede per cinque giorni un'alimentazione di origine vegetale, ipocalorica, a basso contenuto di proteine e zuccheri, ma ricca di grassi. La ricerca suggerisce che possa essere efficace nel ridurre l'età biologica e i fattori di rischio per numerose malattie, se praticata una volta al mese. Sono attualmente in corso studi su larga scala per verificarne l'efficacia, se effettuata da una a quattro volte l'anno, per un massimo di venti giorni complessivi. La dieta induce periodicamente processi di rinnovamento dell'organismo, caratterizzati da una riprogrammazione del metabolismo e, sulla base di studi preclinici, da effetti rigenerativi in molteplici sistemi e organi. Più cicli di dieta mima-digiuno favoriscono la perdita di massa grassa con una perdita minima o nulla di massa magra, contribuiscono alla riduzione dell'emoglobina glicata (HbA1c) -un importante indicatore della glicemia-, possono promuovere la regressione del diabete e hanno effetti antinfiammatori, anche nei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali.
Considerare il cibo come una vera e propria medicina
Arriviamo ora al tema del cibo. Se lasciamo la responsabilità di scegliere un'alimentazione sana esclusivamente nelle mani dei consumatori, siamo destinati a fallire, perché le scelte alimentari delle persone sono influenzate da una complessa rete di fattori che va ben oltre il gusto personale. Il confezionamento e il posizionamento degli alimenti, la loro composizione, il marketing, la pubblicità e le percezioni socioculturali, create dal mercato, di quello che è considerato conforme alle norme sociali e prestigioso svolgono tutti un ruolo importante.
È quindi fondamentale che i governi siano disposti a contrastare l'orientamento al profitto di alcune aziende dell'industria alimentare, soprattutto quando i loro prodotti contribuiscono allo sviluppo di malattie che ogni anno comportano costi enormi per i contribuenti. Riteniamo, ad esempio, che la pubblicità, rivolta ai bambini, di alimenti chiaramente associati all'obesità e alle malattie dovrebbe essere vietata e che le etichette di molti alimenti ultraprocessati dovrebbero mettere in guardia sui loro pericoli.
Al tempo stesso, i governi potrebbero fare di più per promuovere la domanda di cibo sano, ad esempio attraverso rimborsi o altri incentivi economici per renderlo più accessibile, proprio come gli incentivi che hanno favorito la diffusione delle auto elettriche e dei pannelli solari.
Dovremmo anche considerare il cibo come una vera e propria medicina, prevedendo che le assicurazioni sanitarie e i sistemi sanitari pubblici coprano, totalmente o in larga parte, il costo di alimenti salutari e di programmi nutrizionali che abbiano chiaramente dimostrato di favorire la regressione di alcune malattie. Se il farmaco GLP-1 è rimborsato dalle assicurazioni sanitarie, mentre il cibo sano e il supporto di un nutrizionista non lo sono, i pazienti e i medici continueranno a scegliere i farmaci, anche quando gli effetti sono probabilmente solo temporanei e nonostante i possibili effetti collaterali.
Crediamo inoltre che vi sia spazio per investimenti, sia pubblici che privati, in ristoranti, negozi di alimentari e aziende che promuovano e rendano gli alimenti sani più accessibili alla popolazione. Questo potrebbe contribuire a cambiare e migliorare le abitudini alimentari, proprio come la diffusione delle palestre, dei video di esercizio fisico, degli sport e dei programmi di educazione fisica nelle scuole ha convinto metà della popolazione adulta a praticare più attività fisica.
Dopo decenni di eccessivo consumo di cibo non salutare, la persona media di mezza età convive con multiple malattie croniche che richiedono costi sanitari insostenibili. La maggior parte dei paesi potrebbero spendere molto meno e ottenere risultati decisamente migliori adottando alcuni cambiamenti che abbiamo descritto in questo articolo, insieme a un'educazione alla salute fin dalla giovane età.
*professore di Gerontologia titolare della cattedra Edna M. Jones e direttore del Longevity Institute presso la Leonard Davis School of Gerontology della University of Southern California. Sebastian Brandhorst è professore assistente di ricerca in Gerontologia presso la stessa istituzione
Traduzione di Cristina Villa ed Elisabetta Castellari
21 luglio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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