Dieta vegana negata a due detenuti, condannata la Svizzera. La Corte europea per i diritti dell'uomo: equivale alla libertà di pensiero o religione
Corriere della Sera - Cultura

Dieta vegana negata a due detenuti, condannata la Svizzera. La Corte europea per i diritti dell'uomo: equivale alla libertà di pensiero o religione

Martedì 21 luglio 2026
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I giudici di Strasburgo hanno equiparato la scelta di un'alimentazione etica e senza prodotti animali alla libertà di pensiero, coscienza e religione prevista dall'art. 9 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo

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Dieta vegana negata a due detenuti, condannata la Svizzera. La Corte europea per i diritti dell'uomo: equivale alla libertà di pensiero o religione

di Al. S.

I giudici di Strasburgo hanno equiparato la scelta di un'alimentazione etica e senza prodotti animali alla libertà di pensiero, coscienza e religione prevista dall'art. 9 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo

La sede della Corte europea per i diritti dell'uomo a Strasburgo 

La Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) ha condannato la Svizzera per non aver assicurato una dieta vegana a due uomini in custodia alle autorità. Queste ultime, spiegano i giudici di Strasburgo, «non hanno preso sul serio le loro richieste». Si tratta di una sentenza storica, perché l'istanza dei due detenuti, essendo la scelta vegana legata a motivazioni etiche, è stata equiparata al diritto di esercizio della «libertà di pensiero, di coscienza e di religione» stabilito dall'articolo 9 della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo. 

La Corte era stata chiamata in causa la prima volta nel 2020. Uno dei due ricorrenti era stato posto in custodia cautelare tra il novembre 2018 e l'ottobre 2019, accusato di danneggiamento di proprietà commesso nell'ambito del suo sostegno a un movimento animalista antispecista. Gli antispecisti si oppongono a qualsiasi gerarchia tra le specie, in particolare tra esseri umani e altri animali. L'altro protagonista della vicenda era invece stato ricoverato in un reparto psichiatrico tra il febbraio e l'aprile 2021. 

In entrambi i casi la richiesta di potere ricevere, durante la detenzione, cibo compatibile con una dieta totalmente vegana –  che escluda quindi non solo la carne o il pesce ma anche tutti i prodotti di origine animale – era stata respinta. Ma il diniego, secondo la Corte, era avvenuto con una risposta eccessivamente formalistica e senza che le richieste dei due detenuti fossero prese nella giusta considerazione. 

Accade spesso, del resto, che nella società la scelta vegana venga derubricata a moda o capriccio. Non dovrebbe tuttavia accadere in un ambito più istituzionale, dove ogni valutazione deve tenere conto soltanto delle leggi e dei diritti da queste stabiliti. Di qui la scelta dei due detenuti di appellarsi direttamente alla Cedu, che ha come compito la salvaguardia delle libertà fondamentali delle persone e che interviene quando dei cittadini ritengono di avere subito dei torti da parte dei governi. Anche se ha sede a pochi passi dal Parlamento Europeo, la Cedu non è un organismo dell'Ue e vi aderiscono tutti i 46 membri del Consiglio d'Europa, quindi non solo i 27 dell'Unione, tra cui appunto anche la Svizzera. 

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È la prima volta che la Corte europea dei diritti dell'uomo valuta se l'adesione a regole alimentari legate a una convinzione etica, come appunto nel caso del veganesimo, sia tutelata dall'articolo 9 della Convenzione europea. E alla fine i giudici hanno stabilito che le convinzioni vegane dei ricorrenti possedevano un grado sufficiente di «forza, serietà, coerenza e importanza» per essere tutelate dal principio espresso da questo articolo. 

Nella sentenza, pronunciata giovedì e comunicata lunedì, la Corte ha stabilito, a maggioranza di sei voti contro uno, che vi sono state violazioni dell'articolo 9 ma anche dell'articolo 13 , quest'ultimo legato al diritto a un ricorso effettivo quando vengono violati i principi espressi nella Convenzione europea per i diritti dell'uomo. 

La Svizzera dovrà dunque pagare 12.000 euro al primo ricorrente e 4.000 euro al secondo a titolo di risarcimento danni non patrimoniali. La Corte ha inoltre riconosciuto un risarcimento di 10.000 euro al secondo ricorrente a titolo di risarcimento di spese legali.

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21 luglio 2026 ( modifica il 21 luglio 2026 | 17:15)

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