Scarpinato (ex magistrato, Cinque Stelle): «Strage Borsellino? Ho dubbi che fosse legata agli appalti. Forza Italia nacque con i voti delle mafie, Meloni vuole distruggere Costituzione»
Enzo Ciconte, in dialogo con Alfredo Bazoli (PD) e Roberto Scarpinato (M5S) ha presentato il libro «Storia dell'altra Italia» alla Festa dell'Unità della Valverde
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Scarpinato (ex magistrato, Cinque Stelle): «Strage Borsellino? Ho dubbi che fosse legata agli appalti. Forza Italia nacque con i voti delle mafie, Meloni vuole distruggere Costituzione»
di Luca GoffiEnzo Ciconte, in dialogo con Alfredo Bazoli (PD) e Roberto Scarpinato (M5S) ha presentato il libro «Storia dell'altra Italia» alla Festa dell'Unità della Valverde
Minare la Costituzione italiana è l'obiettivo che lega la strategia della tensione, gli attentati mafiosi e ispira il dibattito alla Festa de l'Unità della Valverde. I senatori Alfredo Bazoli (Pd) e Roberto Scarpinato (M5S) dialogano con Enzo Ciconte autore del libro «Storia dell'altra Italia» e pongono l'accento sulla contrapposizione tra Stato e anti-Stato.
Negli anni di piombo Brescia è stata protagonista delle pagine buie della storia d'Italia essendo vittima della strage neofascista. Il 28 maggio 1974 l'esplosione dell'ordigno in piazza Loggia ha portato alla morte di otto persone e a centinaia di feriti. «Il nostro è l'unico Paese europeo che è stato attraversato da un numero costante di attentati, stragi ed episodi di violenza politica - esordisce Bazoli -. La nostra città è stata colpita dalla violenza eversiva e oggi emerge per effetto di inchieste, sentenze e al disvelamento di verità occulte il legame con episodi che apparentemente appaiono slegati. Oggi sappiamo che la strage di piazza Loggia ha connotati neofascisti, ha avuto anche il coinvolgimento di apparati dello Stato, servizi segreti italiani e stranieri e di apparati militari stranieri».
Il senatore del Partito democratico si sofferma sulla condanna all'esecutore materiale dell'attentato del 1974, Marco Toffaloni, e «allo spaccato inquietante del Paese» che è emerso. «Alcuni apparati dello Stato hanno tramato per condizionare la democrazia in nome della difesa dell'Italia dalla minaccia comunista per non turbare l'alleanza atlantica - sottolinea l'onorevole bresciano -. Per scongiurare la "minaccia" del più forte partito comunista d'Occidente è stata utilizzata anche la massoneria».
La «minaccia comunista» al blocco atlantico rappresenta una delle cause attraverso la quale un sistema di potere avrebbe cercato l'autoconservazione. «L'altra parte della verità è che ci sono pezzi della classe dirigente dello Stato che hanno utilizzato l'alibi dell'anticomunismo per utilizzare la strage e l'omicidio come strumento ordinario di lotta politica per tutelare i propri privilegi economici e di classe - dichiara Scarpinato -. E gli americani hanno cavalcato opportunisticamente le pulsioni golpiste di parti della classe dirigente italiana per i propri interessi geopolitici».
Le radici di questo strumento di gestione del potere sono lontane. «Il Regime borbonico, quello liberale, quello fascista e quello repubblicano hanno sempre utilizzato i briganti e i mafiosi come strumento per creare e consolidare il potere. Non c'è mai stata discontinuità e arriva sino ad oggi. C'è chi non ha mai accettato la Resistenza e la Costituzione. Un grumo ha congiurato per avere la rivincita», afferma Ciconte.
Quindi la minaccia del compromesso storico tra Partito Comunista italiano e Democrazia cristiana avrebbe indotto al rapimento e all'omicidio del presidente della Dc, Aldo Moro, nel 1978. «Ho perduto la mia innocenza culturale quando mi sono occupato di stragi. La parte più importante della storia non la conosce l'italiano medio. È determinata da stragi e omicidi politici che hanno indirizzato il processo politico - rivela l'ex magistrato Scarpinato -. Moro voleva mettere insieme i voti delle masse cattoliche e di quelle comuniste che insieme facevano il 65% e che sarebbe diventata una leva fondamentale al cambiamento. L'omicidio di Aldo Moro, di Piersanti Mattarella, Carlo Alberto dalla Chiesa e Pio La Torre e le stragi di Brescia, Bologna e Milano appartengono alla stessa storia. Sono l'espressione della stessa violenza della stessa classe dirigente».
La spirale di violenza ha avuto una nuova escalation negli anni novanta. «Guardate la parabola. Il 1992 rappresenta una censura storica, dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 e il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991 - spiega Renzo Ciconte -. In Italia crolla il regime dei partiti che c'era prima. È mai possibile che le stragi tra il 1992 e il 1993 non si siano fermate con l'omicidio di Giovanni Falcone? Non si trattava della semplice vendetta di Totò Riina e degli altri che erano stati condannati. Dopo 57 giorni, c'è stata via D'Amelio che è costata la vita a Paolo Borsellino. Io ho dubbi che fosse dovuta soltanto all'inchiesta del rapporto mafia e appalti».
Il dibattito poi si proietta dalla storia passata a quella recente. «Le stragi mafiose seguono le modalità e i tempi dettati dagli specialisti della strategia della tensione, miravano a creare le condizioni per l'avvento di un nuovo soggetto politico che consentiva al vecchio di rigenerarsi nel nuovo - commenta l'esponente Pentastellato -. Si forma Forza Italia che ha i voti di tutte le mafie, sdogana i neofascisti e apre la fase politica che stiamo vivendo ora. Lì abbiamo chi fa guerra alla Costituzione che sono stati dietro le stragi e dietro gli omicidi politici, chi viene dalla P2, chi viene dall'alta mafia perché Dell'Utri è uno dei colletti bianchi più importanti della mafia, ha fondato Forza Italia e negli anni settanta ha messo in rapporto Silvio Berlusconi e i mafiosi».
Dal secondo dopoguerra al presente, secondo il senatore del Movimento Cinque Stelle l'obiettivo era soltanto uno: la Costituzione. «La Costituzione del 1947 non rappresenta una sensibilità maggioritaria dell'Italia di quel tempo. La maggioranza era la stessa che aveva votato il fascismo, era in larga parte analfabeta e molto al di sotto dei valori della Costituzione - sottolinea Scarpinato -. Dopo la Liberazione si è creata una sospensione, un vuoto di potere e un'aristocrazia intellettuale che sancisce il nuovo dover essere dello Stato italiano. Il fascismo non ha mai accettato questo e ha fatto in modo che la nostra Carta restasse soltanto il libro dei sogni».
Secondo il senatore Pentastellato, il governo Meloni ha applicato diverse riforme spinto dall'obiettivo di modificare l'assetto dei poteri individuati da Padri costituenti. «Questo governo vuole fare per via politica quanto i predecessori non sono riusciti a fare per mano armata: distruggere la Costituzione. Il Premierato, la riforma della magistratura, l'autonomia differenziata e il decreto sicurezza sono colpi al cuore della nostra Costituzione. Sono rimasti fascisti - dice Scarpinato -. Giorgia Meloni ha espresso stima e considera un suo punto di riferimento Pino Rauti, uno dei principali registi della strategia della tensione. Sono rimasti quello che erano, sono neofascisti, vogliono costruire uno Stato piramidale dove uno solo comanda. Perché con uno solo al comando, i poteri forti si rivolgono con più facilità a chi approva i progetti».
Quindi il Campo largo è chiamato all'unità. «Il nostro programma politico deve essere la Costituzione perché è al centro del conflitto politico per tutta la storia della Repubblica e, concludo, sarebbe rivoluzionario attuarla» conclude il senatore del Movimento 5 Stelle.
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21 luglio 2026
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