Il respiro delle vette, scienza e suono s’incontrano al Museo Geologico di Predazzo
Corriere della Sera - Cultura

Il respiro delle vette, scienza e suono s’incontrano al Museo Geologico di Predazzo

Martedì 21 luglio 2026
3 visualizzazioni

Dialogo sul paesaggio sonoro della Marmolada tra il ricercatore del Muse Carlo Maiolini e il sound artist Sergio Maggio

Meloni e gli scontri a Bologna: «Grave fomentare l'odio». Lepore: «Due piazze, la mia pacifica». Presidente 118: «Con un medico Fakir si sarebbe salvato»

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Il respiro delle vette, scienza e suono s’incontrano al Museo Geologico di Predazzo

di Sara Santolini

Dialogo sul paesaggio sonoro della Marmolada tra il ricercatore del Muse Carlo Maiolini e il sound artist Sergio Maggio

Scienza e suono. Dialogo tra emozione e conoscenza. Il «respiro della Regina», la voce delle vette, è un’istallazione sonora, ma è anche ricerca scientifica. A «Rocks & Art», la rassegna estiva del Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo, domani  22 luglio alle 17 l’incontro «Marmolada: il respiro della Regina» tra il ricercatore del Muse, Museo delle Scienze di Trento Carlo Maiolini e il sound artist Sergio Maggioni.

I microfoni sulle vette

«L’arte riesce a fare un passo ulteriore rispetto alla scienza - spiega Rosa Tapia, responsabile organizzativa del Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo - perché riesce a trasformare il dato scientifico in un’esperienza capace di emozionare e di arrivare alle persone in modo immediato».
È il filo conduttore dell’incontro, che è collegato alla mostra Marmolada: il respiro della Regina, con l’installazione sonora di Sergio Maggioni al museo di Predazzo, visitabile per un anno. L’opera nasce da un lungo lavoro di ricerca sulla Marmolada: Maggioni ha installato microfoni sulle vette per registrare il paesaggio sonoro della montagna, restituendo una narrazione che va oltre il ghiacciaio e mette in evidenza anche la presenza umana. «Non parliamo di singoli rumori - spiega Tapia - ma di un vero paesaggio sonoro, una sorta di fotografia tridimensionale che restituisce la complessità di un luogo: la presenza delle persone diventa evidente attraverso il suono e questo permette di leggere il cambiamento in modo diverso».

Tra suoni naturali e tracce umane

Per la scienza, quei suoni rappresentano una conferma di fenomeni già documentati dai dati: l’installazione trasforma una settimana di registrazioni del ghiacciaio, raccolte durante l’ondata di calore del 2025, in un’esperienza immersiva. Tra suoni naturali e tracce umane racconta una montagna che cambia: la Marmolada ha perso oltre l’80% della sua superficie e potrebbe scomparire entro il 2040.

Linguaggi complementari

L’appuntamento di domani è un confronto tra due linguaggi complementari: da una parte il percorso creativo dell’artista, dall’altra la riflessione del museo sul ruolo dell’arte nella divulgazione scientifica e nella costruzione di una coscienza collettiva sui cambiamenti ambientali. La rassegna «Rocks & Art» proseguirà il 29 luglio con una serata dedicata alle prime fotografie delle Dolomiti, mentre il primo appuntamento di agosto sarà dedicato al progetto Echos, che raccoglie e studia i paesaggi sonori delle comunità trentine, costruendo un archivio di memorie e identità attraverso i suoni. Il dialogo tra arte e scienza è una delle direttrici strategiche del Muse di Trento. «Per affrontare temi come il cambiamento climatico e l’Antropocene avevamo bisogno di alleati nuovi - osserva il ricercatore Carlo Maiolini - infatti filosofi, musicisti, poeti e artisti sono le figure più adatte per parlare del nostro modo di abitare il pianeta e delle responsabilità che abbiamo nei suoi confronti».

Per il Museo delle Scienze, l’arte non sostituisce la ricerca scientifica, ma la completa in un percorso che ha già ottenuto importanti riconoscimenti: nel 2024 il Ministero della Cultura ha assegnato al Muse il fondo per costituire la prima collezione italiana dedicata all’arte dell’Antropocene in un museo scientifico, mentre nel 2025 il progetto è stato selezionato dall’Unione europea nell’ambito del programma Starts4Water, dedicato al rapporto tra uomo e acqua.

A Palazzo delle Albere a Trento sono già esposti i lavori in corso dei tre artisti in residenza legati a questo progetto, destinati a confluire dal 9 ottobre nella mostra WaterFlow. Umanità, mito, scienza e arte, realizzata con il Mart, museo di arte moderna di Rovereto e Trento. L’esposizione presenterà oltre venticinque opere, intrecciando aspetti scientifici, culturali e simbolici per raccontare il rapporto tra le persone e l’acqua.

Vai a tutte le notizie di Trento

Iscriviti alla newsletter del Corriere del Trentino

21 luglio 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Trento, il video: impugna un tombino e lo usa come ariete per sfondare la porta del bar tabacchi e rubare i Gratta&Vinci

Le immagini dalla telecamera di sicurezza che ha ripreso l'assalto

LA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo