Roberto Bolle scalda l'Arena di Verona: «Da Erik Satie a Boosta, la mia danza unisce il mondo classico e la contemporaneità»
Corriere della Sera - Cultura

Roberto Bolle scalda l'Arena di Verona: «Da Erik Satie a Boosta, la mia danza unisce il mondo classico e la contemporaneità»

Martedì 21 luglio 2026
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L'étoile torna in scena con «Bolle & Friends». Sul palco grandi star, da Nicoletta Manni a Timofej Andrijashenko: «Uno spettacolo che fonde ricerca e grande qualità»

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Roberto Bolle scalda l'Arena di Verona: «Da Erik Satie a Boosta, la mia danza unisce il mondo classico e la contemporaneità»

di Matteo Sorio

L'étoile torna in scena con «Bolle & Friends». Sul palco grandi star, da Nicoletta Manni a Timofej Andrijashenko: «Uno spettacolo che fonde ricerca e grande qualità»

Danzare seguendo le melodie minimali di ErikSatie, eredità del periodo a cavallo tra ‘800 e ‘900, ma anche le ambientazioni monumentali dei Dead Can Dance, tra i simboli della wave che parte dagli anni 80. Roberto Bolle torna all’Arena di Verona, stasera alle 21.30, con «Bolle & Friends» (biglietti da 35 a 265 euro, co-produzione con Artedanza). Classe ‘75, l’étoile della Scala e volto mondiale della danza sarà di scena con star quali Nicoletta Manni, Timofej Andrijashenko, Tatiana Melnik, Sae Eun Park e la debuttante Riho Sakamoto, ma anche António Casalinho, Margarita Fernandes e Baktiyar Adamzhan.

Bolle, una novità dell’edizione 2026 del gala è il suo solo in Narcissus, coreografia studiata con i Momix sotto la musica di «Host of Seraphim», brano dei Dead Can Dance, gruppo dark-wave attivo dagli anni 80: com’è nata l’idea?
«Ho chiamato Moses Pendleton per chiedergli quale poteva essere il punto d’incontro tra il mio mondo classico e quello dei suoi Momix, che uniscono sempre danza e atletismo con effetti visivi molto forti. N’è nato questo assolo che riprende una sua coreografia di anni fa, qualcosa di molto suggestivo. I Dead Can Dance non li conoscevo, in questo brano propongono una musicalità quasi sacra, con una profondità e suggestione di grande spessore».

E poi c’è «Waves», coreografia di Massimiliano Volpini, in cui le musiche sono di Satie ma anche di Boosta, il tastierista dei Subsonica che da tempo suona anche il pianoforte solista: cosa può anticipare?
«Anche lì uniamo mondi diversi cercando una modalità innovativa. Satie è il linguaggio classico, Boosta una sua versione attuale. Un raggio laser simboleggerà la contemporaneità tecnologica, con l’uomo in mezzo a sintetizzare l’umanesimo e una fragilità umana dapprima imprigionata».

Quali sono i momenti di quest’edizione che la incuriosiscono di più sul piano tecnico, Bolle?
«C’è una coppia di giovanissimi interpreti del Wiener Staatsballet, Fernandes e Casalinho, nel passo a due intitolato Diana e Atteone. Loro sono talenti straordinari, capaci di evoluzioni e virtuosismi difficili, un piacere per gli occhi. Si tratta di generazioni che hanno il futuro davanti, che ballano con sicurezza e presenza scenica: mi piace portare al gala dei talenti così freschi, perché penso possa dare loro una motivazione ulteriore per crescere».

In che direzione va il ballo contemporaneo?
«Nei grandi teatri si vedono movimenti sempre più performanti. È cambiata la fisicità dei ballerini: sono atleti a tutti gli effetti, dotati di sempre maggior flessuosità. Questo sviluppo fisico ha fatto sì che i movimenti siano portati sempre più all’estremo…».

E i coreografi di oggi?
«Loro al contempo hanno mezzi e strumenti per andare oltre i limiti precedenti. Si crea così un’unione fra nuove potenzialità del corpo e nuove potenzialità tecnologiche. È tutto molto interessante».

In tale scenario «Bolle & Friends» come si pone?
«È uno spettacolo che continua a cercare la formula dell’alta qualità abbinata alla ricerca, per stupire il pubblico con qualcosa di nuovo, proponendo dei pezzi che nei gala di danza non si vedono».

Tra gli ospiti ritornano Manni e Timofej Andrijashenko, che danzeranno su Tchaikovsky…
«Sono veramente una bella coppia, dentro e fuori la scena. Mi piace condividere l’esperienza di Verona con artisti speciali come loro. L’Arena è un luogo alla cui bellezza e unicità non mi abituo mai».

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