Tra spiagge libere e valli a pagamento
Alcuni sindaci hanno deciso di rendere libere alcune spiagge mentre si discute della tutela di luoghi minacciati dall'overturism e si arriva a introdurre ticket o pass di ingresso
Tra spiagge libere e valli a pagamento
di Ferruccio de Bortoli | 21 luglio 2026Alcuni sindaci hanno deciso di rendere libere alcune spiagge mentre si discute della tutela di luoghi minacciati dall'overturism e si arriva a introdurre ticket o pass di ingresso
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L’estate italiana registra due fenomeni all’apparenza in contraddizione. Da una parte vi sono alcuni sindaci (Spotorno in Liguria, Bacoli in Campania) che hanno deciso, tra le polemiche - e per garantire il diritto di tutti - di rendere libere alcune spiagge. Come spiega Anna Maria Angelone su La Stampa si sta diffondendo una silenziosa “rivoluzione delle spiagge libere”, prevista da alcune normative regionali con dei limiti alle concessioni degli stabilimenti e salutata come positiva, ma con una certa prudenza, dal viceministro il leghista Edoardo Rixi. L’enfasi sul diritto alla libertà degli arenili sembra voler allontanare nel tempo la questione più spinosa dei bandi per il rinnovo delle concessioni balneari
osteggiato a lungo dal centrodestra e, in particolare, dalla Lega.
Dall’altra parte si moltiplicano i casi in cui l’accesso ad alcune valli di particolare pregio ambientale e di grande richiamo turistico è sottoposto al pagamento di ticket o di pass. Succede, per esempio in Lombardia, per la valle di Mello in provincia di Sondrio o per la val Vertova, le cosiddette Maldive bergamasche (ne parla Lucia Landoni su Repubblica). Un modo per tentare di regolare l’afflusso dei visitatori e garantire proventi per ordine e pulizia. Anche in questo caso non sono mancate le discussioni e le proteste. Va bene per Venezia, la Fontana di Trevi e anche per le cascate (altro esempio quelle di Acquafraggia, a Piuro in Val Chiavenna) ma mettere a pagamento l’accesso a una intera valle non è un po’ troppo?
Poi ci sarebbe anche la tassa di soggiorno. A che cosa serve?
L’altro giorno la sindaca di Portovenere, Francesca Sturlese, che ha organizzato una bella rassegna culturale, Altre voci dal mare, sottolineava quanto fosse importante per un comune avere delle entrate per i propri sentieri panoramici in modo da sostenere le spese per la manutenzione e la sicurezza. Le Cinque Terre lo fanno, Portovenere che ambisce ad essere la sesta, non può.
Qual è, alla fine, il giusto compromesso tra libertà d’accesso ed esigenze di conservazione, tutela di luoghi meravigliosi sempre più minacciati dal cosiddetto overtourism? Poi ci sarebbe anche l’educazione civica dei turisti che non viene meno dopo
l’esborso di un biglietto. Qualcuno dopo aver gettato dei rifiuti ed essere stato ripreso si è scusato dicendo che lui aveva pagato. “E dunque?”
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