Intitolazione stadio di Verona, il mecenate Bentegodi o lo scudetto di Bagnoli: la città si divide tra storia e il mito
Corriere della Sera - Cultura

Intitolazione stadio di Verona, il mecenate Bentegodi o lo scudetto di Bagnoli: la città si divide tra storia e il mito

Martedì 21 luglio 2026
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Proposta di intitolare il «tempio» al grande tecnico: consensi e distinguo tra gli appassionati delle vicende gialloblù

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Intitolazione stadio di Verona, il mecenate Bentegodi o lo scudetto di Bagnoli: la città si divide tra storia e il mito

di Matteo Sorio

Proposta di intitolare il «tempio» al grande tecnico: consensi e distinguo tra gli appassionati delle vicende gialloblù

«Ti ricorderà questa tua Verona che tanto amasti…». S’intitolava così un convegno in Gran Guardia, nel cuore di Verona, per il 150° della morte di Marcantonio Bentegodi. Parole che, traslate, s’intonerebbero al lutto odierno, nella città che saluta Osvaldo Bagnoli. L’illustre (e dimenticato) veronese già precursore dello sport, mecenate culturale, filantropo visionario. E l’allenatore dell’immaginifico scudetto ‘85, milanese del quartiere operaio Bovisa, da Verona adottato.

L'emotività del momento

Il funerale di Bagnoli cade a due mesi dall’evento che, il prossimo 24 settembre, vedrà gli atti di quel convegno diventare un libro, presentato alla stessa Società Letteraria cui Bentegodi, nato sotto gli austriaci nel 1818, donò 1.349 volumi prima di morire nel 1873. Una fetta, quella, del suo lascito, quarta parte del patrimonio personale tra fabbricati, terreni, titoli e il denaro «per non dimenticare l’educazione fisica della gioventù veronese». Fra storia, comunità e pallone, Bentegodi e Bagnoli uniscono ma fanno anche riflettere Verona, adesso, nell’ora dello struggimento. Perché tanti condividono il pensiero di Massimo Bubola, artista della grande canzone d’autore, già padre di un inno per l’Hellas, secondo cui «intitolare lo stadio Bentegodi a Bagnoli sarebbe un atto doveroso di gratitudine e riconoscenza, ed anche un ricordo a memento dell’ultima volta che nel calcio italiano Davide ha battuto Golia».
Tanti, sì, ma non tutti. Il professor Mario Allegri, quarant’anni di Letteratura italiana in università, appassionato viscerale del pallone, è convinto che l’idea «nasca soprattutto dall’emotività del momento: Bagnoli andrà ricordato in modo speciale ma non cancellando Bentegodi, l’uomo che ha introdotto lo sport a Verona».

Nessun discendente diretto

Tutto parte da Sergio Guidotti dell’Associazione Ex Calciatori Hellas, che alla scomparsa di Bagnoli ha suggerito: «Intitoliamogli lo stadio». Era venerdì scorso e da allora la proposta ha ispirato una mozione che un partito di centrodestra, Verona Domani, porterà in consiglio comunale. Cioè laddove la maggioranza è del centrosinistra del sindaco Damiano Tommasi, ex calciatore che nel Verona ci è cresciuto e che per Bagnoli avrebbe sognato di giocare. Lui che sullo stadio non si è esposto. A differenza di un papabile candidato alle prossime elezioni comunali, il senatore di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti che, forse dividendo l’area di riferimento, ha così parlato: «Bagnoli merita un tributo ma non la cancellazione della storia». Vero: non c’è niente di più alieno della nota politica in questa giornata, specie di fronte a uno come Bagnoli, che sull’argomento dovette esprimersi giusto una volta, quando precisò di votare socialista come il padre, archiviando così il vecchio aneddoto di Silvio Berlusconi che non lo aveva calcolato per il Milan in quanto «comunista». Ma è anche vero che per la città il tasto premuto da Guidotti è sensibile.
Sebbene di Bentegodi non esistano discendenti diretti, c’è chi si dedica tuttora al recupero storico, come Francesca Tamellini, guida della Commissione per le onoranze nei Pantheon: «Approvo il sentimento popolare di un riconoscimento per Bagnoli — il suo parere — ma non si può cancellare la memoria di un personaggio così importante come Bentegodi». Le fanno eco due figure. Una è Giorgio Pasetto, presidente (seppur dimissionario) di Fondazione Bentegodi, «figlia» dello stesso Bentegodi, circa 2.400 atleti in dodici discipline fra cui il nuovo talento del nuoto azzurro Carlos D’Ambrosio: «Bentegodi ha lasciato gran parte del suo patrimonio alla città… su Bagnoli sono favorevole a qualsiasi iniziativa diversa». L’altra è Silvano Zanetti dell’Associazione consiglieri comunali emeriti: «A Bagnoli dedichiamo una strada, piazza o monumento, ma lo stadio resti a Bentegodi».

Il convegno e Tim Parks

Quel Bentegodi che, come recitava l’annuncio sul convegno del 2023, «in tanti nominano ma non tutti sanno chi era e soprattutto cosa ha fatto». Ad esempio «fondare la società di ginnastica — ricorda Tamellini — che diede il via alla federazione italiana». È anche per questo che lo stadio di Verona si chiama così, fin dal 1910 quando sorse in Piazza Cittadella, in centro, prima di rinascere qualche km a ovest, in Piazzale Olimpia, nel ‘63. Quello stadio dove custodisce cartoline indimenticabili anche Antonio Gioco, figlio del compianto chef umanista Giorgio: «Intitolarlo a Bagnoli sarebbe bello e necessario. Anche i ragazzini di oggi vi si sentirebbero più vicini. La città ha già molti luoghi e realtà dedicate a Bentegodi». Vedi una via nella zona del vecchio stadio, una targa fuori dalla casa di via Leoncino, l’attribuzione dell’allora Istituto agrario provinciale e di una scuola dell’infanzia. 

Un parere esterno? Viene spontaneo chiederlo a Tim Parks, lo scrittore inglese innamorato dell’Hellas. «Bagnoli è un personaggio straordinario, però il nome dello stadio Bentegodi è ormai mitico, oltre ad avere un bel suono. Di più: penso sia talmente impresso nell’immaginario collettivo che molti veronesi continuerebbero comunque a chiamarlo così. Perché è al Bentegodi — dice Parks — che Bagnoli e il suo Verona hanno costruito quello scudetto oggi quasi inimmaginabile».

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