La «nubildonna» Anna Maria Marino e la villa del '600 lasciata in eredità per fare cultura
A Cava de' Tirreni la Fondazione Gagliardi Marino Angeloni, voluta da una docente senza eredi, organizza talk ed eventi. Il presidente Stefano Maria Cotugno: «Le sue idee a favore dei giovani vanno ogni giorno alimentate»
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La «nubildonna» Anna Maria Marino e la villa del '600 lasciata in eredità per fare cultura
di Gabriele BojanoA Cava de' Tirreni la Fondazione Gagliardi Marino Angeloni, voluta da una docente senza eredi, organizza talk ed eventi. Il presidente Stefano Maria Cotugno: «Le sue idee a favore dei giovani vanno ogni giorno alimentate»
In alto, uno degli incontri a Villa Adele di Cava; sotto, i sei componenti della Fondazione con familiari e il direttore artistico Francesco Della Calce
Cosa si prova ad essere «nipoti «acquisiti»? E in quanto tali ereditare un patrimonio di inestimabile valore e bellezza ma ad una sola condizione: che tutti i beni siano destinati alla crescita culturale delle generazioni future della propria città? Potrebbe essere un film e forse in parte già lo è, visto che tra i suoi protagonisti ci sono attori, registi, scrittori, sceneggiatori e persino un critico cinematografico. Di certo l’esistenza di sei professionisti di Cava de’ Tirreni, i fratelli Stefano Maria e Leonardo Cotugno, i fratelli Enrico Maria e Gianpiero Cotugno e i fratelli Carmine e Amalia Sarno, è cambiata radicalmente da quel 20 gennaio 2021 quando a 96 anni Anna Maria Marino, insegnante per 40 anni di matematica e fisica, esalò l’ultimo respiro dando così esecuzione alla sua precisa volontà testamentaria, espressa due anni prima alla presenza del notaio Trotta: lasciare tutti i suoi averi, compresa Villa Adele, antica magione del ‘600, dove ha vissuto fino alla morte, alla Fondazione Gagliardi Marino Angeloni nel cui cda siedono i componenti di tre famiglie cavesi a lei care (Cotugno-Angeloni, Cotugno-Papa e Sarno-Mattiello), indicando due fratelli per ogni famiglia.
«Zia Annamaria, come la chiamavamo noi che ci sentivamo suoi nipoti - inizia a raccontare Enrico Maria Cotugno, presidente della Fondazione - era la prima di tre sorelle che non si erano sposate, figlie di donna Adele Gagliardi, ultima rappresentante del ramo dei Gagliardi a Cava de’ Tirreni, famiglia di antica nobiltà la cui storia si intreccia con quella d’Italia dal 1850 e dalla parte del Borbone di Napoli, e di don Domenico Marino, responsabile della Manifattura dei Tabacchi di Cava negli anni che vanno dal 1920 al dopoguerra. Zia Annamaria ogni fine settimana era ospite a casa nostra, ci veniva a prendere a scuola e ci aiutava nei compiti. Sicuramente volevamo più bene a lei che a tanti zii di sangue». Negli ultimi anni di vita, dopo la morte delle sorelle, la «nubildonna» cavese, fisicamente minuta ma dal cuore grande, era preoccupata per la fine che avrebbe fatto il suo immenso patrimonio materiale e immateriale alla sua morte, non disponendo di eredi diretti. Da qui l’idea della fondazione testamentaria per tutelare e valorizzare i beni di famiglia.
«Abbiamo ereditato - spiega il tesoriere Leonardo Cotugno - Villa Adele che è diventata sede della Fondazione, un immobile risalente al ‘600 su tre piani, di circa 700 mq, ubicato nella frazione San Lorenzo di Cava; i mobili che la arredano; un appezzamento attiguo di terreno e la biblioteca di circa 5000 volumi, alcuni risalenti al ‘700 e ‘800». La parsimonia con cui la professoressa Marino ha condotto la sua esistenza negandosi qualsiasi frivolezza ha fatto sì che mettesse da parte anche un congruo capitale in buoni fruttiferi postali che, una volta riscattati, hanno costituito la base economica necessaria per i primi lavori di ristrutturazione. Altri ne sono seguiti, nell'area parcheggio e nella cantina allestita come showroom per mostre fotografiche, e ne seguiranno. «L’anno scorso abbiamo aperto al territorio come voleva zia Anna Maria - racconta un altro consigliere della Fondazione, Enrico Maria Cotugno - e nel salotto buono, quello che quando erano in vita le sorelle Marino tenevano sempre chiuso, aprendolo solo nelle grandi occasioni, abbiamo ospitato, personalità del mondo della cultura e dello spettacolo come Lorenzo Marone, Mimmo Calopresti, Diego De Silva, Peppe Lanzetta, Giorgio Verdelli, Gino Rivieccio, Miriam Candurro e tanti altri».
A tenere le fila di ogni incontro, con uno stile interlocutorio piacevolmente incalzante, il direttore artistico della Fondazione, il critico cinematografico Francesco Della Calce. Finora in due anni si sono succeduti 32 talk d’autore ad ingresso gratuito. Non pochi in una realtà come Cava orfana da troppo tempo della mediateca Marte e in debito di sale teatrali e cinematografiche. «Il pubblico ha imparato a fidarsi di noi e a percepirci come un appuntamento fisso da seguire, in un contesto familiare», riflette Della Calce. Da lassù zia Anna Maria sarà fiera dei suoi nipoti...
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