Silvia Azzoni e la compagnia di danzatori over 40: «Ispirati dall'instabilità di Venezia, l'acqua di porta e ti rilascia»
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Silvia Azzoni e la compagnia di danzatori over 40: «Ispirati dall'instabilità di Venezia, l'acqua di porta e ti rilascia»

Lunedì 20 luglio 2026
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La prima étoile del Balletto di Amburgo sarà al Festival Internazionale di Danza della Biennale. Con lei il gruppo di ballerini «maturi» di WINNDance

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Silvia Azzoni e la compagnia di danzatori over 40: «Ispirati dall'instabilità di Venezia, l'acqua di porta e ti rilascia»

di Sara D'Ascenzo

La prima étoile del Balletto di Amburgo sarà al Festival Internazionale di Danza della Biennale. Con lei il gruppo di ballerini «maturi» di WINNDance

Silvia Azzoni (a sinistra) con ballerini e coreografi della WINNDance (foto Siegersbusch)

Con la danza, dice, è stato «amore a prima vista». Un amore cominciato quando era piccola e che continua ancora oggi che Silvia Azzoni, torinese, dal 2001 è prima ballerina del Balletto di Amburgo. «La mia routine è la stessa di quando avevo 20 o 25 anni - racconta - mi sveglio e vado a fare gli esercizi che faccio da anni, fondamentali per tenere il corpo in forma, e poi vado alle prove: ogni giorno fino a 5 ore senza le quali non avrei la condizione fisica che ho. Questa rimane per me la mia quotidianità e mi dà sempre gioia: il corpo soffre di più di quando avevo vent’anni, ma se metto da parte i problemi fisici e mi lascio trasportare, riesco ancora a ritrovare il piacere di danzare». Azzoni, 52 anni, torinese, è la dimostrazione vivente dello slogan del ventesimo Festival Internazionale di Danza della Biennale di Venezia in corso a Venezia fino al primo agosto: «Il tempo non esiste». E proprio il tempo e il suo «non esistere» è al centro del progetto con cui Azzoni debutterà alla Biennale il 31 luglio e l’1 agosto insieme alla WINNDance, compagnia di base a Stoccarda, che ha tra le sue fila solo ballerini e ballerine di successo accomunati dall’aver superato i 40 anni. Un intento dichiarato fin dall’acronimo che dà il nome al gruppo: «When If Not Now?»: «Perché non ora?». Il gruppo porta in prima mondiale a Venezia Scirocco, un dittico dedicato alla città che li ospita composto da due pezzi: Death in Venice e Bridge of Sighs.

Azzoni che cosa l’ha attratta in questa idea di danzare con tutte persone che hanno superato i 40 anni?
«Da subito l’ho trovata fantastica. Penso che i ballerini d’esperienza portino qualcosa di diverso rispetto alle compagnie giovani. Quando il mio caro amico Marijn mi ha parlato del progetto da subito ho pensato che sarebbe stato bellissimo».

Ma non avete i classici acciacchi di chi supera gli anta?
«(Ride, ndr). Siamo tutti over 40, è vero. Ci sono delle cose fisiche che non riusciamo più a fare, ma ci concentriamo su piccoli sguardi emozionali, sentimentali. Penso sia magico stare nella sala da ballo senza dover dire o fare molto».

Che cos’è «Scirocco» per lei?
«Come parola uno pensa subito al vento che viene portato dall’Africa, al calore, al l’instabilità. Tutta la serata è ispirata a Morte a Venezia di Thomas Mann e al personaggio di Aschenbach, il vecchio professore che non riusciva a vivere la propria omosessualità apertamente. Aschenbach non si sentiva accettato, era instabile e rappresenta chi soffre per la propria identità. E questa è una coreografia ispirata dall’ossessione dell’identità e dal modo di cercare di vivere questa instabilità emozionalmente. Tutti i pezzi hanno un punto di ispirazione preciso: che cosa crea nella mente di un personaggio questo dissidio?».

E «The bridge of sighs»?
«È il ricordo dell’infanzia e della giovinezza, senza pesantezze, stratificazioni: è la memoria di chi ripensa a quando non era così appesantito dalla vita».

Venezia è stata fonte d’ispirazione?
«Beh, abbiamo provato le coreografie ad Amburgo che è detta la Venezia del Nord... Ci sono tanti canali, tanta acqua come a Venezia. Penso che tra i coreografi qualcuno non la conosca nemmeno, ciononostante credo sia stata la fonte d’ispirazione principale, perché come città sull’acqua è instabile, proprio come Aschenbach. E nella sua instabilità è sempre in cambiamento: quando sei a Venezia senti le acque che si muovono, il mare che ti porta e ti rilascia, penso sia la città perfetta per la première di questo spettacolo, perché ti dà contemporaneamente una sensazione di instabilità e di leggerezza».

Siete consapevoli del messaggio che lanciate con la vostra compagnia?
«Penso sia un momento molto importante per tutti noi. Mi trovo a ballare con ballerini di 65 e 68 anni, ma anche 45, 49. Si percepisce che ogni momento conta e va vissuto profondamente, ogni prova è importante per noi, perché non si sa mai quanto si potrà continuare. Sono attimi preziosi che teniamo nel nostro cuore e che ci permettono di far vedere al mondo e non solo alla danza, che non è vero che passata una certa età le persone non hanno più nulla da dire. Non c’è bisogno di essere ventenni per emozionare».

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