Il Trentino ha il suo Banksy, le sculture di Mago compaiono da un giorno all'altro: «Sono ferite urbane. Non mi interessa la celebrità ma far riflettere i passanti»
La street art in città firmata dallo scultore del legno che ha scelto uno pseudonimo: «Non voglio rivelare la mia identità per non spostare l'attenzione su di me»
Trump con Infantino alla finale. Stringe la mano a Sanchez e poi premia gli spagnoli
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Il Trentino ha il suo Banksy, le sculture di Mago compaiono da un giorno all'altro: «Sono ferite urbane. Non mi interessa la celebrità ma far riflettere i passanti»
di Giacomo CandoniLa street art in città firmata dallo scultore del legno che ha scelto uno pseudonimo: «Non voglio rivelare la mia identità per non spostare l'attenzione su di me»
Da inizio 2024, i ceppi degli alberi abbattuti a Trento sono tornati a prendere vita. Sculture che raffigurano volti sgargianti, animali e figure astratte sono apparse nella notte per curare quelle che l'artefice di queste incursioni definisce «ferite urbane». Ne sono state avvistate un centinaio, molte già sparite nel nulla, portate via dai passanti, e oggi se ne contano una quarantina tra il capoluogo e altre zone della Provincia. Accostato al britannico Banksy, uno dei massimi esponenti della street art che fa dell’anonimato la propria cifra stilistica, anche dell’artista trentino si conosce solo uno pseudonimo: «Mago».
Che cosa l'ha spinta a iniziare a realizzare queste opere?
«La pura osservazione della natura. Oggi, tuttavia, l'essere umano ha perso la capacità di decodificare questo alfabeto universale. Le opere nascono per ricostruire questo linguaggio perduto, per comprenderlo e trasmetterlo. Come un animale che lascia un'impronta, le sculture sono una traccia primordiale del mio passaggio».
Come nascono le sue sculture?
«Il processo creativo nasce tra le cataste di legni locali. La scelta è guidata dall'attrazione per la forma di un singolo tronco. Attraverso lo sguardo, il tatto e l’olfatto si crea un dialogo con il legno da cui prende vita l’opera. La scultura nasce per sottrazione e viene completata con colori acrilici puri e fluorescenti che esasperano il contrasto tra arcaico e contemporaneo».
In che modo sceglie i luoghi delle sue installazioni?
«Il progetto nasce dal trauma visivo dei ceppi d'albero recisi, che considero ferite urbane. Se l'albero possiede un'anima, il legno cessa di essere materia inerte per farsi reliquia viva. La collocazione della scultura sul moncone serve a far rivivere quella reliquia. Sono opere “site-specific”: sono la forma e la posizione del ceppo a determinare la scelta del luogo e a guidare la realizzazione dell’opera».
Che cosa pensa dell’accostamento a Banksy?
«Il paragone con grandi nomi fa piacere, tuttavia il mio obiettivo non è la celebrità, ma avere un impatto sul passante: costringerlo a fermarsi, a rallentare il passo e a riportarlo in contatto con la natura».
Come mai preferisce non rivelare la propria identità?
«Se si conoscesse la mia identità, l'attenzione si sposterebbe dall'opera alla mia biografia. Preferisco che parlino le sculture».
Perché ha scelto il nome d’arte Mago?
«Evoca una figura archetipica capace di rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto. Questo nome è il mio simbolo per un'azione che rifiuta i codici ordinari e si fa tramite tra la dimensione nascosta della natura e lo spazio pubblico visibile».
Quali riflessioni vorrebbe che scaturissero nei cittadini che si imbattono in una di esse?
«Le sculture non impongono un messaggio univoco poiché il loro significato nasce dall’interazione con lo spettatore che le osserva. Il passante sperimenta reazioni polari — curiosità, cura, rifiuto o indignazione — innescando riflessioni che spaziano dall'ecologia alla critica sociale. Chi osserva non è un semplice spettatore, ma il tassello finale del processo».
Come ha vissuto il furto di alcune delle sue opere?
«A differenza della bidimensionalità della pittura, la tridimensionalità della scultura impone un movimento fisico: il passante è indotto a girare intorno all'opera, a esplorarla e a toccarla. Forse questo contatto risveglia un impulso ancestrale da cui scaturisce un bisogno viscerale di possesso. L'appropriazione fisica dell'oggetto non costituisce un furto, ma uno dei possibili modi per completare l’opera».
Quale futuro immagina per le sue sculture?
«L'auspicio finale è l'estinzione delle malattie arboree e la cessazione degli abbattimenti. In questo scenario di rinascita, il mio intervento diventerà superfluo. La vera opera d'arte tornerà a essere l'ossigeno generato spontaneamente dalla natura. Sarà questo elemento vitale e invisibile a farsi fulcro di una nuova armonia, celebrando un legame profondo e indissolubile tra natura, ecosistema urbano e comunità».
Trento, il sottopasso diventa un'opera d'arte ma non piace a tutti: «Fa venire il mal di testa e disorienta le persone»di Valerio Benigni
All’origine dei murales, l’arte di strada dialoga con le pareti cinquecentesche della dimora storicadi Veronica Tuzii
Ecco il 2026 dell’arte: le mostre in Trentino Alto Adige, tra identità, corpo e intelligenza artificialedi Veronica Tuzii
Vai a tutte le notizie di Trento
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Trentino
20 luglio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Trento, il video: impugna un tombino e lo usa come ariete per sfondare la porta del bar tabacchi e rubare i Gratta&Vinci
Le immagini dalla telecamera di sicurezza che ha ripreso l'assalto
LA PRIMA PAGINA DI OGGI