Le tante forme della memoria «oltre» il mito della Vittoria, la nuova mostra al MO.CA
Corriere della Sera - Cultura

Le tante forme della memoria «oltre» il mito della Vittoria, la nuova mostra al MO.CA

Domenica 19 luglio 2026
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Arte e moda si intrecciano in «Shaping memories»

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Le tante forme della memoria «oltre» il mito della Vittoria, la nuova mostra al MO.CA

di Pietro Keller Cassetti

Arte e moda si intrecciano in «Shaping memories»

«Shaping»: dar forma, plasmare. E cosa vi è di più modellabile e plastico della memoria? Tanto che bisognerebbe parlarne sempre al plurale: memorie, ovvero infiniti frammenti di inconscio, rigidi come una lastra, flessibili come un tessuto, «scolpiti dal velo del tempo e dalla consapevolezza del suo scorrere». «Shaping memories»: in questo caso significa seguire la conformazione di un abito, il chitone indossato dalla Vittoria Alata – ma si può dire soltanto indossato? È un tutt’uno con la statua, è in un certo senso la statua stessa, vuota all’interno e fatta della sua apparenza – le cui pieghe sono anche quelle della storia e del simbolo. «Il chitone è insieme la forma della statua e il gesto degli artisti, che rileggono il passato a partire dal presente. E’ la reinterpretazione in prospettiva contemporanea di un’icona», spiega Ilaria Bignotti, una delle curatrici della mostra. «Shaping memories.

Arte e moda oltre la Vittoria alata» è stata inaugurata venerdì negli spazi del MO.CA Centro per le nuove culture: nata da un progetto di Silvia Casagrande e curata anche da Ilaria Bignotti e Camilla Remondina, è uno degli appuntamenti centrali di questa Festa della Vittoria, in programma fino a lunedì 20 luglio nei principali luoghi di cultura della città. Resterà visitabile – dal mercoledì alla domenica, dalle 15 alle 19 – fino al 6 settembre.

«Quell’ oltre la Vittoria non deve far dimenticare l’attenzione storico-artistica della mostra», dice Bignotti. «Shaping memories riprende le fila dell’esposizione del 2011, quella che impiegò trentuno abiti di Roberto Capucci. Questa volta però gli artisti sono molti di più e provengono da un contesto internazionale». Come è tipico delle esposizioni al MOCA, il linguaggio adottato è multidisciplinare: accanto alla ricerca pittorica e materica c’è anche tanta moda e sperimentazione. Si parte dalla tela di Paolo Scheggi, allievo di Lucio Fontana, poi altri artisti importanti come Vanessa Beecroft, Hermann Bergamelli, Paolo Gonzato. Quindi tocca ai fashion designers: alcuni provengono da Brescia – Silvia Inselvini, altri dalla Francia, come Pierre Cardin, altri addirittura dal Giappone (Yohji Yamamoto). Infine, c’è spazio per i giovani artisti di «Vittoria 200 – Forever young», l’open call bandita dal Comune dedicata alla realizzazione di opere visive (pittura, scultura, design, anche installazioni multimediali) volte a dimostrare l’attualità della Vittoria Alata. «Rappresentano quattro diverse direzioni della ricerca delle nuove generazioni: la sperimentazione pittorica, il disegno come linguaggio autonomo, l’utilizzo di materiali insoliti e il ready made concettuale, la scultura intesa come gesto plastico spaziale».

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19 luglio 2026

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