Colli Euganei, l'arte salva la natura: nasce una mostra diffusa con opere immerse nel verde
«Teolo Arte Natura», l'itinerario espositivo. Un appello in difesa del territorio, la lentezza come esperienza estetica
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Colli Euganei, l'arte salva la natura: nasce una mostra diffusa con opere immerse nel verde
di Barbara Codogno«Teolo Arte Natura», l'itinerario espositivo. Un appello in difesa del territorio, la lentezza come esperienza estetica
«Quando si tratta di un paesaggio, io amo quei quadri che mi fanno venir voglia di entrarci dentro per andarci a spasso» La citazione da Renoir ben introduce l’intento di «Teolo Arte Natura»: il nuovo percorso permanente di arte ambientale da poco inaugurato nei Colli Euganei. Non si tratta soltanto di ammirare le opere di arte ambientale che punteggiano il territorio ma di entrare davvero nel paesaggio e lasciare che il bosco, i sentieri, la geologia e perfino il ritmo del cammino diventino parte dell’esperienza estetica. «Teolo Arte Natura» è una mostra diffusa immersa nel verde, un itinerario espositivo in cui la natura non si limita a fare da sfondo e l’arte accetta la sfida di misurarsi con il luogo. Tra Teolo Alto, il Museo di Arte Contemporanea Dino Formaggio e il Passo delle Fiorine, prende così forma un circuito che riunisce sette opere site specific di artisti e collettivi italiani e internazionali, accanto a un’opera corale realizzata dagli alunni della scuola primaria Villa nel Bosco di San Biagio.
Restituire dignità al paesaggio grazie all'arte
Promosso dal Comune di Teolo con il sostegno della Fondazione Cariparo nell’ambito del bando «Luoghi (non) Comuni», il progetto si misura con una questione importante: l’arte può salvare la natura? Viviamo in tempi in cui il paesaggio rischia troppo spesso di essere depauperato. Così anche la natura, ormai trasformata in immagine. L’idea vincente allora è restituirle dignità, cura e rispetto attraverso l’arte. La curatela artistica, affidata a Caterina Benvegnu’ e Stefania Schiavon della Cooperativa Spazi Padovani, insieme all’ideazione e al coordinamento generale di Marco Segato, sembra muoversi esattamente in questa direzione. A dare consistenza al progetto la qualità degli artisti coinvolti e il modo in cui ogni intervento prova a misurarsi con il carattere dei luoghi. Inoghi Studio, collettivo formato da Sofia Rampon e Leonardo Elia Tommasin, con Kairos traduce nello spazio la costellazione di Perseo attraverso un’installazione luminosa che chiama il visitatore a entrare dentro la composizione. Rob Van den Berg, artista olandese che da tempo lavora sul rapporto tra materia, memoria e territorio, presenta Isole Unite, riportando simbolicamente ai Colli Euganei due antichi masegni in trachite veneziana e ricostruendo, attraverso questo gesto, un legame geologico e storico tra collina e laguna. Mauro Diciocia, attivo nell’ambito della sound art, con Sonocolo fa del cammino un esercizio di ascolto, mentre il collettivo Ground Action firma Labirinto dei destini incrociati, intervento partecipativo che trasforma la manutenzione del bosco in gesto artistico e collettivo.
L'opera collettiva degli alunni della primaria
Le altre opere confermano questa volontà di sottrarsi all’episodico. Arianna Pace, con Ricoprire d’erba il corpo, lavora sul rapporto tra memoria geologica, biodiversità e metamorfosi della materia, affidando all’opera anche la possibilità di essere progressivamente colonizzata dalla natura. Aurora Destro e Ida Harm sono le autrici di Aquae, dedicata all’acqua come bene comune. Ambra Grassi, con Io sono, sviluppa invece un percorso che dialoga con la tradizione eremitica dei Colli Euganei, facendo affiorare nel paesaggio una dimensione più interiore e simbolica. A chiudere - e insieme ad aprire a un’altra idea di comunità - c’è Villaggio di passaggio, l’opera collettiva realizzata dagli alunni della classe quarta della scuola primaria Villa nel Bosco di San Biagio insieme alle insegnanti, pensata come luogo di accoglienza per la piccola fauna del bosco. Un intervento che riporta il progetto alla sua dimensione più concreta, quella della partecipazione e della responsabilità condivisa.
Il progetto di Teolo compie una scelta controcorrente: chiede lentezza, disponibilità, ascolto. Accanto alla dimensione artistica, va poi considerata quella civica e territoriale. È qui che il progetto acquista un significato più ampio: nella capacità di fare dell’arte uno strumento di relazione tra persone, luoghi e memoria.
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