«Robin Hood», la delibera che autorizza l'uso di arco e frecce contro i cinghiali
«Il mio amico Mario Tozzi dice tutto: "Un cacciatore tutela l'ambiente allo stesso modo in cui Erode potrebbe tutelare gli asili nido"»
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«Robin Hood», la delibera che autorizza l'uso di arco e frecce contro i cinghiali
di Diego De Silva«Il mio amico Mario Tozzi dice tutto: "Un cacciatore tutela l'ambiente allo stesso modo in cui Erode potrebbe tutelare gli asili nido"»
Il Senato ha approvato il DDL in tema di caccia, finalizzato – si legge – a ridefinire «il delicato equilibrio» tra protezione della natura e attività umane, introducendo una «maggiore flessibilità nell’esercizio venatorio». E come ci si propone di raggiungere questo nobile obiettivo? Sentite un po’: estendendo la caccia ai nuovi territori, assoggettando i demani forestali alla programmazione venatoria regionale e infilandoci dentro anche il demanio marittimo. Un po’ come combattere l’abuso edilizio autorizzando condoni a gogò. Di più: i proprietari terrieri non potranno più vietare l’accesso ai cacciatori per motivi etici (cioè: neanche in casa tua puoi impedire a un Rambo dei poveri di sconfinare per massacrare una povera bestia). E potremmo continuare con questo scialo di sparatorie in libertà, come se non solo la lobby dei cacciatori non avesse fruito abbastanza di normative più che favorevoli, ma andasse addirittura risarcita delle poche restrizioni che ne limitavano il diletto.
Ma la chicca delle chicche è la cosiddetta delibera «Robin Hood», con cui la provincia di Trento autorizza la caccia al cinghiale con arco e frecce. Roba che uno se li immagina, i nostalgici dei Sioux dei western di Gary Cooper, che fin da bambini ululavano nei boschi litigando fra loro su chi dovesse essere Toro Seduto e chi Cavallo Pazzo, che acquistano su Ebay i gilè di cervo o le camicie con le frange, si fanno l’extension per poi convertirlo in trecce, scippano una penna bianca dalla gallina del vicino, se la schiaffano con l’Attak sulla chierica, impugnano l’arco, indossano la faretra, salutano la moglie sulla porta che li guarda dicendogli: «Ma dove vai, disgraziato?», e vanno per boschi alla ricerca di ungulati, sperando di far ritorno con una vittima pelosa in spalla in modalità Obelix. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da indignarsi per la violenza di questa modalità di caccia e le sofferenze che provoca agli animali che avranno la sciagura d’imbattersi in uno di questi esagitati.
«L’uso dell’arco — ha dichiarato in un’intervista il responsabile della tutela della fauna selvatica dell’Oipa (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) — provocherebbe dolore e ferite, che renderebbero il cinghiale pericoloso. L’arma da fuoco, al contrario, dovrebbe attraversare la pelle dura dell’animale per abbatterlo sul colpo».
Posizione che, lungi dal fare l’elogio del fucile, propone quantomeno una riflessione su altre modalità di contenimento dei cinghiali. Ma ho piacere di citare una perfetta antifrasi del mio amico Mario Tozzi, che dice tutto: «Un cacciatore tutela l’ambiente allo stesso modo in cui Erode potrebbe tutelare gli asili nido». E non ci sarebbe davvero altro da aggiungere.
A sabato prossimo.
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18 luglio 2026
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