Le mosse di Conte per avere la leadership E si smarca dagli alleati sul prossimo Quirinale
Punta sulle primarie, i paletti nella trattativa con il Pd
Le mosse di Conte per avere la leadership E si smarca dagli alleati sul prossimo Quirinale
di Francesco Verderami | 17 luglio 2026Punta sulle primarie, i paletti nella trattativa con il Pd
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Giuseppe Conte va veloce. A Napoli, al comizio dei leader del Campo largo, aveva spiazzato Elly Schlein aprendo di fatto la campagna per le primarie del centrosinistra. E dopo il botto sulla Russia, ieri ha fatto partire il secondo. Sul Quirinale. Per dirla con Matteo Renzi, «è ora di comprare i pop corn».
La legge elettorale non è ancora stata approvata, ma il capo del Movimento Cinquestelle è già in modalità premiership. La sua strategia è chiara: smarcarsi dagli alleati, prenderne le distanze, invadere con scorribande i territori altrui per accaparrarsi i loro consensi, agire senza i freni e senza i limiti politici a cui sono condannati gli antagonisti di Pd e Avs che devono rispondere ai rispettivi partiti. E pare sia stato un caso se l’altro ieri Dario Franceschini lo ha incrociato alla Camera, ma la coincidenza è stata davvero propizia per l’ex ministro della Cultura che avrà certo intuito le intenzioni di Conte.
Di qui in avanti «Giuseppi», pur di tornare a palazzo Chigi, darà vita a un continuo gioco pirotecnico. E infatti dopo il primo fuoco d’artificio, ieri ha lanciato il secondo. Su un tema se possibile ancor più sensibile: la futura corsa al Colle. «Non dico che il prossimo capo dello Stato debba essere di sinistra e che non sarebbe legittimo un nome di ispirazione conservatrice». Bum. Non si fanno più comizi unitari per mettergli la sordina? Conte si prende lo stesso il centro della piazza (politica). Le poche e come al solito contorte parole, dettate al Fatto, sono precipitate sui Palazzi delle istituzioni e sulla sede del Pd.
Già non c’è uno straccio di accordo sul programma, ora il leader di M5S mette nel calderone anche il Quirinale. Che d’altronde sarà il punto più importante dell’intesa. Più della politica di Difesa, per esempio, dove il testimonial dei pacifinti avvisa che «non potremo comportarci come la destra e quindi non dovremo prendere i fondi Safe». Giusto l’esatto contrario di ciò che sostiene il suo ex ministro Lorenzo Guerini: «Dovremo prendere i fondi Safe». Conte è irrefrenabile. Non vede rivali. Anche perché, raccontano, sarebbe stato rassicurato da Alessandro Di Battista. «Lui non farà la lista», ha confidato: «Non farà mai il Vannacci da sinistra».
Nonostante si muova come un caterpillar, nel Pd tendenza Schlein si ostenta serenità. Al Nazareno sono convinti che Conte «alla fine lascerà la candidatura ad Elly». «Anche Stefano Bonaccini ci diceva che alla fine Schlein si sarebbe ritirata dalla corsa per la segreteria», ricorda un parlamentare dem che mastica politica da decenni. In ogni caso, probabilmente confidando nel passo indietro dell’ex premier, tutto è fermo. Nel senso che nel centrosinistra non solo non ci sono bozze di programma comune, non c'è nemmeno una bozza delle regole per le primarie. Ora delle due l'una, o Conte davvero si ritira o sta mettendo in trappola il Pd: perché più si arriverà in prossimità dell’evento, più alzerà il prezzo nella trattativa.
All’opzione di un «disarmo bilanciato» tra Elly e Giuseppe, infatti, credono in pochissimi. Di sicuro non Franceschini, che lo spiegò ai compagni di partito: «Nessuno dei due vorrà farsi da parte». Infatti l’ipotesi del «terzo uomo» è stata già affossata. Da Renzi, che ha dato il due di picche al predestinato: il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Renzi l’ha fatto per conto di Schlein, con la quale aveva un’intesa per smontare il centrino dalemiano affidato ad Alessandro Onorato. Missione riuscita. Il Rottamatore ha messo la sua manina nella norma della nuova legge elettorale che assegna di fatto ad Iv l’esclusiva per costruire una lista dei «riformisti» alle prossime Politiche.
Così si torna alla sfida tra Schlein e Conte. Il punto è che — secondo una fonte accreditata — «mezzo Pd» sarebbe in allarme, perché i sondaggi vedrebbero regolarmente la loro segretaria «sotto Giorgia Meloni» e dunque vorrebbero puntare sull’ex premier «per non perdere il Quirinale oltre palazzo Chigi». Quei dati li conosce anche Conte, che — dicono — non potrebbe rompere la coalizione, «altrimenti lo andrebbero a prendere con i forconi». Ma lui del centrosinistra vuole essere la guida .
Meglio del Trono di Spade e siamo solo alle prime puntate. Perciò Renzi consiglia di «munirsi di pop corn».
17 luglio 2026, 23:17 - modifica il 17 luglio 2026 | 23:31
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ultimi pubblicatiIl governo alla sfida sulla sicurezza: i dati per rispondere (a sinistra e a destra)
Sabato 11 luglio 2026Vannacci «bussa» alle ambasciate: l'attesa di una risposta da Israele
Venerdì 3 luglio 2026I contatti tra i leader Ue e il sospetto di un piano della Casa Bianca per picconare l’Europa
Sabato 20 giugno 2026
Come affrontare il cambiamento demografico con fiducia
Venerdì 17 luglio 2026 di Goffredo BucciniPutin e il ventre molle europeo
Venerdì 17 luglio 2026 di Angelo PanebiancoSe finiamo in balìa degli estremismi
Venerdì 17 luglio 2026 di Paolo LepriMassacri in Sudan, «ecco le prove»
Venerdì 17 luglio 2026 di Paolo Di StefanoIl taccuino nei mondiali tecnologici
Venerdì 17 luglio 2026 di Francesco VerderamiI rischi e i costi per il Paese
Giovedì 16 luglio 2026 LEGGI TUTTILa politica, dietro le quinte: i protagonisti e le loro mosse analizzati ogni settimana nella rubrica di Francesco Verderami
Settegiorni di Francesco Verderami giorno per giorno: