L'Iliade, il furore che distrugge
Il poema ci ricorda che sia la spada sia la parola possono produrre profonde ferite. Il libro «Lettere a un nipote sull'Iliade» (Marsilio) di Maria Grazia Ciani, grande traduttrice di Omero.
Sabato 18 luglio 2026
L'Iliade, il furore che distrugge
Il poema ci ricorda che sia la spada sia la parola possono produrre profonde ferite. Il libro «Lettere a un nipote sull'Iliade» (Marsilio) di Maria Grazia Ciani, grande traduttrice di Omero.
di Elisabetta MoroCi sono libri belli e libri che ti folgorano. Lettere a un nipote sull’Iliade (Marsilio, pp. 112, 12 euro) appartiene alla seconda categoria. L’autrice è Maria Grazia Ciani, grande traduttrice di Omero, che con queste cento pagine incandescenti ricalca le orme di altri studiosi come l’antropologo del mondo antico Jean-Pierre Vernant e lo storico dell’arte Ernst Gombrich, che hanno dedicato ai figli dei loro figli la sintesi delle conoscenze di una vita.Il risultato affascinante è un racconto di un’essenzialità cristallina. Non una semplificazione ma una rivelazione.
Così il lettore va dritto al cuore dell’Iliade,scopre le mentalità del Mediterraneo antico, il significato della morte e la forza dell’eros, le ragioni degli dèi e le illusioni degli uomini. Un messaggio universale estratto dagli episodi principali. L’amicizia viscerale tra Achille e Patroclo, la morte di Ettore, il trucco del cavallo inventato da Odisseo, il re Priamo che reclama il cadavere del figlio per piangere il destino di un popolo, la devastazione provocata dalla luminosa bellezza dell’incolpevole Elena, il debutto nella storia di Enea il sopravvissuto che fonderà Roma. Il tutto sullo scenario maestoso di uno scontro epico fra Occidente e Oriente, la povera Grecia che sfida la ricchissima Troia. Anche allora era in gioco uno stretto, quello dei Dardanelli. Come adesso quello di Hormuz.
La forza dei classici è la loro virtualità profetica, come rivela sibillinamente il sottotitolo: La pace, la guerra e il futuro degli antichi. In questo senso gli scontri sanguinari sotto le mura di Ilio, sono realtà, sono mito, sono leggenda e svelano l’istinto di morte dei guerrieri di ogni tempo.Vale a dire l’effetto distruttivo del furore, la menis. La prima parola in assoluto del poema omerico. Non a caso l’ira di Achille è diventata proverbiale. Perché è incontenibile, tremenda, al punto da diventare paradigma dell’insensatezza. Poiché, come dice Omero, di tutto ci si sazia tranne che della guerra. E nonostante il cavallo Xanto, dotato di parola, ricordi ad Achille che la sua biga potrà correre come il vento ma alla fine di quel folle volo ci sarà comunque la morte ad attenderlo, l’eroe greco insegue la gloria immortale. Lo fa con i duelli ma anche con i discorsi, con la spada e con la parola. «Entrambe possono produrre profonde ferite e inattesi trionfi». È questa l’intramontabile lezione dei Greci. È questa la ragione per cui Ciani riesce a fare amare quel labirinto di luci e ombre che è l’Iliade.
Nell'immagine: «Combattimento di Minerva contro Marte» (1771) , Jacques-Louis David, Louvre, Parigi.
«La Lettura» ha visto l'Odissea portata al cinema da Christopher Nolan con i classicisti Nicola Gardini e Silvia Romani: la conversazione a cura di Cecilia Bressanelli, è nel nuovo numero, in edicola solo domani, Il dialogo è parte di un focus di otto pagine sull'avventura.
17 luglio 2026 ( modifica il 17 luglio 2026 | 21:47)
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